NON SEMPRE «HANNO TUTTI RAGIONE»

Iaia Forte e Francesca
Iaia Forte e Francesca

LAMPORECCHIO. È vero, concordiamo perfettamente con Iaia Forte quando sostiene che il teatro è un luogo virtuale dove il naturalismo può essere bandito e i limiti della realtà espandersi. Però, per onestà, ci preme anche aggiungere, alla luce di Hanno tutti ragione – lo spettacolo visto ieri sera al teatro di Lamporecchio, con Iaia Forte nei panni di Tony Pagoda, un cantante melodico napoletano che si accinge ad esibirsi al Radio City Music Hall con uno spettatore d’eccezione, Frank Sinatra –, che l’attrice napoletana la preferiamo nei panni di una donna e non in quelli di un uomo.

Va bene, lo spettacolo è un estratto dell’omonimo romanzo di Paolo Sorrentino, quello della Grande bellezza, pellicola decisamente sopravvalutata fino all’Oscar, e Iaia Forte, le pagine di Tony Pagoda, le aveva già interpretate in occasione del premio letterario di Fiesole, innamorandosene.

Ma Tony Pagoda è un cocainomane alcolizzato, uno sciupafemmine, un uomo alla soglia del delirio di onnipotenza e nonostante nel suo cuore viva, con dolore e trasporto dantesco, il rimpianto e il rimorso dell’unica donna amata, Beatrice, l’angolazione femminile che l’attrice sostiene di aver rinvenuto, a noi è sfuggita e in questa trasposizione, il fascino del gentil sesso, a nostro avviso, scompare.

Iaia Forte resta comunque un animale esemplare, capace di confessarsi a cuore aperto per poco più di un’ora con il suo pubblico, non numerosissimo, ad onor del vero, ieri sera, a Lamporecchio, anche in compagnia di una spalla simpatica e piena di buone risorse, la giovanissima Francesca Ma proprio in nome della meravigliosa elasticità teatrale, Tony Pagoda si sarebbe potuto trasformare in una qualsiasi starletta del firmamento opaco della galassia musicale maschile e femminile e diventare una lady qualsiasi, con le stesse identiche problematiche, i medesimi furori iconoclasti, la solita ingombrante solitudine, lo stesso atroce approssimarsi alla fine, nella consapevolezza, piena, che poi, come sosteneva un enorme napoletano, Eduardo De Filippo, nella Livella, alla fine, torniamo esattamente da dove siamo venuti, dalla cenere.

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