ORSIGNA, EMERGENZA PER IL PONTE DEL MOLINO

Ponte del Molino, Orsigna, puntellato ed in degrado
Ponte del Molino, a Orsigna, puntellato e pericolante

ORSIGNA. La frazione di Orsigna, caratterizzata da numerose borgate sparse dette “case”, è quella col territorio a maggior altitudine del comune di Pistoia. Dalla piazza del borgo principale, con la chiesa di Sant’Atanasio, si prende la via di Paoluccio e si raggiunge, alla prima curva dopo appena 100 metri, un gruppo di case detto “Il Molino”.

Anticamente, infatti, erano attivi quattro mulini in serie, ancora perfettamente riconoscibili nella loro originaria struttura. L’ultimo di questi è ancora in funzione: si chiama il “molino di Giamba” e fa parte dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, itinerario della vita quotidiana.

Costruito grosso modo nei primi decenni dell’800 e usato fino al 1947, il mulino di Giamba è stato ripristinato dalla cooperativa Val d’Orsigna, anche su stimolo di Tiziano Terzani, agli inizi del 2000, anche grazie a contributi della Comunità Europea, costituisce l’unico mulino idraulico ancora attivo nel comune di Pistoia, attivo nella molitura delle castagne per la produzione della farina dolce.

Dettaglio della "precarietà" del ponte di Orsigna
Dettaglio della precarietà del ponte di Orsigna

Ovviamente un simile patrimonio storico e tecnologico si pone automaticamente come risorsa privilegiata su cui il Comune di Pistoia lavorerà per qualificare l’offerta della candidatura cittadina a capitale nazionale della cultura per il biennio 2016-2017.

Tra l’altro le infinite e impensabili curiosità di questo piccolo Tibet sono raccontate da Francesca Cosi e Alessandra Repossi in Orsigna terra di confine: storia tradizioni e leggende di una valle nascosta, uscito per Settegiorni Editore, in prima edizione nel 2008 e in seconda nel 2011.

Le ruote idrauliche che muovono le due macine di pietra sono mosse dall’acqua di un bottaccio alimentato da un fosso, o forra, che si getta poi nel torrente Orsigna e che viene superato dalla via di Paoluccio grazie a un antico ponte in pietra, raffigurato anche in fotografie di inizio 900 della collezione di Luana Paccagnini.

Ponte al Molino, Orsigna, in tempi migliori
Il Ponte al Molino, a Orsigna, in tempi migliori

Attualmente il ponte presenta alcune crepe nella balaustra in pietra ma soprattutto, osservando la campata dalle fondazioni, cioè dal basso, è puntellato da due pali che reggono grosse pietre ormai distaccate.

In altri periodi storici, recenti, le sistemazioni idraulico-forestali, condotte da Genio Civile e Corpo Forestale dello Stato, con relativi miglioramenti della viabilità, erano la priorità nella destinazione delle risorse pubbliche e, si può anche dire, con evidenti risultati di pubblica utilità.

Oggi, invece, senza voler resuscitare la “stradomania” degli anni ’60, quel fenomeno per cui, con Lando Bortolotti, bastava costruire una strada per indurre sviluppo economico, la manutenzione ordinaria di strade, ponti e ferrovie è un lusso che le finanze pubbliche, di comuni, province, regioni e enti come Fs e altri, non possono garantire.

Ponte del Molino, Orsigna [coll. Luana Paccagnini]
Ponte del Molino a Orsigna [coll. Luana Paccagnini]
Si racconta, e qualcuno finge anche di crederci, che mancano le risorse: le stesse vengono indirizzate però su opere non solo inutili, ma dannose in quanto inadeguate non solo a ripagare l’investimento iniziale ma addirittura il costo annuo di esercizio o gestione.

Gli esempi, dalla Brebemi e altre arterie viarie del Nord – il vero motivo di Expo 2015: una torta di soldi pubblici per finanziare opere su cui un privato non investirebbe in quanto non remunerative – sono infiniti; e la Gabanelli solo qualche mese fa (rivedi Le fatiche di Ercole) ha mostrato quanto pesino questi sprechi sul contribuente: circa 100 miliardi negli ultimi vent’anni.

Circa cento miliardi sottratti alle strade di città e montagna, a ferrovie dei pendolari, a scuole che crollano, a mura urbane e a ponti solo per comprare il voto di una parte parassitaria della società italiana che campa sugli sprechi come il Tav Torino Lione e altre idiozie moltiplicatrici del debito pubblico: la politica dello spreco che piace sempre a tanti.

Ma finché i toscani continueranno ad accettare con indifferenza – ad esempio – la rimozione di funzionari dell’ufficio Via (Valutazione Impatto Ambientale) per consentire l’autorizzazione di autentiche e fallimentari (economicamente) follie come il sottoattraversamento Tav fiorentino, peraltro bloccato dalla Magistratura e segnalato da Cantone come pieno di irregolarità e criticità, ci terremo, oltre ai vari ebetini (di Firenze, di Vinci, di Montecatini etc.) di politici a dir poco caricaturali, anche la garanzia della perdita del nostro benessere materiale più immediato.

Diversamente gli amministratori troverebbero il modo di mantenere ponti, strade e tutto quanto risulti utile alle esigenze concrete di chi prova a vivere onestamente in un sistema sociale integrato con il territrio e senza “guerre tra poveri”, come quelle inevitabilmente favorite dalle volute ristrettezze.

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