“OLTRE LA CORTE”, IL CARCERE PROGETTATO DAI DETENUTI

Il tavolo della conferenza
Il tavolo della conferenza

PISTOIA. La riabilitazione carceraria consiste, per il detenuto, nell’uscire il prima possibile e rientrarci preferibilmente mai. Ma i luoghi di detenzione continuano ad essere pieni, oltre ogni ragionevole decente sopravvivenza, seppur coatta, compresa la Casa circondariale di Pistoia. Che una fortuna ce l’ha, però: si chiama Tazio Bianchi, il Direttore.

L’ultima sua frontiera abbattuta, oltre ad altre già felicemente sperimentate e che hanno avuto un impatto straordinario, soprattutto con i soggetti coatti, consiste nella creazione di Oltre la corte, un progetto rivolto, soprattutto, ai figli dei detenuti e che è consistito nel trasformare il cortile interno di Santa Caterina in Brana in un vero e proprio giardino, dove quanto prima, clemenza atmosferica contemplata, si svolgeranno i colloqui tra i detenuti e i loro familiari; un posto dove i figli più piccoli di chi sta scontando la pena non dia, apparentemente, l’idea di un luogo di costrizione, pena ed espiazione.

Ma la creazione del giardino, finanziata (13.000 euro) dalla Fondazione della Caripit, rappresentata, stamani, da Giuseppe Alibrandi e che ha visto la collaborazione, nel progetto, della Fondazione Un raggio di luce (Paolo Carrara), la Cassa Edile (Ornella Vannucci), OrtoXorto (Nicoletta Boccardi) e l’immancabile Antonio Sessa di Legambiente, della Fondazione Michelucci (Roberto Agnoletti) e dalla Giorgio Tesi Group, non è stata una semplice investitura architettonica: alla realizzazione del progetto hanno collaborato, oltre che parecchi enti e Associazioni, soprattutto un nutrito stuolo di detenuti, alcuni dei quali, stamattina, non sono voluti mancare all’appuntamento con l’ufficializzazione del progetto.

E non si è trattato di un semplice coinvolgimento formale, emotivo, distrattivo: i quindici detenuti che hanno fatto parte dello staff che ha interagito con i tecnici ha fattivamente interagito con la creazione del giardino, in un’ottica di residenza che è poi il cuore delle direttive del Direttore della struttura, Tazio Bianchi, inflessibile verso l’espiazione, ma altrettanto certo che solo dando un senso alla detenzione si possa nutrire la speranza di non rivederli mai più dentro.

Il progetto finale infatti è la risultante di una serie di combinazioni ecocompatibili che non solo ha reso artefici i residenti, ma li costringerà anche, al fine di una dignitosa conservazione, ad una sistematica opera di conservazione dello status quo.

Vero, anche l’attuale stanzone riservato ai colloqui, dove nell’odierna mattinata è avvenuto l’incontro per la presentazione dell’iniziativa, ha un aspetto tutto sommato rassicurante: lungo le pareti ci sono disegnati Snoopy, Lupo Alberto, Mafalda, qualche setter dell’indimenticabile Carica dei 101, alberi che sorridono, palazzi pieni di finestre senza sbarre con la gente che affacciata e felice, farfalle, fiori, colori. Ma per entrare, tanto gli ospiti, quanto i residenti, devono passare attraverso porte elettroniche, senza maniglie e venir osservati, durante le loro conversazioni, da agenti di polizia penitenziaria che stanno al di là di vetri antiproiettile a controllare che tutto si svolga secondo i riti.

I progettisti del cambiamento
I progettisti del cambiamento

Da quando il progetto sarà concluso dunque – presumibilmente entro la fine dell’anno – i colloqui tra i detenuti e i loro familiari avverrà, nei giorni nei quali le condizioni climatiche lo permetteranno, oltre la corte, in uno spazio interno alla casa circondariale dove l’impressione di stare in un posto dal quale non si può uscire se non alla fine dell’espiazione sarà ridotta ai minimi termini.

“Ringrazio tutti – ha sillabato Tazio Bianchi – per questo ulteriore passo in avanti fatto dalla struttura, dai suoi detenuti e nella strettissima relazione con la città. Un grazie particolare, però, voglio rivolgerlo a tutti gli operatori carcerari, che hanno colto prima e meglio di chiunque altro il senso di questo progetto: senza la loro scrupolosa e mite sorveglianza, probabilmente, questa idea sarebbe rimasta in un cassetto”.

Prima degli applausi finali, pieni di soddisfazione e speranza, su una delle pareti del salone che ha ospitato la conferenza sono state proiettate alcune slide del progetto; una di queste era la scannerizzazione del questionario riservato ai detenuti sull’opportunità e la funzionalità del giardino, con il quale si chiedeva il parere circa materiali, disposizioni, colori e altro da utilizzare per la creazione della corte. Oltre ai flag da apporre alle caselle relative ad interrogazioni specifiche, una delle domande – sulle finalità del progetto – contemplava una risposta scritta e nonostante lo stampatello non fosse esemplare, spero non esserci si leggeva benissimo.

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