NELLO, L’UOMO CHE FECE LA STORIA INDUSTRIALE DI QUARRATA

Quarrata. La Piazza Risorgimento di Nello Lenzi
Quarrata. La Piazza Risorgimento dei tempi di Nello Lenzi

QUARRATA. Ci sono alunni del territorio che nel segnalare un nominativo locale a cui intitolare una delle sei scuole dell’istituto comprensivo Bonaccorso da Montemagno ancora prive di un nome (nell’ambito del progetto Pof 2013-2014 “Bonaccorso e gli altri” di cui si sarebbero dovuti conoscere i risultati finali già a fine maggio) hanno indicato Nello Lenzi.

La proposta è stata fatta nell’anno scolastico da poco concluso dalla classe 2 B. Nelle motivazioni gli alunni – che evidentemente hanno raccolto testimonianze da parte dei genitori o dei nonni ed hanno effettuato apposite ricerche in biblioteca – propongono il nome di Nello Lenzi “perché con i suoi stabilimenti ha dato impulso all’economia quarratina fornendo lavoro e togliendo dai campi centinaia di famiglie” e perché “grazie a lui molti operai della ditta Lenzi aprirono falegnamerie e tappezzerie continuando la tradizione dei mobilifici quarratini”.

La Piazza Risorgimento della Lenzi
La Piazza Risorgimento della Lenzi

Nella stessa motivazione si ricorda poi che “La figura di Nello Lenzi non è stata riconosciuta a dovere dalle varie amministrazioni” che si sono succedute e quindi si ritiene importante “ricordarlo in una scuola dove molti nipoti dei suoi ex-dipendenti si formano per il loro futuro”.

È abbastanza singolare che negli scorsi anni, quando gli amministratori furono chiamati a decidere la toponomastica delle strade del nuovo centro cittadino, proprio là dove sorgeva la fabbrica Lenzi, abbiano scelto di ricordare non lui ma piuttosto Alfonso, il padre materassaio, forse per non fare imparzialità tra Nello e il fratello Guido.

Neppure una targa, a quanto ci risulta, è stata posta ad esempio nella palazzina di via Trieste-angolo piazza Risorgimento che, prima di diventare sede degli uffici tecnici comunali, era stata l’abitazione privata di Nello Lenzi. E quando si è trattato di mettere un cippo in una piazza del centro (piazza Aldo Moro), si è ricordato Moreno Vannucci, un imprenditore, un vivaista, che non fa parte della storia della città e che con la sua azienda ha promosso piuttosto il nome di Pistoia rispetto a Quarrata dove c’è la sede legale dell’azienda».

Uno dei laboratori della Lenzi
Uno dei laboratori della Lenzi

Ecco cosa scrivono di Nello Lenzi gli alunni nella ricerca effettuata:

NELLO LENZI figlio di Alfonso insieme al fratello Guido aiutano il padre nel lavoro di materassaio; un giorno capita loro di aggiustare un sofà, i due fratelli ne copiano i congegni trasformandoli e ne ricavano un divano-letto. Guido e Nello aprono una fabbrica di salotti nel 1928. Nel 1929 nasce la prima linea di divani Lenzi che prendono il nome di varie città italiane. Durante la guerra in Abissinia i nomi dei salotti si ispiravano a città abissine. Guido purtroppo muore in seguito ad una malattia e la vedova e i figli lasciano l’azienda a Nello che continua ad aumentare la produzione fino ad avere, nel dopoguerra, più di 500 operai. La ditta non si limita a costruire salotti ma arreda abitazioni, uffici, alberghi…Viene costruito il “Palazzo di vetro” la costruzione più alta e luminosa della città e la mostra di mobili più grande della toscana dell’epoca. L’11 dicembre 1968 un enorme incendio devasta lo stabilimento, questo evento segnerà l’inizio della fine per lo stabilimento che aveva dato impulso all’economia di Quarrata fornendo lavoro a centinaia di famiglie e dando un nuovo aspetto alla città riconosciuta come “città del mobile.

Quarrata anni 50
Quarrata anni 50. Com’era…

Come ricorda in un manoscritto Maffeo Morini negli anni 1924-1925 “la famiglia Lenzi… era composta da quattro figli, tre maschi ed una femmina, padre e madre”. I Lenzi facevano la vita dura di molti dei loro concittadini: Alfonso, il capofamiglia (detto Fonzino), era infatti materassaio, vale a dire che disfaceva e ravvivava la lana del materasso, dei più ricchi, i soli che potessero permetterselo. La maggior parte della gente si coricava sul letto a saccone (quello che tutti gli anni veniva riempito, quando si scartocciava il granturco), o in quello pieno di “vegetale”. Morto nella prima guerra mondiale il maggiore dei tre figli, Omero, poi la figlia Nella e la moglie, Alfonso seguitò a ribattere le materasse insieme ai figli Nello e Guido, quest’ultimo ex-ferroviere fresco dei licenziamenti attuati dal Fascio per ristrutturare l’ente. Come i Lenzi riuscirono a sottrarsi a questa angusta routine non è molto chiaro.

... e come va letta
… e come va letta

“Si dice che la famiglia Lunardi fosse in possesso di un divano chiamato allora sofà o canapè, che serviva da letto – continua nel suo scritto Maffeo Morini – e avendo questo divano le molle rotte, la famiglia Lunardi lo consegnò ad Alfonso per la riparazione” e i due figli di Alfonso pensarono bene di “copiarne i congegni” che, trasformati, riuscirono a fare del sofà un divano letto”.

All’età di nove anni Maffeo Morini iniziò a lavorare dal Lenzi perché la madre voleva che imparasse un mestiere. “Cominciai la sera perché la mattina andavo a scuola”. Siamo adesso nel 1928 e il lavoro lo portano avanti Guido e Nello, mentre il padre Alfonso ha messo su una merceria che vende, alle donne del paese “a società”, come si diceva una volta, cioè a rate.

Un simbolo del benessere anni 60
Un simbolo del benessere anni 60

Intanto la ditta cresceva e nel 1929 “già si spedivano i divani per ferrovia”; crescevano i modelli dei divani e da questi si passò alla realizzazione di intere linee di salotti, cui si dettero i nomi delle città italiane, i nomi importanti di un’Italia che non sembrava più così lontana: Roma, Firenze, Siena, Palermo, Lucca, Imola, Trento; e poi altri ancora “fino ad arrivare alla guerra di Abissinia”. I salotti presero allora “i nomi delle città di laggiù: Adua, Macallè ed altri”.

La famiglia Lenzi risalì con ostinazione la china della vita dura e povera di sempre raggiungendo un benessere economico tanto che quando sarà Guido ad essere toccato dalla malattia, per lui non si dirà di no ad un ricovero in Svizzera. Per lui venne anche acquistata un’apposita villa a Buriano, detta allora del Bonardi. Qui si spenge Guido “la mano e la mente dell’azienda”, come scrive lo stesso Maffeo. E dire che il lavoro proseguiva bene “e i Lenzi stavano, sempre ingrandendosi”.

Era piccolo di statura Nello Lenzi. Da giovane lavorava alla Smi di Fornaci di Barga nel reparto del laminatoio. Poi si mise a pulire le botti grazie alla sua costituzione fisica che gli permetteva di entrare all’interno senza problemi. Successivamente dette vita al mobilificio segnando un’epoca di crescita e benessere per Quarrata.

E il the day after
E il… the day after

Riteniamo che la memoria delle persone sia importante anche per poter progettare il nostro futuro e quindi conoscere e approfondire il passato attraverso le persone che hanno fatto la storia “economica” e industriale di Quarrata non può che servire a capire meglio il presente e delineare un percorso “nuovo” per il futuro.

Personalmente ricordo di aver visto solo qualche volta Nello Lenzi: nei miei ricordi infantili emerge la figura di un anziano, di un “vecchio” ricurvo, evidentemente molto provato dalla storia familiare (chi non ricorda, ad esempio, oltre agli incendi della fabbrica la storia turbolenta del figlio Luigi, il “re del mobile” morto in esilio perché affiliato alla P2 di Licio Gelli e sospettato di traffico di armi?). Ritengo tuttavia che la sua storia imprenditoriale, debba essere riletta ora per cercare di ridare nuovo slancio a Quarrata che come allora – per ripartire – ha bisogno di idee innovative e soprattutto di speranza. Ma anche di scelte drastiche e in linea con i tempi.

a.b.

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4 thoughts on “NELLO, L’UOMO CHE FECE LA STORIA INDUSTRIALE DI QUARRATA

  1. Domenico Pagliaro scrive:

    Non sono nato a Quarrata ma ci sono persone che hanno fatto la storia , vengono facilmente dimenticate , ma senza il passato non ci sarebbe il presente e nemmeno il futuro , trovo giusto che la nostra città ricordi …..

  2. Alessandro Bellini scrive:

    NELLO LENZI..LA STORIA DEL LAVORO A QUARRATA.. LUI SOCIALISTA..LAVORAVA ASSIEME AI DIPENDENTI..SUO FIGLIO MAGGIORE..INVECE..SCAPPATO NEGLI ANNI SETTANTA A MADRID..PER TENERE LE ARMI DEI FASCISTI DELLA “ROSA DEI VENTI” DI MARIO TUTI..L’ASSASSINO EMPOLESE!!”

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