notitia criminis. DOTT. CURRELI, SI MUOVA. FACCIA VEDERE CHE NON SI LIMITA A PROTEGGERE SOLO GLI IMMIGRATI CLANDESTINI CON LA «TERRA APERTA» E FORSE PERFINO PIATTA!

È doveroso ricordare a tutti, anche a Mattarella il muto, che il famoso codice di Hammurabi e le gloriose Dodici Tavole care a Cicerone e ai giuristi, vennero scritti perché i furbastri non prevalessero sui semplici cittadini del popolo lavoratore…


Che sarebbe successo se avessi vignettato così la sindaca inutile di Quarrata Sabrina Sergio Gori?


DOVE FINISCE MAI, MIO DIO E SIGNORE,

L’OBBLIGO A FAR «CON DISCIPLINA E ONORE»?


Revised – October 17, 2022 • 8:12:30 AM

Qual è il motivo per cui nessuno, né in procura né in tribunale, vuole rispondere a queste domande? Gaspari stesso ha detto in aula che l’aula e la giustizia sono pubblica amministrazione e quindi: perché non si deve rispondere al cittadino-datore di lavoro che chiede di sapere per ottenere trasparenza? O ai giudici è tutto concesso e i cittadini sono solo carne da sacrificio per gli dèi?

 

Per tenersi nell’àmbito della metafora – figura retorica che il tribunale di Pistoia ignora in assoluto, visti gli esiti delle interpretazioni controverse date in tema di critica e satira o di arresti a capocchia di giornalisti pistoiesi non-inginocchiati –, il rispetto della legge, che non ammette ignoranza, non può essere una «corrente alternata». Deve necessariamente essere una «corrente continua» e senza soluzione di erogazione, oppure il treno si ferma e/o va a singhiozzo come la giustizia (?) a Pistoia.

Mi colpisce, oggi, la generosa vignetta di Vauro Senesi, pistoiese, nei confronti del neoeletto presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Soprattutto mi colpisce la sua testa fontanile sopra una merda.

Ora: non ci vuole l’intelligenza dei magistrati d’Italia – e tantomeno di quelli di Pistoia – per discernere che tra “prendere per il culo” (vedi: perculare, su Vocabolario Treccani) e “insultare”, non è affatto difficile capire che la rappresentazione grafica di una merda presenta un valore evocativo che va ben oltre la satira e arriva sino al cesso alla turca di antica memoria, almeno per noi anzianotti, come dice l’avvocata Bonaiuti quando si riferisce a me.

La merda evoca, oltretutto, un altro elemento noto – non certo ai magistrati di Pistoia, di evidente modestia cognitiva della lingua italiana e, più in generale, della cultura media di base – per sinestesìa, che è la facoltà di trasferire, attraverso analogie e simboli, certi elementi e certe sensazioni psico-sensoriali con-fondendoli l’uno con l’altro e nell’altro e a vicenda.

Se Pascoli nel Gelsomino notturno ci inebria con il famoso «odore di fragole rosse» (odore = naso; rosse = occhio), il genio creativo di Vauro Senesi pistoiese, ci richiama, attraverso i tratti della merda defecata di fresco e sormontata dalla testa fontanile, all’odor vomitevole dello sterco, termine più politically: evidentemente ancora fumante, se sovr’esso aleggiano mosche evidentemente felici. Fàteci caso…

Ecco. Fosse stato ancor vivo il padre della lingua italiana, non avrebbe scritto una Questio de aqua et terra (la grafia questio senza la A, quaestio, è esatta perché siamo in latino medievale, avvocata Elena Giunti!): ma una De merda et Fontana, dacché merda, in latino, si dice merda e solo tale, senza tanti schiccolamenti da “composti caccolini continenti” stile Cirinnà/24 mila euro nella cuccia del cane.

Eppure quando gente di sinistra, come Crozza o Luciana Littizzetto, smerdano di tutto e di più, nessuno dei difensori della continenza (dai carabinieri di polizia giudiziaria, ai solenni giudici moralizzatori delle nostre esistenze) si scandalizza e urla allo scandalo. Allora no: si ride, perché smerdacciare da sinistra è un dovere civico e un diritto del Popolo Dominatore.

Bon. Sto scrivendo queste cose, a mo’ di saggetto linguistico-glottologico-scoptico-satirico-umoristico-perculatore-ironico etc., perché per aver semplicemente detto e scritto, in maniera critico-ironico-umoristico-satirico-scoptica, e anche perché un po’ sfavato dall’emètico conformismo dilagante che da anni ci al-Letta e ci di-Letta e alla fine tutto infetta; per aver, dico, semplicemente detto e scritto questo:

  1. che la Sabrina Sergio Gori è stata un sindaco di Quarrata inutile e inefficiente, nonché un assessora di San Marcello che ha solo puppato risorse senza portare neppure un euro di bandi europei al suo ente

  2. che il sindaco Ferdinando Betti, campione di scorrettezza istituzionale, si è comportato come un baccalà e uno stoccafisso

  3. che la Sonia Pira – che ha ridotto la Lega a una sega – è pira di nome e di fatto ed è un’oca perché ha perso ben 11 consiglieri con la sua provvidenziale intelligenza politica – oltre, ovviamente, a 2 terzi dei leghisti

  4. che il sindaco Benesperi (pargolo con problemi psichiatrici sin dalla prepubertà, perciò ben cosciente delle sue calunnie) ad Agliana è appellato cacaiola (il nomignolo sconvolge il sostituto Grieco, ma è tale e tale resta: questa la verità storica)

  5. che quel fascistello di Maurizio Ciottoli è noto come Agnellone, Picchiatore, Cianchettatore, Bottarga, Segatura etc.

  6. che lo psichiatra Augusto Iossa Fasano è portato alle stelle dalla Blimunda Nesti e dal falso Marcello MC Cantini (profilo fake di Milva Maria Cappellini, moglie del mai comandante dei vigili Andrea Alessandro)

  7. che Daniela Ponticelli è una spia dell’Asl Toscana Centro, pluri-protetta da Pd, ordine dei giornalisti della Toscana e perfino commissione di disciplina dell’Asl medesima

  8. che etc. etc. etc.

grazie alle cure amorevoli di vari esperti linguisti della Crusca che lavorano in procura a Pistoia, il monòcrate Luca Gaspari mi ha preso a bastonate alla stessa maniera con cui, nei paesi della Balcania, e non solo, si eliminano i cani randagi.

Lo ha fatto nel corso del famosissimo processo politico contro gli irriducibili della verità: i cronisti di Linea Libera che, prima di baciare la pantofola delle «autorità costituite», ossequiano il vero e seguono la loro «retta coscienza, vera o falsa che sia», ma intangibile.

Attenzione che la frase sfiora una questione serissima di natura teologico-filosofico-etico-morale e non, come potrebbero pensare certi seriosi filologi della procura, una amena menata (e si noti il fine gioco delle allitterazioni).

PER QUESTI MOTIVI – come ha scritto il giudice Luca Gaspari nella sua infelice persecutionis sententia – con queste poche righe intenderei segnalare al sostituto Claudio Curreli che, forse, Vauro Senesi (e molto più di me) sarebbe da perseguire o perseguitare – termine assai più adatto a Pistoia e al suo tribunale-condannificio –, per la geniale vignetta De merda et Fontana.

Troppi punti oscuri e angolo in ombra all’interno del tribunale di Pistoia

Dovrebbe esserci, credo – e sempre che non sbagli, visto che non sono un leguleio – anche un art. 290 cp che a Pistoia non è proprio di moda, se Coletta manda assolto Alessandro Galardini di Montale e fa rinviare a giudizio il luogotenente Sandro Mancini perché si lamenta del fatto che il professore comunista, terza gamba del sindaco-baccalà/stoccafisso, ha dato di fascisti alle forze dell’ordine nella sala consiliare del Comune.

Certo io, stalker del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, privilegiato (e lo sottolineo per millesima volta) dal corrotto Comune di Quarrata e da certi suoi infedeli dirigenti e funzionari; e per giunta caro anche (oltremisura, direi) a Curreli stesso, a Grieco, alla signora Martucci, al giudice Gaspari, non sum dignus ut vera iustitia intret sub tectum meum. Sed tantum dicite verbum et sanabitur ignomina mea a vobis ingenerose confecta. Gli accademici della Crusca devono sapere perfettamente come tradurre – anche a pro dell’avvocata Elena Giunti.

Il testo è manipolato, ma più che trasparente per dire e significare, ai cattolici che vivono in procura: «Signori tutti, arrossite, quali vergini violate, delle decisioni che vi siete cuciti addosso come la famosa tuta di pelle umana rimasta famosa in Il silenzio degli innocenti».

Se è vero che per Costituzione e norme ordinamentali anche il semplice cittadino deve rispettare e fare rispettare le leggi, mi pregio di suggerire, al ferreo Claudio Curreli, qui est christianissimus scautus dell’Agesci e che in Calabria dimenticava e/o nascondeva i fascicoli a discolpa di padre Fedele Bisceglia, di voler fare debita relazione alla Camera dei Deputati in Roma e a Fontana istesso in persona, in merito alla merdosa vignetta di Vauro.

Non sarà che anche in questo caso torna precisa la parabola del giudice ingiusto…?

Gli ricordo – intendo al sostituto Curreli – che non può esimersi dalla notitia criminis che gli sia comunque nota; e che ha, comunque, il dovere dell’azione penale; che, infine, non ha ancora risposto alle domande-chiave che si leggono a parte, dalle quali – come dalla morte nel Cantico di San Francesco – nullu homo vivente pò scappare. Men che meno un magistrato della repubblica, pena la violazione – di moda, uso, costume e prassi a Pistoia – dell’art. 54, co. 2, Cost.

D’altra parte è doveroso ricordare a tutti, anche a Mattarella il muto, che il famoso codice di Hammurabi e le gloriose Dodici Tavole care a Cicerone e ai giuristi, vennero scritti perché i furbastri non prevalessero sui semplici cittadini del popolo lavoratore nel cui nome, ancor oggi, si dice che la giustizia (?) è amministrata. O no?

Buona domenica sera a tutti. Compresi gli scout dell’Agesci; i terrapeturisti a favore degli ingressi dei clandestini a Vicofaro; i terrapiattisti, perché una bella pizza fa sempre bene alla salute; i sostenitori di Enrico Letta; e i molti magistrati che, pur esercitando un potere (non di rado arbitrariamente), sono capacissimi di mostrare una perfetta scarsa competenza quanto a prerequisiti e requisiti di comprensione minima della lingua italiana.

Una lingua che, fra l’altro, spesso (vedi Antonio Di Pietro), non riescono nemmeno non solo a parlare, ma addirittura ad articolare sia pure nella forma ancestrale omerica paratàttica attraverso la sequenza fissa secondo lo schema «soggetto+predicato+altro+congiunzione E».

Che dite, o saggi Catoni? Questo intervento è o non è di tipo critico, commentativo, ironico, sarcastico, caustico, umoristico, dotto, arguto, ricercato, pungente, scoptico, celiante, derisorio, ma filologicamente corretto e senza alcuna sbavatura di tipo incontinente?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


SI PARVA LICET COMPONERE MAGNIS

Non per farla difficile, cari lettori. Ma certi dipendenti pubblici ben pagati
queste cose preziose devono saperle a menadito e senza esitazioni


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