nuovi schiavi. AI MIGRANTI, I LAVORI STAGIONALI

La vendemmia

FIRENZE-PISTOIA.  La stagione della vendemmia è imminente. Quella di quest’anno vedrà purtroppo la sciagurata consacrazione istituzionale dell’avvio dello schiavismo “legalizzato”, ovvero camuffato dalle iniziative di allocazione del Ministero del Lavoro in favore degli immigrati.

Questo, sarebbe un trascurabile dettaglio di rilevanza etico-sociale se non vedesse il contraltare della imminente esclusione dei molti lavoranti – cittadini italiani consolidati nella nascita – da sempre sottopagati e oggi prossimi a vedersi esautorare il posto con la regia dello Stato, cioè del governo dem.

La paradossale situazione non è limitata ai cittadini italiani, ma vede colpiti anche gli immigrati “ordinari” (si pensi alla storica comunità dei filippini ed eritrei) che anziché ricorrere alla spericolata traversata in barcone, facevano uso del “decreto flussi”.

Il decreto è una obsoleta norma che regola(va) la quota annuale di stranieri ammessi nel bel paese in “chiamata” (fissata nel 2017 in esatti 17.000 immigrati): chi si rivolge alle prefetture o agenzie preposte per assumere questo tipo di lavoratori, viene caldamente invitato ad attivarsi per assumere (in un regime di occultato “neo schiavismo”, coperto con contributi a fondo perduto n.d.r.) quegli immigrati che sono ospiti forzati nelle strutture delle cooperative di accoglienza, sulle quali abbiamo più volte acceso lo schermo.

Pistoia. Progetto migranti alla San Giorgio

Un lavorante italiano, usualmente impegnato in una raccolta stagionale di ortaggi e uva, poteva arrivare a guadagnare fino a 800 euro al mese ma, da oggi, non ci sarà confronto sul piano economico con i concorrenti africani: le cooperative, propongono i giovani immigrati per assunzioni con contratto a “tirocinio” con retribuzioni simboliche di un terzo e – questo è la vera beffa – un rimborso spese corrisposto dallo Stato (cioè dalle pubbliche casse) e non dall’azienda che procede alle assunzioni come tirocinanti.

I giovani africani, sono tutti molto volenterosi, disponibili e instancabili e, inoltre, non hanno nessuna rivendicazione sindacale, essendo dimostrato (chi scrive lo ha verificato) che nei paesi a regime semi-dittatoriale del continente africano i sindacati non esistono e nessuno sa cosa siano, non esistendo nemmeno lo sciopero!

Clamoroso il caso di Matteo Matteoli, un giovane enologo neo laureato che si trova brutalmente “sloggiato” dal suo lavoro, sostituito da un paio di giovani braccianti africani, meno competenti, ma più “convenienti” per l’azienda vinicola che lo aveva in forza.

I riferimenti istituzionali sulla questione hanno nome e cognome: Anpal Servizi spa (agenzia emanata dal Ministero del Lavoro) o il Lift (un acronimo esatto che significa: lavoro, immigrazione, formazione e tirocini) e altre ancora cooperative che sorgono nei territori in modo specializzato alla vocazione di lavoro, tutte coperte con i fondi Sprar, giustamente riservate all’accoglienza dei profughi di guerra richiedenti asilo.

Ma agli italiani chi ci pensa? Dovranno sperare nell’accoglienza delle mense della Caritas o forse, gli verrà negata perché non hanno i requisiti, essendo appunto nazionalizzati nel belpaese dalla nascita?

[Alessandro Romiti]

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