nell’ombra. DAL COMITATO HO-CHI-MINH SOLIDARIETÀ AGLI OPERAI DI HITACHI RAIL

«L’esempio dei lavoratori pistoiesi mostra che è giusto organizzarsi nella clandestinità in quanto unica strada che può garantire la più ampia libertà di pensiero, di espressione e di azione alla classe operaia»

 

È un punto interrogativo e arriva il comitato Ho-Chi-Minh

BELLEZZE E GIOIE DEL CAPITALISMO GLOBALISTA


Hitachi Rail Italy di Pistoia

 

PISTOIA. Riceviamo e pubblichiamo:

Il comitato Ho-Chi-Minh del (nuovo) PCI raccoglie e rilancia la lettera scritta in forma anonima da un gruppo di lavoratori impiegati da oltre 15 anni negli stabilimenti pistoiesi di Hitachi Rail (ex Ansaldo Breda) e il comunicato stampa del sindacato Ugl che l’ha preceduta (vedi allegati).

Entrambi gli scritti denunciano le pessime condizioni di lavoro che si vivono all’interno dello stabilimento di via Ciliegiole, a conferma che anche in Hitachi Rail le cose non vanno poi così bene come potrebbe sembrare.

Pur non essendo così chiari come in altre aziende che si trovano in uno stato di crisi già avanzata (vedi gli oltre 160 tavoli al Mise), è evidente che anche nello stabilimento pistoiese ci sono dei seri problemi e se questi non emergono alla luce del sole è perché chi li mostra rischia, come scrivono i lavoratori.

Nella lettera anonima si afferma che i problemi della fabbrica attengono principalmente alla mala gestione dei funzionari che la nuova proprietà ha lasciato in azienda dopo averla comprata. Ma è evidente che sono i proprietari i massimi responsabili di ciò che avviene in azienda!

Hitachi Pistoia

La denuncia degli operai è frutto dell’acuirsi della crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale che sempre più spinge la classe operaia e il resto delle masse popolari a trovare delle soluzioni ai suoi effetti peggiori ed è segno evidente che all’interno della fabbrica si impedisce agli operai di esprimersi più che altrove.

Le organizzazioni sindacali anziché essere luogo di libera espressione e organizzazione dei lavoratori sono invece complici dei padroni.

La libertà di espressione da parte dei lavoratori Hitachi Rail non esiste, così come non esiste quella di organizzazione se non per quel che attiene ciò che la classe operaia è riuscita a mantenere delle libertà (limitate) conquistate con la lotta antifascista e quando il movimento comunista era forte. L’esempio dei lavoratori pistoiesi mostra che è giusto organizzarsi nella clandestinità in quanto unica strada che può garantire la più ampia libertà di pensiero, di espressione e di azione alla classe operaia.

Oggi sempre più operai e lavoratori di aziende private e pubbliche sono costretti a denunciare le malefatte del padrone anonimamente per paura di essere colpiti dalla repressione aziendale. I lavoratori stessi sono portati a pensare che chi si espone viene colpito: prima il padrone lo tenta affinché si venda, poi lo denigra, quindi lo isola (reparti confino) e infine lo espelle dalla fabbrica.

Proprio per fare fronte a questa situazione gli operai devono organizzarsi non solo pubblicamente (formare Organizzazioni Operaie che si occupano dei problemi dell’azienda e che escono dall’azienda per legarsi strettamente al movimento di resistenza che le masse popolari mettono in campo) ma anche clandestinamente: formare strutture clandestine (Comitati di Partito dentro la fabbrica) che rafforzino la struttura pubblica, che diano continuità alla sua azione e che assicuri la sua esistenza.

Il padrone e i dirigenti non sono in grado di censurare un CdP, imbavagliarlo con l’obbligo della fedeltà aziendale all’azienda: nei suoi volantini, nelle sue locandine e comunicati il CdP può denunciare apertamente gli imbrogli del padrone (per esempio, può rendere noto il fatto che il padrone sta facendo un falso in bilancio a cui seguirà la chiusura dell’azienda), i capi-reparto che vessano gli operai, ecc.

Inoltre, la struttura clandestina tutela anche quella pubblica perché il padrone, il dirigente, sa che a forza di colpire chi si espone lo spinge a organizzarsi clandestinamente.

Operai e lavoratori, arruolatevi nel (nuovo) Partito comunista italiano! Il primo movimento comunista italiano con il suo partito ha trasformato il paese e ci ha lasciato un patrimonio che nessuno potrà cancellare. Usiamolo come fondamento per costruire la rivoluzione socialista, per sognare, per pensare, per vedere oltre l’orizzonte della società borghese, con la libertà che la condizione clandestina consente al partito della classe operaia e che spiana il cammino verso la vittoria!

Comitato Ho-Chi Minh
del (nuovo)Partito comunista italiano

Per informazioni, vedi il sito del (nuovo)Partito comunista italiano in www.nuovopci.it, dove trovate anche le istruzioni per utilizzare metodi di comunicazione protetti (TOR e PGP).

[redazione@linealibera.info]
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