«OK CON GLI SLOGAN, MA BERTINELLI QUANDO RIPUBBLICIZZERÀ L’ACQUA?»

Acqua a peso d'oro
Acqua a peso d’oro

PISTOIA.  Una nota dei giorni scorsi, inviata dal Comitato Acquabenecomune Pistoia e Valdinievole, richiama per più di un aspetto un articolo che abbiamo pubblicato in settimana – Sap, Coisp, Consap, Sappe, Sapaf e Conapo manifestano davanti a casa Renzi – in cui si legge: «Si tratta […] di un modo per eludere il dispositivo della Corte Costituzionale che la scorsa estate ha dichiarato illegittimo il blocco contrattuale che in questi 6 anni ha causato un danno medio di 10 mila euro pro capite al personale.

«Un danno che si vorrebbe ammortizzare con una elargizione – perché di questo si tratta – di 960 euro! Per altro, la sentenza della Corte Costituzionale ha validità dal giorno della pubblicazione, dunque ci vengono scippati anche gli aumenti legittimi del 2015 per il periodo luglio-dicembre».

I sindacati delle forze dell’ordine hanno denunciato la non attuazione, da parte del Governo, di una sentenza della Corte Costituzionale: per la pubblicizzazione del servizio idrico è successo qualcosa di molto simile.

Nel giugno del 2011 ventisette milioni di italiani hanno votato per far tornare il monopolio dell’acqua in mano pubblica, come dovrebbero essere tutti i servizi, delicati o strategici, in regime di monopolio, come la giustizia e la difesa.

Rosanna Crocini
Rosanna Crocini

Invece in Italia, contro ogni principio di economicità del servizio, si è imposta una gestione mista pubblico-privata che trova una delle principali cause della propria fallimentare inefficienza proprio nella ragione sociale della società per azione, che ha l’obbligo di creare utili.

In altre parole mentre in altri Paesi le tariffe del servizio idrico servono esclusivamente alla gestione efficiente del servizio stesso, da noi i soldi che servirebbero per investire in depuratori, condutture all’amianto o colabrodo, vengono spartiti come utili gestionali trai soci proprietari: multinazionali e Comuni.

Comuni che, spesso sull’orlo della bancarotta o alla canna del gas – è questo il caso di Pistoia – non possono che accettare qualsiasi dividendo.

Alla faccia del referendum e delle promesse di intraprendere il percorso di ripubblicizzazione. E questo meccanismo perverso dell’acqua privata e delle società fallimentari e fuori controllo, come disse Alessio Bartolomei, è prima di tutto un’aberrazione economica: rileggete il caso dell’acqua di Saracena. Ecco di seguito la nota annunciata in apertura:

E i referendum? Come dice il Marchese del Grillo...
E i referendum? Come dice il Marchese del Grillo…

Le tariffe di Publiacqua SpA sono tra le più alte d’Italia. A Pistoia, fra i 150 ai 200 metri cubi annui, si spendono 3 € al metro cubo, mentre a Roma (fra 184 e 276 metri cubi) il costo è di € 1,19. Se si supera la soglia di 200 metri cubi annui, il costo arriva a € 4,48, mentre a Roma (oltre i 276 metri cubi) si pagano € 2,42 al metro cubo. Eppure sia a Pistoia che a Roma il gestore è sempre Acea!

Il principale motivo addotto da Publiacqua SpA per giustificare queste differenze è che le acque di Pistoia-Prato-Firenze sono fortemente inquinate e quindi devono essere sottoposte a trattamenti di potabilizzazione più spinti, con il conseguente aumento dei costi.

I trattamenti di potabilizzazione si basano sostanzialmente sull’uso dell’ipoclorito di sodio (varichina), una sostanza che – soprattutto a concentrazioni elevate – contribuisce all’aumento dei casi di cancro alla prostata, all’intestino e al retto, oltre a favorire la lesione delle tubature che, viste le decine di chilometri di condotte in cemento-amianto, facilita il rilascio di fibre anch’esse nocive per l’uomo.

A fronte di questa situazione, una politica orientata alla salvaguardia della salute umana e non al profitto avrebbe dovuto spingere i sindaci dei comuni serviti da Publiacqua SpA ad attivarsi per la riduzione e possibilmente eliminazione dell’inquinamento diffuso nei nostri territori da attività agricole (pesticidi) e industriali (piombo, tallio, cadmio e altre sostanze nocive).

Il-Tirreno-20-agosto-2014-etc - Renzi - Vannoni
Il Tirreno, 20 agosto 2014. Renzi e Vannoni

Infatti l’attuale qualità dell’acqua destinata ad uso potabile è a livello di terzo mondo per la presenza di feci, metalli pesanti, idrocarburi e pesticidi.

Come rilevato dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, il 90% delle acque del nostro territorio, ricade nelle categorie A3 e Sub A3, cioè di qualità pessima a causa della presenza di cadmio, piombo, tallio, con alte percentuali di salmonelle e coliformi fecali. Il tutto favorito anche da una rete idrica ridotta ad un colabrodo con circa il 50% di perdite.

Appare di tutta evidenza, per quanto rilevato sopra, che l’acqua destinata ad uso potabile non può essere affidata alla gestione privatistica di Publiacqua SpA che per sua natura non ha alcun interesse ad attivarsi per garantire la salute dei cittadini anche mediante sistemi di potabilizzazione alternativi che, sebbene più costosi, sono in grado di ridurre la pericolosità per la salute e per l’ambiente.

Cosa aspetta il nostro sindaco, in qualità di responsabile dell’igiene e della sanità pubblica, ad attivarsi, concretamente e non solo a parole, per togliere di mano la gestione dell’acqua ad un ente che ha dimostrato di avere grande attenzione per i dividendi degli azionisti (tra cui anche i comuni serviti da Publiacqua SpA!) e totale disinteresse per la salute dei cittadini che pagano tariffe altissime per un servizio che, come la rete idrica, fa acqua da tutte le parti?

Comitato Acquabenecomune Pistoia e Valdinievole

Vedi anche:

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento