NO ELECTION DAY & MILIONI BUTTATI: I RENZIANI CHE DICONO?

Il voltagabbana e incoeRenzi
IncoeRenzi e voltagabbana

PISTOIA. Una lunga lista di rappresentanti della società civile, da Legambiente e Slow Food a Wwf e Touring Club, ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella, chiedendo di non firmare il provvedimento governativo che fissa al 17 aprile 2016 il referendum sulle trivellazioni nel mar Adriatico e in Sicilia.

I firmatari ribadiscono le ragioni a sostegno della necessità di un election day che accorpi il referendum alle amministrative.

La politica energetica italiana ha avuto con il Bomba-Renzi un irragionevole cambio di verso: da due anni palazzo Chigi ha infatti avviato un vero e proprio attacco alle fonti di energia rinnovabili, contrariamente alla strada della decarbonizzazione indicata dall’Unione Europea.

Ricordiamo che, secondo la direttiva comunitaria del 2001, la promozione delle fer (fonti di energia rinnovabile) costituisce un obiettivo altamente prioritario per motivi di diversificazione e sicurezza dell’approvvigionamento, coesione sociale ed economica.

Basta invece una piccola ricerca in rete per osservare come negli ultimi anni, a causa del quadro normativo tariffario voluto da Renzi, stiano diminuendo gli investimenti privati nel campo dell’eolico e del fotovoltaico.

Ugualmente risultano penalizzati i sistemi d’accumulo: e non si tratta solo della posizione di assoRinnovabili, che potrebbe apparire di parte, si tratta – semplificando molto – di una tendenza sconfortante che vede l’energia rinnovabile crescere nel resto d’Europa e arretrare in Italia.

Così, mentre i Paesi del Nord hanno iniziato a creare e creano le condizioni per far decollare l’eolico off-shore, cioè in mare (a differenza di quello on-shore, a terra), Monti e tutti quelli dopo di lui hanno invece pensato di collocare off-shore le trivelle, con l’effimera speranza di una numericamente impossibile autarchia petrolifera. Su queste scelte verte il referendum, promosso da nove regioni adriatiche.

L'ipocrisia del Pd sull'election day
L’ipocrisia del Pd sull’election day

Alberto Guercini, di Agliana in Comune, ha pubblicato la lettera che il Pd, ai tempi di Berlusconi, invitava a indirizzare a palazzo Chigi, con la richiesta di accorpare le amministrative con i referendum sull’acqua e nucleare.

Allora il Pd tuonava contro il disaccorpamento elettorale, argomentando con nobili propositi che i soldi risparmiati con l’election day avrebbero potuto aiutare le forze dell’ordine, con poco personale, macchine scassate e senza carburante.

Sempre sui social Stefano Cecchi ha scritto: “Lo avesse fatto Berlusconi, ci sarebbe stata l’insurrezione dei mezzi di informazione, invece lo ha fatto il Pd di Renzi e tutti gli addetti all’informazione tacciono o plaudono!”.

Dagli ambienti del centro destra, o di quel che ne rimane, non sono apparsi particolari commenti, mentre Luigi Di Maio, il giovane candidato premier in pectore del M5s ha postato la seguente nota: “Ogni volta che In Italia ci sono elezioni a livello nazionale, spendiamo circa 300 milioni di euro. Voi cosa ci fareste con 300 milioni di euro? Io costruirei almeno 500 nuovi asili nido in tutta Italia.

Il BraccoBaldi con Maria Etruria Boschi
BraccoBaldi con Maria Elena Boschi d’Etruria

“Non so se sono tanti o sono pochi, sono sicuramente un aiuto per le famiglie costrette a mandare i propri figli in strutture private.

“Stiamo chiedendo al Governo di accorpare il referendum sulle trivelle di aprile con le elezioni amministrative di giugno. Se votassimo tutto in un giorno, spenderemmo solo 300 milioni di euro anziché il doppio.

“Il Governo si ostina a tenerli separati per evitare che gli italiani vadano a votare. È in gioco il business dei loro amici petrolieri. 300 milioni di soldi vostri per favorire chi li finanzia”.

Rimanendo al fatto in oggetto si rileva un “silenzio tombale” sui profili facebook dei politici del Pd. Lo stesso Pd che spara i suoi consiglieri regionali in montagna – per dirla con Fabrizio Geri – a spiegare che la montagna deve vivere di montagna, ma che fa votare agli yes men del Parlamento l’aumento dell’Iva sul pellet, impedendo sostanzialmente alla montagna di vivere di montagna.

“Zitti e buci” – alla pistoiese – anche sulle pagine dei/delle droidi renziani/e, generalmente ciarlieri/e e rutilanti con boria per quelle che secondo Maurizio Landini si configurano come Leopolde e cazzate varie.

Evidentemente l’italiano sta ancora troppo bene e sperare in uno scatto d’orgoglio che allontani definitivamente dalla cosa pubblica il Bomba e la sua politica renzusconiana di privilegi e spreco a suon di debito – si pensi alle confermate pensioni d’oro, all’Airbus Air Force One e alla mancia di 500 € ai diciottenni – può sembrare prematuro se non una follia rivoluzionaria. Ma, diceva Lenin “pazienza e ironia sono le virtù del rivoluzionario”.

P.S. – Ma il tesseramento del Partito Democratico pistoiese è tutto regolare?

Vedi: Quanto ci costa l’Air Force Renzi (youtube)

[Lorenzo Cristofani]

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2 thoughts on “NO ELECTION DAY & MILIONI BUTTATI: I RENZIANI CHE DICONO?

  1. Caro Lorenzo,
    sei un ragazzo troppo intelligente per non capire che la domanda che ti sei posto come titolo del tuo peraltro ineccepibile intervento è del tutto retorica. I renziani, a cominciare dagli sciocchi servitorelli che questo signorino vanta sul territorio pistoiese, ovviamente, non diranno proprio niente; staranno zitti zitti in attesa che l’attenzione sul caso, invero tiepida e flaccida, si dilegui definitivamente.
    E del resto, anche se in molti deboli di memoria la pensano diversamente, sarebbe stato così anche se avesse ancora comandato il pregiudicato di Arcore; il tutto a causa delle menti ormai cloroformizzate e degli encefalogrammi quasi piatti degli italiani,,,a parte pochi, ma insufficienti di numero che continuano a possedere un po’ di materia grigia e ad usarla egregiamente.
    Piero

  2. Ciao Lorenzo e vuona sera Piero…e certo che l’hanno fatto apposta: il messaggio è – italiani che venite a fare-
    Sul resto invece io sarei un tantino più bastian (contrario)…è ovvio che il petrolio andrà sostituito, ma abbiamo un esempio mondiale di tutela ambientale ai massimi livelli, fatta con i proventi del petrolio: la Norvegia. Inoltre i maggiori investimenti in ricerca e innovazione per quanto riguarda le energie rinnovabili sono fatti dai grandi produttori di petrolio (il che significa che pure loro pensano che prima o dopo dovranno cambiare business). D’altro canto non esiste indipendenza politica senza indipendenza energetica.
    Notte!

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