MONTAGNA, CORMIO-MARMO E LA FUSIONE: «DOBBIAMO STARE VICINI VICINI»

Luca Marmo e Silvia Cormio
Luca Marmo e Silvia Cormio

SAN MARCELLO-MONTAGNA. Questo Comunone sa da fare, oggi e per sempre. In una sorta di Promessi Sposi al contrario, dove Lucia non ne vuol sapere di Renzo, mentre don Rodrigo fa di tutto e di più per farla maritare contro la sua volontà aiutato da bravi e curati compiacenti, così è la vicenda della fusione a freddo dei quattro Comuni Montani, con Cutigliano-Abetone nei panni di Lucia e San Marcello-Piteglio nei panni di Renzo, attorniati anch’essi dalle celeberrime figure di manzoniana memoria che si ostinano a perseguire un progetto contrario al loro volere.

Abetone e Cutigliano non essendo però di questo avviso stanno intraprendendo, con la fusione a due, un percorso diverso, alla cui base c’è, così sembra, proprio quel reciproco consenso mancante nella proposta a quattro.

La vicenda stamani mattina (26 ottobre) si è arricchita di un nuovo capitolo con la convocazione di una conferenza stampa nella sala consiliare del Comune di San Marcello, indetta dallo stesso Sindaco Silvia Maria Cormio e da quello di Piteglio Luca Marmo.

In séguito alla presa di posizione di Abetone e Cutigliano, spiegano i due sindaci, circa la volontà espressa dai Comuni di Abetone-Cutigliano di procedere con un referendum alla loro fusione, hanno preso atto di un quadro istituzionale profondamente cambiato, dove le vicende di questi giorni hanno fatto esplodere nell’Unione dei Comuni due visioni diametralmente opposte.

Unione dei Comuni vista in maniera propedeutica per la soluzione finale rappresentata dalla fusione dei quatto comuni. Tuttavia, è stato affermato, sarà presa in seria considerazione anche l’ipotesi di fusione a due tra San Marcello e Piteglio. L’ipotesi è però vista come un ripiego.

Cormio e Marmo sono quindi intenzionati a portare avanti l’ipotesi di fusione a quattro nonostante gli altri amministratori non abbiano contemplato tale opzione. Con tappe forzate e anticipando sui tempi gli artefici della “strappo dell’Appennino”, Danti e Braccesi, riuniranno i rispettivi consigli comunali per votare un documento congiunto dove verrà proposta alla Regione Toscana un’ipotesi di fusione a quattro. Nel prossimo fine settimana si riuniranno invece gli altri due Consigli Comunali di Abetone e Cutigliano con all’ordine del giorno una proposta di legge alla Giunta Regionale volta alla fusione dei soli Comuni di Abetone e Cutigliano.

Nel frattempo i consiglieri regionali votati alla causa del Comunone – Venturi, Morelli, Vianna e new entry di quest’anno Benedetti (vedi) –, stanno predisponendo una legge regionale di fusione per i quatto Comuni, con 200 firme raccolte dal Comitato per la fusione.

Alla luce di quanto emerso in conferenza stampa e tenendo conto delle intenzioni dei consiglieri regionali proponenti la nuova proposta di legge di fusione a quattro, è utile rileggere le osservazioni del Consigliere Marco Manneschi dell’11 giugno 2013: «Ci sembra opportuno che, anche in base alla Costituzione, per le proposte di fusione presentate dai consiglieri regionali, sia necessario acquisire il parere non solo dei sindaci, ma dei consigli comunali interessati».

Lunedì si aprirà una settimana intensa che vedrà gli amministratori della montagna impegnati a vario titolo a discutere e deliberare sulle ipotesi di fusione: lunedì 27 si riunirà il Consiglio Comunale di San Marcello e la Giunta dell’Unione dei Comuni; poi, mercoledì 29 sarà Piteglio a riunirsi in Consiglio, mentre in concomitanza si terrà a Boscolungo nel Comune di Abetone, l’assemblea pubblica tra i Comuni di Abetone e Cutigliano; giovedì 30 si riunirà il Consiglio Comunale di Cutigliano e infine il 31 quello di Abetone.

Sarà quindi fondamentale scoprire cosa verrà discusso e presentato soprattutto ai consigli di Abetone e Cutigliano. Nel caso abbiano il sopravvento le Sirene o i don Rodrigo di turno, sarà semplice per i soliti manovratori arrivare all’indizione di un referendum, da tenersi in concomitanza con le regionali, in cui saranno presentatati agli abitanti della montagna vari quesiti referendari. E lo strappo dell’Appennino sarà così ricucito.

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