NON SOLO PORCINI. I SINGOLARI E RARI FUNGHI DELLA MONTAGNA PISTOIESE

Dai colori vivaci, dalle strane forme, non facili da trovare e con nomi curiosi, alcuni prelibati al palato altri meno. Tutti però da ammirare, fotografare ma non da calpestare. Galleria fotografica
Lingua di bue

MONTAGNA PISTOIESE. Sensazione e molte visualizzazioni hanno suscitato le foto pubblicate sulla nostra pagina Linea Libera Montagna Pistoiese nel post Funghi. Non solo porcini di domenica 13 ottobre.

Le foto, scattate nei boschi intorno a Cutigliano, ritraggono alcune specie dai colori vivaci, con forme singolari, non facili da trovare e con nomi curiosi. Alcuni prelibati altri meno, tutti però da ammirare, fotografare, ma non da calpestare.

Si tratta della Fistulina hepatica detta “lingua di bue”, fungo commestibile molto ricercato in alcune zone d’Italia, con un retro gusto leggermente amarognolo. Di colore rosso si presenta “sanguinolento” per via del liquido gelatinoso e viscido che si forma sulla cappella. Molto bello da vedere. Nella foto ha una singolare forma che richiama un’ostrica.

Ovolo buono

Dell’Amanita caesarea, conosciuto come “ovolo buono”, o anche “cibo degli dei”. È molto apprezzato per il gusto delicato, ottimo crudo come insalata, insuperabile nel risotto. È stato trovato in discreta quantità a settembre nei boschi di Cutigliano. Il valore commerciale è addirittura superiore a quello del porcino. Nella foto sono ritratti tre piccoli ovoli non ancora schiusi in un soffice nido di muschio verde smeraldo.

Poi una singolare composizione creata dalla natura con un tronco d’albero secco di colore nero a forma di “unicorno”, che contrasta con il candore di un numeroso gruppo di comuni vesce bianche appartenenti alla specie, se non andiamo errati, Bovista plumbea, volgarmente chiamate “vescia di lupo”. Anche queste vengono censite tra i funghi commestibili.

Le vesce

Per finire una vera è propria rarità dei boschi. Un fungo per certi versi “alieno”. Si tratta del Clathrus archeri, più simile ad una pianta grassa che ad un fungo, non è infatti una specie autoctona.

Per la forma che assume durante lo sviluppo è conosciuto con il nome di: “fungo polpo” o anche “dita del diavolo”.

L’esemplare con 5 “tentacoli” è stato trovato in un castagneto vicino a Cutigliano, quello con sei è stato invece fotografato da Tani Simone in un bosco di Prunetta in località Casa di Monte.

Il curioso fungo è originario dell’Australia, un mistero come sia finito sulla Montagna Pistoiese.

Sembra sia stato introdotto in Europa verso la fine dell’800, con un sacco di lana, destinato alle filande.

Si sviluppa da un uovo parzialmente interrato, da cui fuoriescono da 4 a 7 “braccia” di colore rosa-rosso. Nonostante l’odore non sia proprio invitante, viene mangiato anche questo.

Le dita del diavolo

Le dita del diavolo. Fotografia di Tani Simone

Le dita del diavolo o polpo fungo

L’esemplare rinvenuto nei boschi di Cutigliano

Il cibo degli dei

Una lingua di bue

Lingua di bue di Cutigliano

Un ovolo solo

Marco Ferrari
[marcoferrari@linealibera.info]

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