NUOVE PROVINCE. SEI DOMANDE A PERSONAGGI DI PRIMO PIANO – 3

Giacomo Del Bino e Alessio Bartolomei
Giacomo Del Bino e Alessio Bartolomei

PISTOIA. Terza uscita del questionnaire.

Confrontiamo il punto di vista di Alessio Bartolomei – Consigliere comunale di lunghissimo corso, oggi unico rappresentante di una lista civica, Pistoia Futura e dell’Udc in consiglio comunale – e del gruppo dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle di Pistoia.

Il consigliere Bartolomei (che non ha mai fatto mistero di fidarsi di Andreotti) non ha mancato di apprezzare, in talune circostanze, le provocazioni di Beppe Grillo.

I consiglieri Giacomo Del Bino, Maurizio Giorgi e Luca Rossi hanno elaborato in gruppo ogni risposta, come è nello spirito della loro compagine politica, e il loro pensiero risulta netto e tranchant verso il potere costituito.

DOMANDE   ALESSIO BARTOLOMEI CONSIGLIERE DI PISTOIA FUTURA   DEL BINO, GIORGI, ROSSI  GRUPPO M5 STELLE
1. È convinto e pronto ad operare coerentemente per l’abolizione definitiva delle Province? Se no, perché? La riforma varata dal governo è tutt’altro che una abolizione, è invece la semplice trasformazione delle province da enti territoriali eletti dal popolo, ad enti dove gli amministratori sono eletti e scelti solo dai consiglieri comunali. È lo stesso sciagurato modello che si vorrebbe attuare per il senato della repubblica. In realtà le province dovevano essere abolite già nel 1970 quando entrarono in funzione le regioni ed invero la loro funzione è sempre stata residuale e di nessuna reale utilità, ancora di più da quando sono stati messi appunto anche gli Ambiti Territoriali Ottimali, che nei fatti rappresentano un superamento dei confini geografici delle province ed un trasferimento di competenze in settori delicatissimi come quelli dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, gas, ecc…). Oggi è chiaro a tutti che questi enti vanno assolutamente aboliti e che questo stupido compromesso appena approvato va rapidamente superato con una riforma costituzionale che le abolisca definitivamente, magari insieme ad una drastica riduzione delle autonomie regionali, autentiche responsabili dello scasso dei bilanci pubblici degli ultimi 15 anni. “Coerentemente” con la posizione da sempre tenuta dal M5S, riteniamo che le Province debbano essere abolite, come definito anche nel nostro programma e da noi auspicato.
2. Dovrebbe far parte del programma un “dimagrimento” del pubblico? quali settori affiderebbe decisamente ai privati (per es.: promozione turistica, avviamento al lavoro, formazione professionale)   Trovo del tutto antistorico e pure gravemente lesivo che il pubblico continui ad occuparsi di settori che possono essere e, molti da tempo lo sono, soddisfacentemente coperti dai servizi dei privati. È il principio della sussidiarietà che ,pur avendo rango costituzionale, in Italia è da sempre disatteso. Credo che, come avviene ormai in tutti gli altri paesi progrediti, i tempi siano maturi perché il pubblico sia relegato al ruolo di indirizzo e controllo dei servizi che devono essere resi esclusivamente dai privati, i quali riescono a operare con standard di qualità, efficacia ed efficienza nettamente superiori. Si possono introdurre a questo principio poche rare eccezioni per la sanità e la scuola, la difesa e l’ordine pubblico. Al contrario, invece il sistema bancario dovrebbe essere gestito dal pubblico, come lo era fino agli anni 80, perché il denaro non è una merce come le altre, ma è una infrastruttura dell’economia ed è opportuno che chi la distribuisce possa essere controllata dallo stato.   Lo snellimento del settore pubblico è previsto anch’esso nel nostro programma sia a livello strutturale (accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti, abolizione delle Province, abolizione delle Authority, ecc…), che di trattamento economico (adeguamento degli stipendi parlamentari alla media nazionale, abolizione dei rimborsi elettorali, eliminazione dei privilegi dei parlamentari, ecc…). L’unico settore economico che potenzialmente potrebbe essere affidato ai privati è quello turistico, purché sottoposto ad un attento controllo da parte dello Stato affinché arte e cultura non diventino appannaggio dei soli ceti abbienti.
3. Ritiene che la Città Metropolitana possa costituire una risorsa, possa essere motore dello sviluppo? Per Pistoia vede un’integrazione o una contrapposizione verso la città metropolitana? Facciamo riferimento a Firenze o a Lucca? Le politiche coordinate di area vasta possono essere importanti e recare effettivi vantaggi per i cittadini, ma delegare importanti funzioni amministrative alla città metropolitana di Firenze sarebbe un errore gravissimo per Pistoia, perché Pistoia sarebbe nell’area metropolitana la città più piccola, la città più povera e la città più marginale rispetto al centro fiorentino. Di conseguenza il suo peso sarebbe irrisorio e questa scelta significherebbe condannare Pistoia ad una condizione di emarginazione propria della periferia dell’impero. Bene invece cercare di ritagliarsi il ruolo di ponte tra Firenze e Lucca, cercando di avere funzione e considerazione da entrambe le due importantissime aree economiche della toscana. Le Città Metropolitane sono previste dalla nostra Costituzione a seguito della modifica introdotta con la riforma del titolo V art. 114 del 2001. Il problema non è tanto il “cosa” quanto il “come”: secondo noi, al pari delle Province attuali, esse non costituiranno alcuna risorsa né saranno motore di sviluppo.
4. Quale potrebbe essere l’opera che può innescare lo sviluppo del territorio? Ne indichi una.   Non c’è dubbio che la provincia di Pistoia abbia bisogno di un colpo d’ala importante per quanto riguarda una sua caratterizzazione che la ponga come punto di riferimento internazionale. Nel capoluogo esiste già il vivaismo che si è da tempo affermato sui mercati internazionali grazie al lavoro di tante aziende private. Credo che sarebbe importante, per l’ulteriore sviluppo di questo settore, creare uno centro di stoccaggio, carico e scarico unico, una piattaforma logistica di grandi dimensioni, una sorta di hub delle piante, dove ogni azienda possa conferire i propri prodotti che da lì, dopo essere stati opportunamente confezionati a seconda del luogo di destino, spediti celermente e con costi assai ridotti in ogni parte del mondo. Per quanto riguarda la Valdinievole, occorre attivarsi, invece, per rilanciare la tradizionale vocazione turistico alberghiera dell’intera zona, sfruttare di più e meglio, il nome di Pinocchio, conosciuto in tutto il mondo, costruendo un grande parco di divertimenti di dimensioni e vocazioni europee, dedicato, appunto, al burattino di Collodi.   Nessuna singola opera potrà innescare lo sviluppo del territorio, bensì l’interazione tra molte scelte strategiche: sviluppo rete ferroviaria, filiera corta, empori territoriali, programmi abitativi, riduzione rischio idrogeologico sono fra queste.
5. Può indicare un servizio che sia in grado di assicurare un futuro migliore ai cittadini? I servizi gestiti dal pubblico, notoriamente sono molto costosi e assolutamente scarsi in termini di resa. Un servizio che dovrebbe essere incentivato e potentemente rafforzato, anche con fondi pubblici, ma con gestione privata, dovrebbe essere lo sviluppo economico, interamente affidato ad un unico organismo pubblico/privato che si dovrebbe occupare di aiuto all’internazionalizzazione, i rapporti tra le imprese del territorio e l’Europa, il reperimento di fondi strutturali per le imprese che investono, la gestione di rapporti quadro con gli istituti bancari del territorio, servizi di marketing e di ricerca di nuovi mercati, gestioni di pratiche burocratiche per l’import export, ecc… Tutti servizi che attualmente sono svolti poco e male dalla camera di commercio e dalle associazioni di categoria con mostruosi sprechi e diseconomie. Parimenti alla risposta precedente, crediamo che non sia possibile indicare un unico servizio in grado di assicurare un futuro migliore ai cittadini, bensì un insieme organico di servizi, a partire dall’effettiva capillarizzazione dell’assistenza post-ospedaliera fino all’aumento dell’efficienza del trasporto pubblico locale.
6. Infine, è opportuno che il Sindaco del Comune capoluogo sia anche Presidente della Provincia (seppure in questa versione transitoria) oppure è meglio indicare un altro soggetto?   Credo che il sindaco di Pistoia abbia già abbastanza gatte da pelare. Assumersi ulteriori oneri e carichi di lavoro finirebbe per distogliere energie e attenzioni al già delicatissimo compito di primo cittadino del capoluogo. Credo che questo impegno dovrebbe essere assunto a tempo pieno da chi non fa già il Sindaco di un comune grande o piccolo che sia. Assai più opportuno sarebbe scegliere tra i consiglieri provinciali uscenti.   Il meccanismo di elezione del Presidente della Provincia previsto dall’attuale legge è quanto di più distante dal nostro modo di intendere la democrazia, in quanto pesano differentemente i voti dei singoli consiglieri a seconda del Comune amministrato, senza tener conto che invece la Provincia è la stessa per tutti. A questo punto lanciamo una provocazione: noi preferiremmo che il Presidente della Provincia fosse il Sindaco del Comune con il minor numero di abitanti.

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