PACINI CUCINA CHIUSA: «LA MENSA È FINITA, ANDATE IN PACE»

Simone Fini, Silvia Cormio, Sonnj Paccagnini e Carluccio Ceccarelli
Simone Fini, Silvia Cormio, Sonnj Paccagnini e Carluccio Ceccarelli

SAN MARCELLO-MONTAGNA. “Sarete ricordati per coloro che, dopo 160 anni di onorato servizio, hanno chiuso la cucina del Pacini di San Marcello Pistoiese”. È stata questa la frase emblematica e riassuntiva della serata di ieri: pronunciata da Gabriele Ferrari, ex-Presidente dell’Avis della Montagna.

Siamo a San Marcello e si parla della chiusura-lampo (in ogni senso) della cucina del fu ospedale Lorenzo Pacini: quella per la quale, con una nota ufficiale, l’Asl 3 di Pistoia, ha minacciato – chiunque parli: anche noi, quindi – di denuncia per procurato allarme. E se non credete alle nostre parole, leggete qui e rinfrescatevi bene le idee.

Il problema è presto rappresentato. L’Asl 3, con la mannaia in mano (i suoi ferri del mestiere sembrano essere due: la mannaia per la spending review e il machete per le minacce alla stampa che parla e turba le coscienze della gente: perché tutto va bene per definizione in Asl 3 e nella sanità di Rossi e Marroni!), con la mannaia in mano, dicevamo, dall’oggi al domani ha chiuso il settore cucina dell’ospedale più squartato del mondo, il Lorenzo Pacini appunto.

Perché lo avrebbe fatto? È semplice: si sono accorti che quel settore, quello da macellare per le pulizie di primavera, era alloggiato in adiacenza – pare – a quel cascame che ormai i sanmarcellini conoscono perfettamente perché si sta sbriciolando: la Fondazione Conservatorio di Santa Caterina, un rudere per il quale nessuno, di nessun tipo e di nessuna specie (banche, fondazioni, enti pubblici e altro), ha voluto assolutamente spendere una palanca, uno spicciolo, un centesimo. Ne sa qualcosa Sauro Romagnani, il Presidente autodimissionàtosi: chiedetelo a lui.

Una mattina [l’Asl] si è svegliata ma non ha trovato, come dice il canto caro ai progressisti, l’invasor: si è accorta che lì, fra le mura di un paese bombardato, la cucina del Pacini non poteva starci – e allora… chiudiamo! Tanto a preparare i pasti ci penserà la Dussmann da Pistoia. Insomma: Il morbo infuria | il pan ci manca, | sul ponte sventola | bandiera bianca!

A San Marcello il morbo è rappresentato dai tagli dell’Asl; il pane che manca è quello della Montagna da anni vittima della recessione e delle ruberie in Comunità Montana – su cui nessuno (ed è ormai sin troppo chiaro) vuole indagare e far chiarezza fino in fondo; e la bandiera bianca rappresenta il senso di disperazione e di impotenza della gente del posto che non intravede via di uscita, perché la politica, l’amministrazione e perfino la magistratura sono ormai viste come eventi e cose di un mondo a dir poco marziano.

Lo sgombero del Pacini dopo il 'potenziamento'
Lo sgombero del Pacini dopo il ‘potenziamento’

Assemblea, ieri sera, in sala consiliare del Comune per discutere di questa ulteriore mazzata fra capo e collo. Un’assemblea indetta dal Sindaco Cormio, a cui, per l’Asl, si è presentato il dottor Simone Fini. Erano presenti anche il Vicesindaco Sonnj Paccagnini e l’Assessore Luca Buononimi; poi il Sindaco di Cutigliano, Carluccio Ceccarelli. E non potevano mancare “Gli altri”, la cooperativa dei tagliati, degli esodati a forza, proprio quelli che, insomma, contano il giusto o anche meno. Per non dire un bel nulla.

E da ‘interna’ che doveva essere, ecco che l’assemblea – tanto per non destare preoccupazione e allarmismi di quelli che l’Asl 3 non tollera – si trasforma in una trafficata presenza pubblica; una cinquantina di persone, segno che le sorti degli altri stanno a cuore alla gente della Montagna sempre più maltrattata dall’arroganza del potere e dei burocrati da centinaia di migliaia di euro di compensi all’anno mentre gli altri fanno la fame.

Ieri sera viene fuori il problema dell’agibilità e della salubrità dei locali delle cucine e dei magazzini di San Marcello: ma come si capisce da lontano un miglio, il nòcciolo della questione non sta qui o si sarebbe trovata un’altra soluzione, rapida ed efficace. Del resto – a quanto si dice sempre più spesso e senza sostanziali smentite – neppure il radioso San Jacopo avrebbe l’agibilità e tutte le carte in regola per rimanere aperto…

Il male – anche se l’Asl 3 non gradisce – sta evidentemente alla radice, se ben si vede: è proprio l’Asl3 ad essere un’azienda ‘a-contrattuale’; un’amministrazione pubblica che sottoscrive i patti (territoriali) e che, come ricorderete, li applica ancor prima che siano passati e ratificati attraverso la conferenza dei Sindaci; che si impegna, per scritto, a discutere preventivamente qualsiasi nuova mossa di qualsiasi genere che riguardi la sanità, ma poi viaggia spedita come in questo caso, a refe nero, e abbassa la sua mannaia di spending senza avvertire nessuno: tant’è che i Sindaci – se è vero quello che hanno detto ieri – non sapevano nulla di questa ulteriore ghigliottinata a San Marcello e alla Montagna.

L’Asl 3, però, è buona e giusta. Ha aperto un canale con i dirigenti della Cooperativa “Gli altri” per cercare una soluzione e per impegnarsi a far sì che neanche un posto di lavoro venga perso. Nel primo periodo dovranno essere attivati gli ammortizzatori sociali, poi l’Asl, trovandosi nella necessità di effettuare delle gare di appalto per i servizi delle Rsa (residenze sanitarie assistite?) in cui sono dislocati dipendenti dell’azienda stessa che rientreranno nell’organico Asl, si verranno a liberare dei posti che (se e chi vincerà la gara?) rappresenteranno una possibile occasione di reimpiego per gli attuali lavoratori dell’ex-servizio mensa del fu Pacini.

Proteste in Montagna
Proteste in Montagna

Riflettete bene: fra se e forse e possibilità, non c’è una certezza per nessuno. Non sappiamo se avete capito, ma non crediamo che siate così sprovveduti da non comprendere che questo è un modo come un altro per dire, ai lavoratori e alle loro famiglie, «Campa cavallo, che l’erba cresce!».

Evviva, allora, la trasparenza e la limpidezza. Evviva la Sanità Toscana di Rossi. Quella dei 420 milioni di Massa rispalmati su tutti i toscani; quella che spende quasi due miliardi di € in 19 anni per quattro ospedali-disco volante, che per giunta prendono anche fuoco (vedi), e che accentrano tutti i servizi gettando nella disperazione decine di famiglie che alla crisi, fino a questo punto, hanno già dato fin troppo. Bravi tutti davvero!

E grazie all’impegno incessante e indefesso del Partito [più] Democratico che c’è!

 

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