NUOTO. BONACCHI A VERONA? SILENZIO ASSORDANTE

Niccolò Bonacchi dinanzi all’Arena di Verona: è il primo a destra
Niccolò Bonacchi all’Arena di Verona: è il primo a destra

PISTOIA. Nelle alte sfere sportive l’arrivederci (o addio?) del nuotatore Niccolò Bonacchi a Pistoia è passato (o è stato fatto passare) sotto silenzio o quasi.

Uno degli sportivi di punta di Pistoia e provincia, conosciuto e apprezzato a livello non solo nazionale, ma internazionale, sceglie di trasferirsi a Verona denunciando lo stato di precarietà dell’impiantistica nostrana e che cosa accade? Silenzio.

Un silenzio assordante. Un silenzio che fa troppo rumore perché non si torni sull’argomento.

Pistoia è una realtà, spesso, dove o bene bene o male male: non conosce mezze misure ed è per questo che non emerge in tutto il suo valore. Ha eccellenze – tra gli agonisti, gli allenatori (sovente educatori sopraffini), i dirigenti – ma pure tanta ignoranza (laddove è ricompresa l’incapacità ad agire per il bene comune, ma si guarda solo ed esclusivamente al particolare, al proprio orticello): manca l’aurea mediocritas, quella posizione intermedia, quell’ottimale moderazione che consente a un settore di brillare di luce propria.

Anno dopo anno le strutture, non sottoposte ad adeguata manutenzione, rischiano la fatiscenza, gli elementi di punta (quelli che in altri campi verrebbero definiti le migliori intelligenze) emigrano e noi che cosa facciamo? Lasciamo trascorrere il tempo, inerti, in attesa di chissà che cosa, forse soltanto d’incassare lo stipendio.

Intanto ci sono discipline e società sportive agonizzanti, che chiedono aiuto, che gridano pure… come lasciare annegare un bimbo, scivolato in acqua, che urla tutto il suo terrore.

Anzi talvolta, visto come si sviluppano certe vicende, sorridendogli pure cinicamente (come per rimarcare: ben ti sta, dovevi stare più attento, non ci sarà un’altra possibilità per te).

Ecco questa è la fotografia, spietata ce ne rendiamo perfettamente conto, della nostra amatissima città: talmente amata, da noi perlomeno, da cercare, con questi pezzi, di smuovere chi di dovere, di destarlo da quel sonno profondo nel quale è caduto (o che ha volontariamente cercato).

Ma, in fondo in fondo, si ha l’impressione che il “bau bau settete!” ce l’abbiamo fatto a noi. A tutti noi che ancora, stolidamente, crediamo in qualcosa.

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