«NON SI SA COME», L’ETERNO PIRANDELLO

Una rappresentazione ‘filologica’ dell’opera del grande drammaturgo siciliano
Non si sa come
Non si sa come

PISTOIA. Lo chiude Luigi Pirandello il sipario sulla stagione teatrale del Manzoni, che ieri sera, per la prima delle tre rappresentazioni di Non si sa come, si è definitivamente trasformato in una dependance del Lazzaretto, in un vero e proprio tripudio di colpi di tosse, a onor del vero ritmici, a volte addirittura melodici e sistematicamente capaci di coprire il minimalismo delle conversazioni in scena.

Federico Tiezzi, il regista della rappresentazione, una delle meno inflazionate del corposo repertorio del drammaturgo siciliano, ha voluto rispettare, quasi ossessivamente, modalità, usi e costumi dell’autore, prendendosi la licenza – dopo aver visto un videocilp degli Yes, probabilmente – di aprire il sipario con i personaggi nascosti da gigantesche maschere di coccodrillo, l’anfibio che, come recitava Ivan Graziani, piange, dopo aver mangiato il figlio.

È sui tormenti dell’impossibilità di essere fedeli che si muove l’intero racconto – e che si muove la storia di tutti i contratti sentimentali –, alimentato da una prima parte forse un po’ troppo stucchevole, che riesce per fortuna a riscattarsi con la dovuta velocità nella seconda, nella quale la follia di Marco Brinzi contagia la complicità delle apparenti vittime, dalla moglie Pia Lanciotti, all’altra coppia formata da Francesco Colella ed una statuaria Elena Ghiaurov, fino all’amico di famiglia Sandro Lombardi, in un susseguirsi di scambi di identità tra carnefici e condannati a morte. I cinque musicisti sono legati tra loro, oltre che da parentele conclamate, anche e soprattutto dal groove professionale che soddisfa le rispettive sopravvivenze. È in questo contesto apparentemente saturo di rigore morale e perbenismo sociale che serpeggia, come sogno ricorrente, la necessità di evasioni infedeli, ineludibili delitti innocenti che finiscono con il verificarsi lontano dalle rispettive volontà.

Un turbine incontrollato di emozioni che stride con le gerarchie sentimentali, soprattutto alla luce della sua connotazione teatrale storica iniziale: 1934, in pieno regime fascista, con un teatro gerarchizzato che non può certo sottoscrivere e promuovere una rappresentazione che si prenda gioco, fino al ridicolo, dell’impianto dell’amore coniugale. Un lavoro meticoloso, quello della compagnia teatrale Lombardi-Tiezzi, che si avvale, con i dovuti avvincenti risultati, delle luci di Gianni Pollini, dei costumi di Giovanna Buzzi e delle scene di Pier Paolo Bisleri.

Oggi pomeriggio, presso il saloncino del Manzoni, consueto appuntamento con lo staff artistico per l’ormai consumato incontro con il pubblico, mentre stasera (ore 21) e domani (ore 16) le due previste repliche dello spettacolo. Con questa rappresentazione, si chiude la stagione 2013-14 degli abbonamenti, che avrà la gradevolissima coda spettacolare con gli otto appuntamenti allestiti e in programma presso il piccolo teatro Bolognini. Da ieri, inoltre, la direzione artistica dell’Atp ha già anticipato ai fedelissimi quattro appuntamenti per l’anno che verrà: ancora Franco Branciaroli, con Dipartita finale e tre pezzi pregiati del teatro italiano, Ugo Pagliai, Gianrico Tedeschi e Massimo Popolizio; un altro Pirandello, Il giuoco delle parti, per la regìa di Roberto Valerio, con Umberto Orsini; Morte di un commesso viaggiatore, diretto e interpretato da Elio De Capitani e Servo per due, liberamente ispirato al goldoniano Il servitore di due padroni affidato all’interpretazione del gruppo Danny Rose e Pierfrancesco Favino.

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