NO TAV. PROCESSO A ERRI DE LUCA PER REATO D’OPINIONE

Erri De Luca, La parola contraria
La copertina

PISTOIA. È in distribuzione da ieri mattina, presso tutti i punti vendita Feltrinelli e a soli 4 euro, il libro La parola contraria, di Erri De Luca. Si tratta di una memoria in cui lo scrittore napoletano riprende e ribadisce la strategia difensiva già predisposta processo che prenderà il via il 28 gennaio 2015 e che lo vede imputato.

L’accusa è di aver “pubblicamente istigato a commettere delitti e contravvenzioni ai danni della società L.T.F.”, la società che ha in appalto la progettazione del Tav (treno alta velocità) Torino – Lione, la nota opera inutile che incontra da oltre vent’anni l’opposizione di tutta la Val di Susa.

La denuncia di Ltf era stata annunciata nel settembre 2013, dopo che Erri De Luca aveva pubblicamente detto “la Tav va sabotata”. Il rinvio a giudizio, invece, è stato stabilito, dalla Procura di Torino, dopo l’udienza preliminare a porte chiuse del settembre 2014.

«Se quello di cui sono accusato è un reato, allora mi dichiaro reo confesso e recidivo. Le mie sono parole che ho sempre pronunciato. Non era la prima né l’ultima volta che le pronunciavo: sono convinto della ragioni della Val di Susa. Per me prendere la parola a favore di una comunità è un dovere» ha dichiarato De Luca intervistato da L’Altreconomia.

Inutile far notare che ci troviamo di fronte ad un processo contro la libertà d’espressione e, in particolare, contro il Movimento No Tav, che ha portando avanti negli anni le proprie istanze costruendo un inaspettato consenso attorno a sé e divenendo politicamente imbattibile. «Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa» si legge nella quarta di copertina.

Nell’ultimo periodo i reati contestati ai No Tav sono cresciuti di qualità arrivando ad indagare alcuni giovani addirittura per terrorismo ed eversione. La forza dei No Tav è la trasversalità, l’aver fatto, cioè, un fronte comune e unito, dove coesistono e convivono sensibilità e anime anche di matrice e provenienza politica e culturale differente.

La Feltrinelli di Pistoia
La Feltrinelli di Pistoia

I No Tav sono anche il nemico dichiarato del partito unico delle lobby e delle larghe intese, quello che indebita lo stato e gli enti locali per opere spesso più dannose che inutili (Mose, mafia capitale, Expo etc.), finalizzate a creare profitti drogati e senza rischi ad una ristretta nicchia di aziende e untouchables assistiti dalla politica che così sopravvive e mantiene il consenso.

Il tutto con la compiacente connivenza degli istituti bancari, ben garantiti dalla prospettiva di erogare il credito a enti e società pubbliche che in qualche modo lo potranno restituire. Anche a costo di tagli ai servizi essenziali per i cittadini. Eloquente il caso di Torino, dove il sindaco Chiamparino ha clamorosamente indebitato il comune ed è quindi stato premiato divenendo presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, l’azionista principale di Banca Intesa.

«Una lotta esemplare per quel che riguarda il paese e l’Europa. Una volta archiviato il cantiere, credo che verrà studiata nei libri di scuola» ha concluso Erri De Luca nella già citata intervista. Come non credergli: l’8 dicembre 2005 30mila valsusini hanno letteralmente sgomberato il cantiere di Venaus presidiato dalle forze dell’ordine, dove era prevista la realizzazione del tunnel geognostico poi trasferito in Clarea dove è tutt’ora. Una storia che solo chi l’ha vissuta o conosciuta può capire.

Lorenzo Cristofani

 

SOLO UNA PUNTA DI ICEBERG

 

Erri De Luca: «Reato d’opinione? Sono onorato»
Erri De Luca: «Reato d’opinione? Sono onorato»

 

LA VICENDA di De Luca non è che una punta di iceberg. Se potessimo controllare analiticamente, ci accorgeremmo che le procure di mezz’Italia ridondano di rinvii a giudizio per reati di opinione, querele inutili ma prima ancora oscene, tentativi di ridurre la gente al ruolo di lobotomizzati e soggetti da Cottolengo.

De Luca ha intitolato alla perfezione il suo libro: La parola contraria. Perché basta pronunciarla, mettendosi in dissintonia con il conformismo più gretto, parrocchiano e di partito, e sùbito qualcuno finisce ai ceppi.

Non è bastata la rivoluzione francese e non è bastata la nostra Costituzione: si troverà sempre qualcuno che, perseguitato dal potere – quello delle amicizie: più o meno mafiose, più o meno colluse, più o meno finanziste o comunque legate ai quattrini –, finirà a dover rendere conto solo per aver pensato.

Perché i regimi (e ogni Stato è un regime, se non è controregime: il che è concesso solo a chi è incessante combattente della e per la libertà) non vogliono oppositori.

Un tempo il regime fu democristiano: oggi è imperantemente Pd (Punta Democrazia), ma – come vedete – niente cambia. Tanto che i democristiani sono saliti a bordo della locomotiva.

E vanno sotto anche quelli che simpatizzano se, pensando, pestano anche solo un callo a chi macina i quattrini.

I regimi – tutti i regimi – vogliono macinare quattrini. E non è difficile, per i regimi, circondarsi di lacchè pronti a operare per permettere ai regimi di farlo in pace e sicurezza. Cancellando il libero pensiero.

È sempre il tempo di combattere: «Guerra è sempre» (P. Levi).

Edoardo Bianchini

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