musica. DAMIEN RICE METTE A NANNA IL PISTOIA BLUES

Dialoga col pubblico, composto da numerosi anglosassoni, alterna inglese e italiano: ha vissuto, per brevi periodi, nel Belpaese, è bendisposto...
Piazza del Duomo per Damien Rice 2016
Piazza del Duomo per Damien Rice

PISTOIA. Un uomo, un po’ folletto un po’ poeta (probabilmente folle, come ogni poeta vero), con la chitarra. Solo, sul palco. Una voce ricca di modulazioni, per cantare, per raccontarsi.

È calato il sipario sul “Pistoia Blues” con il concerto (esibizione, narrazione, gorgheggio?) del figlio d’Irlanda Damien Rice, il menestrello che visse tre volte (per ora).

Una chiusura particolare, intimista e sperimentale, di una manifestazione ancora una volta – polemiche comprese – da applausi, considerati qualità e numeri. Un arrivederci con un artista che pare aver ritrovato il gusto di suonare e cantare per se stesso e quindi, in modo migliore, per gli altri.

Damien Rice
Damien Rice

Damien dialoga col pubblico, composto da numerosi anglosassoni, alterna inglese e italiano (ha vissuto, per brevi periodi, nel Belpaese), è bendisposto, non s’incaz… per alcuni sciocchini che, nei pressi di Piazza del Duomo, lo disturbano proprio sul più bello, fa battute, dimostra di essere intelligente e sensibile, in una parola completo.

È uno spettacolo, il suo, da seguire attentamente, per i virtuosismi e le carezze in note, per il saper cambiare più volte registro senza snaturarsi, restando lui, solo lui.

È in vena, sfiora e sferza la chitarra con quelle dita che farebbero impazzire signore e signorine, chiede la complicità degli astanti, da cui persino riceve e beve, di gusto, una birra (fresca, immaginiamo).

Damien Rice sul palco del Pistoia Blues
Damien Rice sul palco del Pistoia Blues

La gente, i presenti lo conoscono e lo rispettano, nelle pause come nei momenti di alta vibrazione; ne cantano le strofe, quasi a mo’ di ninna nanna, di dolci melodie.

Parrebbe aprirsi, non aver segreti e invece sì. Quando i fan si fanno sotto, avvicinandosi al maestoso palco, si capisce che la verve è frutto d’abilità e di un tavolino piccolo, ma portentoso, capace di contenere tante bottiglie, fra vini e liquori.

Allora non è vero che di sola acqua si vive: con moderazione, si può bagnare la gola con un pregiato vinello e colorare il mondo con un arcobaleno di note (almeno da Pistoia city a Dublino, passando per la Luna e le stelle).

Good night, Damien.

[Gianluca Barni]

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