montagna da leggere. “VETTURINO, ANDIAMO A GAVINANA”

Una vivida descrizione di metà ‘800 scritta da Teresa Ravaschieri, benefattrice e letterata napoletana, in visita ai luoghi che videro il capitano fiorentino Francesco Ferrucci scontrarsi nel 1530 con l’esercito di Carlo V comandato dal Principe d’Orange

“Vedete, fra quei castagni in scoscesa, avvenne il primo scontro tra il Ferrucci e il Principe d’Oranges”

GAVINANA. Teresa Ravaschieri (Napoli, 5 gennaio 1826 – Napoli, 10 settembre 1903), benefattrice e letterata napoletana, frequentò nella seconda metà dell’800 assiduamente la Montagna pistoiese soggiornando sovente all’Abetone.

Incantata dalla bella natura, dagli ameni luoghi e dai poveri ma sereni abitanti, li descrive con trasporto e vorrebbe che tutti salissero su quei monti e vi si ritemprassero e ne godessero, come ne ha goduto e vi si è ritemprata lei.

In un suo scritto intitolato L’Abetone pistoiese, descrive la visita fatta a Gavinana rievocando le gesta del Ferrucci nella battaglia del 1530 qui combattuta per la libertà della Repubblica di Firenze.

Via facendo, si scorge a mano destra, sul fianco del monte Crocicchio, fra le scaturigini di parecchi «rivi correnti di fontane vive», un paesello che ha in alto poche mura di un’antica fortezza, e ai piedi una selva di bellissimi castagni. È Gavinana. Oh! quante memorie desta nell’animo quel nome. – Vetturino, andiamo a Gavinana – è fuor di strada, ma non importa. Come si fa a vedersi davanti la fontana delle Gorghe1, la selva della Vergine, e passar oltre? Vedete, fra quei castagni in scoscesa, avvenne il primo scontro tra il Ferrucci e il Principe d’Oranges. Quivi i due capitani pugnarono corpo a corpo; poi, sopraggiunta la schiera del prode Italiano, del nostro eroe, al grido di Selva reggi! (perché il pendio della selva tratteneva l’impeto de’ soldati) fu sconfitto il nemico e ferito mortalmente il Principe.

Si ascende commossi la selva che rammenta una bella vittoria, e si giunge, ohimè! per la porta Papinia2 lassù nel paese sotto al Castello, appunto nel luogo dove contro il Ferrucci fu rinnovata la fiera battaglia, prima dalle bande di Maramaldo e poi dalle orde tedesche e spagnuole, le quali trattenutesi alla Torre Armata3, che è tra Gavinana e Maresca, irruppero d’improvviso sui nostri.

Quivi Ferrucci, grondante sangue per le molte ferite che gli scemarono le forze non il coraggio, slanciandosi solo contro le schiere dei Lanzi, rispose all’Orsini4 che gli consigliava la resa, quel no! ripetuto, come un urlo feroce a distanze lunghissime dall’eco delle valli. Incontro alla immutata chiusa a piè della scala esterna del palazzo che un dì fu dei Batistini (oggi empiamente demolita)5, è fede che cadesse ucciso dalle traditrici mani di Maramaldo, lo strenuo difensore della Repubblica Fiorentina. Nell’estrema sua agonia la tradizione storica vuole che tirato a sé un lembo di bandiera tolta al nemico, se ne coprisse il trafitto corpo come di un funebre e glorioso lenzuolo.

Pochi anni or sono, scoprendo le fondamenta dell’antica chiesa per assicurarle, furono ritrovate alcune ossa ed un’armatura. Credutosi fossero quelle del gran capitano esse vennero con amorosa pietà tumulate lì dove si murava il pilastro dell’antico peristilio. Nel 1840, Massimo d’Azeglio vi pose una lapide di marmo dove si legge:

QUI
COMBATTENDO PER LA PATRIA MORÌ
FRANCESCO FERRUCCIO
IL DÌ 5 DI AGOSTO 1530
M. D. A.

Quanta eloquenza di nobilissimo dolore, quante memorie di glorie Italiane, in quella semplicissima epigrafe!6

1 “Gorghe” così riportato nel testo è probabilmente un refuso di stampa o dell’autrice, la fontana cui si riferisce posta all’entrate del paese provenendo da San Marcello, anche in testi coevi, è sempre nominata fontana di Gorghi

Porta di entrata al paese non più esistente

3 Anche in questo caso si tratta di refuso. Il luogo è infatti conosciuto ancor oggi non come Torre Armata, non vi sono infatti torri, ma come Forra Armata essendo un piccolo corso d’acqua in cui sostarono i lanzichenecchi in attesa di entrare in battaglia

Giampaolo Anguillara, conosciuto come Giampaolo Orsini o Giampaolo da Ceri, nacque nei primi anni del secolo XVI da Lucrezia Orsini e da Lorenzo, del ramo di Ceri (Cerveteri) della famiglia Anguillara. Fu uno dei più famosi capitani del suo tempo. Comandava la retroguardia delle truppe del Ferrucci

5 Il palazzo cui si riferisce è l’attuale sede del Museo dedicato a Francesco Ferrucci. La scalinata d’ingresso è stata ricostruita nel 1930 quando l’edificio fu adibito a museo

6 La lapide è ancor oggi visibile nella posizione originaria collocata dal D’Azeglio sulla parete esterna, lato piazza, della Pieve di Santa Maria Assunta

Marco Ferrari
[
marcoferrari@linealibera.info]

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