OPPURE LA VERA RAGIONE È UN’ALTRA

L’Italia che aspetta a braccia aperte... e a mani vuote
L’Italia che aspetta a braccia aperte… e a mani vuote

PISTOIA. Dall’epoca della rimozione “democratica” di Berlusconi sino ad oggi, nonostante ci siano stati e ci siano svariati motivi per inscenare giustificate proteste di piazza, si è invece assistito alla totale scomparsa di qualunque forma evidente e sensibile di opposizione, di dissenso tangibile.

Quattro o cinque anni fa, prima che il Governo avesse finito di esporre una qualsiasi proposta, la piazza era già stata sollecitata e la mobilitazione generale attivata in ogni sua forma, tenuta com’era sempre coi motori accesi, coordinata con ogni mezzo, tutti rigorosamente beceri e chiassosi.

A volte senza le idee del tutto chiare sul motivo della protesta ma con l’intento preciso e convinto di dire di no, a prescindere dall’argomento, dal provvedimento suggerito, dalla sua validità, dalle necessità che lo avevano generato.

Popolo viola, girotondini, sindacati, ecc. ecc. sembrano essersi dissolti nel nulla, scomparsi del tutto, salvo dichiarazioni di facciata ridicole per la sostanza, inutili per l’efficacia. Le cose sono due, o va tutto bene e quindi perché inscenare proteste, oppure la vera ragione è un’altra.

È il rigore della gente di sinistra, ora al Governo, fedelissima alle disposizioni del partito e pronta al sacrificio del silenzio e delle tasse, anche quelle che ci impoveriscono rapidamente e stupidamente, pur di non scalfire la reputazione e le ideologie dettate da una parte politica che appare giusta “per legge”.

Del resto è arcinoto come il popolo dei moderati, che rappresenta la maggioranza del Paese, non è avvezzo a manifestare per strada con determinazione e costanza salvo rari esempi pacati e modesti.

Il risultato è lampante, un Governo senza un controllo attento e fattivo di una opposizione critica, decisa, capace di correggere e talora indirizzare l’operato di chi amministra è il segnale che il mutismo assoluto di tutti ci sta avviando velocemente verso la miseria generale. Incapaci come siamo di ribellarci a ogni forma di tassazione iniqua e sostenibile pagheremo fino allo stremo. E dopo gli aumenti esponenziali dei balzelli se ne profilano altri all’orizzonte ancora peggiori.

Nemmeno l’esempio della Spagna, che ha ridotto drasticamente le tasse, ci induce a porci qualche domanda, a riflettere e produrre qualche segnale di dissenso. I moderati non protesteranno, se non al bar o in famiglia, e pagheranno perché non sanno fare altro, gli uomini di sinistra pagheranno anche loro perché sostenuti da un credo glorioso, sorretti da eroiche ragioni di bandiera: ma il risultato finale sarà lo stesso per entrambi, la povertà.

Vedi anche: Una ripresa che non c’è e non ci sarà

[*] – Lettore, ospite

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2 thoughts on “OPPURE LA VERA RAGIONE È UN’ALTRA

  1. Egr sig. Fiore di Monozzo,
    ma lei in quale paese dei balocchi vive? Avrei volute vederle io le manifestazioni della “sinistra” (volutamente virgolettato) quando il delinquente-pregiudicato di Arcore era al Governo (ma anche adesso che non è più nè al Governo nè in Parlamento il suo potere di interdizione è ancora elevatissimo, se è vero che Matteino Renzi lo tiene comunque in gran conto).
    Ed invece, il popolo viola che Lei giustamente cita, i girotondi, ecc, hanno avuto lo spazio di un mattino e si sono velocemente squagliati.
    Anche la sinistra quella vera, quella estrema, quella ancora sovietica del tempo che fu, quella che davvero va in piazza ed anche con esecrabile violenza talvolta, ha rivolto le sue attenzioni a tutto (TAV, case sfitte da occupare, MOUS, ecc), ma mai ha avuto voglia di sporcarsi le mani una volta per gridare davvero contro il fu cavaliere di Arcore.
    Quindi, quello che sta accadendo adesso è figlio di ciò che accadeva anche prima; il popolo italiano, purtroppo è cloroformizzato, non reagisce più a nulla, inebetito in gran parte dai cellulari ed applicazioni connesse (provi ad andare una sera al ristorante e vedrà quanti ne trova, con lo sguardo perso davanti ad ogni genere di stupido feticcio, anche quando hanno già la pasta nel piatto e dovrebbero solo mangiare).
    Per il resto, sappia che io sono un tesserato P.D, ma quando, con me, vorrà parlare male di tale partito, almeno come esso è nella sua forma attuale, troverà sempre una porta aperta, anzi spalancata.
    E se Lei è di destra, sappia che io, pur senza conoscerla, La rispetto, perchè non posso pensare che i valori di onestà, di decoro, di rispetto della legge non Le appartengano solo perché è di destra. Io, a più di cinquanta anni di distanza da quell’epoca, ho un buonissimo ricordo di un politico degli anni ’60 che si chiamava Giiovanni Malagodi, del Partito Liberale Italiano. Ma, nella “destra” di oggi, Lei, figure come quella, riesce ancora a vederne? Io, sinceramente, no.
    E vorrei che quella che adesso è la “destra” in Toscana, la facesse davvero la opposizione contro la cricca guidata da Enrico Rossi, invece di trovare sempre accordi sotto banco, in un silenzio assordante, per coprire qualunque porcheria.
    Cordiali saluti,
    Piero Giovannelli

  2. FIORE DI MONOZZO ci scrive:
    Egr, Sig, Giovannelli la ringrazio per la risposta e per le riflessioni che mi invita cortesemente a fare. Sono abituato al civismo e tengo in gran conto chi come lei e come me fa di ciò una vetrina. Naturalmente come è giusto e doveroso che dissenta dalle mie osservazioni credo sia altrettanto consentito controbattere a quanto mi dice. Sul primo punto siamo d’accordo, anche se a lei non sembra, questo è davvero diventato, per me naturalmente, il paese dei balocchi ma non da ora ovviamente. Credo che forse farebbe bene a considerare verosimile questa affermazione e le evito le mille ragioni a suffragio e giustificazione di quanto l’Italia abbia ormai questa fama consolidata sia in ambito interno che internazionale, basta seguire un qualunque TG e utilizzare un minimo senso critico per giungere a tale ovvia conclusione. Distingue ancora destra e sinistra con chiarezza, beato lei, io evidentemente per limiti dei quali chiedo scusa, non riesco più a delimitare con determinazione le due aree politiche che spesso si confondono, se non nelle filosofie originali, almeno nei fatti concreti dei quali siamo ogni giorno testimoni. Che il “popolo” (le virgolette sono d’obbligo poiché siamo assai più simili a degli accampati) sia cloroformizzato ne sono ben cosciente ma ci sono istituzioni, come quelle sindacali che appaiono anch’ essi, ma più colpevolmente, in preda a una sorta di letargo costante dal quale non sembra possibile alcun tipo di significativo risveglio. I sindacati e l’ opposizione ( ammesso che esista e sia cosciente) avrebbero il compito di scuotere le menti e distogliere l’attenzione della massa dai telefonini la specie di droga che avvelena anime e corpi. Concordo in pieno con l’avvilente spettacolo dei ristoranti e dei loro avventori, la piazza della Sala è un esempio esaltante di come sembri sempre domenica, giorno di festa, proprio come accadeva nel paese dei balocchi ma, se non ricordo male ai giocosi frequentatori di quel luogo venne ben presto presentato il conto con una morale non facile da digerire. Mi auguro di cuore che abbia ragione lei. La saluto cordialmente.

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