pallacanestro. PAOLO MORETTI, SERVITO!

PISTOIA. Fosse un giocatore di poker, Paolo Moretti sarebbe lo specialista del bluff, capace di lasciare in mutande l’avversario riuscendo a vincere un mucchio di soldi senza una carta buona in mano.

Fosse il regista di un kolossal americano, Paolo Moretti sarebbe uno dei fratelli Wachowski, vedi qui, re degli effetti speciali e teorico di una realtà parallela sottostante a quella quotidiana di tutti noi. Al termine di una stagione complessa, il coach ha dichiarato – leggi qui – di aver chiuso la stagione con un sorriso. Ne siamo tutti lieti, ma la domanda nasce spontanea: da quando la Pallacanestro Varese è diventata una onlus?

Quanto costa, infatti, donare un sorriso? La Fabbrica del sorriso, per esempio, propone spesso raccolte fondi al costo di due euro a messaggio e cinque euro da rete fissa. Quanto potrà mai essere costato, invece, rendere felice Paolo Moretti? Ho paura che il sorriso del coach sia costato alle casse del consorzio lombardo qualcosa in più del previsto. In verità, la stagione del nostro ex, già scolpito nella storia, già idolo della sezione Agliana, può essere sintetizzata in un unico aggettivo: fallimentare.

Esagero? Non credo proprio. Qualcuno sicuramente ricorderà le promesse del coach ad inizio stagione, per i carenti in fosforo è possibile rinfrescare la memoria ascoltandole qui. Playoff obiettivo dichiarato, sissignore, ma la dichiarazione che oggi fa effetto è quella in cui Moretti afferma che sarà bene non commettere errori nel mercato estivo così da avere maggiore soddisfazione in inverno. Non è andata esattamente così, vero?

Non riuscivo a credere ai miei occhi quando ho letto un commento di un tifoso varesino che ha ringraziato di cuore Moretti perché, parole testuali, una squadra che a malapena ad ottobre riusciva a passarsi la palla ha sfiorato uno spettacolare ingresso nei playoff. La domanda mi sorge spontanea e la voglio fare in romanesco: “ Ah Paolì, ma che glie fai ai tifosi?”.

Paolo Moretti [foto Elisa Maestripieri]
Paolo Moretti [foto Elisa Maestripieri]
Ma insomma, com’è possibile dimenticare sette nuovi tesseramenti di giocatori a stagione in corso? Non una, sette volte a bussare alla porta della dirigenza per chiedere di scucire soldi perché, col materiale scelto a settembre, non si riesce a passare la metà campo. Una squadra talmente assemblata male che non è stato necessario un rinforzo, è necessario buttare all’aria tutto e proporre almeno tre versioni diverse della stessa squadra. Sette cambi, signori. Meraviglioso.

Si usa dire che nello sport c’è una legge tremenda, quella per cui è sempre l’allenatore che paga le colpe di tutti perché è più semplice cambiare il coach piuttosto che rivoluzionare il roster. Lo sa bene anche il nostro bravo Beppe Valerio, per fare un esempio. Moretti no. Blindato dal solito contratto importante e di lunga durata – nel sottoscrivere accordi è oggettivamente bravissimo, questo va riconosciuto – il coach è necessariamente intoccabile da qualsiasi dirigenza non voglia andare in affanno.

Piacerebbe anche a me vivere nel mondo fatato di Paolo. Poter presentare lo stesso atto di citazione sette volte in sette versioni diverse, col Giudice che nulla eccepisce ed il cliente che è felice e paga lo stesso sarebbe un bel sollievo e toglierebbe molta ansia al mio lavoro. Paolo, mi spieghi come si fa? Come si fa ad ottenere tutti quei giocatori a libro paga senza mai venire messo in discussione?

Come si fa ad essere osannati a fine stagione nonostante l’obiettivo minimo sia stato fallito e tu abbia fatto spendere l’equivalente del budget di tre stagioni? Com’è possibile che il pubblico osanni te e sia super critico con chi si è frugato in tasca? Davvero qualcuno crede che a settembre un coach dal carattere forte come quello di Moretti non abbia messo bocca nella costruzione della squadra? Eppure anche Varese è sembrata sbilanciata sugli esterni e senza un lungo vero per lunghi tratti, davvero quella tipologia di scelte non vi ricorda la GTG degli anni passati?

dalla pagina Fraport Skyliners
Dalla pagina Fraport Skyliners

Di più, nello stesso delirio collettivo, che anche a Pistoia quando si parla di Moretti conosciamo molto bene, a Varese si passa da considerare l’impegno infrasettimanale da una sottospecie di torneo dell’amicizia, cioè un intoppo che impedisce lo sviluppo armonioso del gruppo di giocatori, alla più bella delle coppe europee appena vengono conquistate le F4.

Varese ha una tradizione gloriosa di coppe Campioni e si fatica a credere che qualcuno possa scaldarsi per l’equivalente del trofeo Berlusconi, eppure Paolo riesce anche in questa magia. Fantastico.

Finisce per buttare via la vittoria a venti secondi dalla sirena, ma quando qualcuno accenna che forse non era il caso di tenere in campo un Davies cotto e forse era meglio far giocare Campani, viene sommerso di fischi. Paolo non ha sbagliato nulla, con otto giocatori in rotazione era impossibile fare meglio. Fa sorridere pensare che, tra questi otto, ci siano campioni del calibro di Kangur e Wright, ma Moretti è il numero uno e tanto deve bastare.

Del resto è più che comprensibile l’atteggiamento del varesino, lo stesso del tifoso pistoiese per troppi anni. Ripercorrere la storia di Paolo a Pistoia è capire come, nella società di oggi, l’unica cosa davvero importante sia riuscire a comunicare senza sbavature.

Maurizio Lasi [da basketrieti.com]
Maurizio Lasi [da basketrieti.com]
Moretti subentra a Lasi, come ricorderete, in una stagione complessa. La squadra è composta da Darby e Santolamazza in regia, Infanti, Rosselli e Rabaglietti esterni, Tyler e Fiorello sotto canestro. Darby non gira, Elton è il solito vagabondo, Rabaglietti sembra un pulcino bagnato impaurito dal palazzo, Santolamazza è un giovane di belle speranze, Guido e Fiore sono gli unici che predicano nel deserto.

Paga l’allenatore, come sappiamo. Arriva Moretti, ma arrivano anche un nuovo playmaker e due giocatori in più del calibro non banale di Casini e Brian. Insomma, tre titolari su cinque cambiati e quintetto base rivoluzionato. Ci salviamo e parte il ritornello che è tutto merito di Moretti, nessuno che venga sfiorato dall’idea, banale in verità, che con tre innesti da quintetto base anche il buon Lasi avrebbe saputo fare meglio.

Tra Fucka prima e Galanda dopo Pistoia non trema più. Con campioni di tale spessore è normale sia così, ma a furor di popolo il merito è solo di Moretti. Arriva la stagione della promozione e viene da chiedersi se sia merito di San Paolo anche che Barcellona, favoritissima, abbia deciso di autoeliminarsi dalla corsa promozione con un secco 0-3.

Si arriva alla finale contro una Brescia che sarebbe da strapazzare, eppure non mancano le perle del nostro coach. Gara due, time out di Brescia con palla in attacco ed i nostri avanti di due, pochi secondi alla sirena finale. Rimessa laterale dalla metà campo, Brescia con un passaggio riesce a liberare uno dei migliori tiratori dalla distanza ma il ferro ci è amico ed è festa grande.

Ci si domanda come sia possibile fare un errore del genere al termine di un timeout difensivo, ma la colpa è sicuramente dei giocatori.

Gara tre, a metà partita siamo sopra nove ed è promozione nell’aria, purtroppo nel secondo tempo la squadra si spenge ma la colpa è del caldo eccessivo. Gara 4, Meini viene sostituito a circa tre minuti dalla fine del primo quarto e dimenticato in panca per tutto il secondo tempino nonostante un Saccaggi disastroso. Rimette piede in campo ad inizio terzo quarto, cioè dopo più di mezzora in cui non ha toccato palla, in molti si chiedono come mai non riesca a rientrare in partita ma a nessuno viene in mente possa essere colpa di una rotazione assurda.

Finirà in gloria gara 5, Moretti se si candidasse sindaco vincerebbe le elezioni a mani basse. Nessuno che ricordi lo sforzo dello sponsor nel prendere a fine stagione Diego Fajardo, con Borra primo cambio la promozione sarebbe rimasto un sogno, ma il merito è solo del condottiero.

Primo anno di serie A, Maltinti non fa mistero di aver cominciato la raccolta fondi per cacciare Daniel. Il buon Ed ha un sussulto all’ultima partita utile, gli viene concesso tempo e piano piano lo stesso lungo di cui il coach ha chiesto la testa diventerà un fattore in una stagione da incorniciare. Non sarà che hai anche un po’ culo, Paolo?

Davide Moretti [foto Maestripieri]
Davide Moretti [foto Maestripieri]
Estate 2014, Moretti tentenna. Tutti lo vogliono perché Paolo è il numero uno, ma nessuno lo prende. Chissà perché ai piani alti, gli unici dove potrebbe guadagnare lo stipendio che gli viene riconosciuto a Pistoia, non si fidano. Ma non era il più bravo di tutti? Fatto sta che nessuno lo prende, così lui, commosso ed emozionato, in una conferenza stampa che rimarrà storica annuncia di aver scelto Pistoia convinto dal progetto.

Quale sia questo progetto, lo scopriremo solo mesi dopo, quando Paolo declasserà la nostra maglia ed i nostri colori alla stregua di un asilo nido dove far crescere ed allevare il figlio.

Sarebbe troppo ovunque, a Pistoia no. Sia chiaro, Davide diventerà un grandissimo, su questo nessuno ha dubbi. Il problema è che ogni cosa pretende il proprio tempo, sedici anni ed un fisico da costruire suggerirebbero prudenza, ma Paolo tira dritto perché a Pistoia può fare sostanzialmente ciò che vuole. In difesa giochiamo in quattro e davanti si preferisce non ribaltare il lato per non passar palla a Davide, ma va bene lo stesso così.

Arriviamo all’assurdo per cui si preferisce limitare al minimo l’utilizzo di un giocatore come Magro, lungo nel giro della nazionale, perché patirebbe alcuni accoppiamenti con certi americani, ma il piccolo di casa può giocare perché si farà. Nel frattempo perdiamo partite, ma cosa importa? Il bimbo si farà.

Estate 2015, anche la dirigenza si è seccata del coach. Qualcuno si accorge improvvisamente che forse è più logico investire qualche soldo in più nei giocatori che nel coach, il clima non è dei migliori. Maltinti annuncia che la prossima squadra sarà piena di giovani talenti, la campagna abbonamenti si è appena aperta e c’è da fare cassa, lo scopo del Presidente è motivare il tifoso ad abbonarsi pur consapevole delle difficoltà economiche. In un quadro del genere, Paolo Moretti appena 24 ore dopo l’annuncio di Maltinti piazza il figlio a Treviso.

Non sarà mica un modo per mettere in affanno la nostra dirigenza? Impensabile, il condottiero è stato consacrato gran coach a Pistoia ed è impossibile ci voglia destabilizzare. C’è forse una buona uscita da riconoscere? Non è chiaro, ma del resto il contratto è stato firmato solo un anno prima e nessuno ha obbligato Maltinti a firmare, chissà poi se Moretti troverà la nuova squadra. Insomma, per ogni domanda scomoda il tifoso adorante ha la giustificazione pronta.

la targa dimenticata dal massaggiatore
La targa dimenticata dal massaggiatore

La nuova squadra viene trovata, chissà perché il progetto dell’anno prima è svanito, fatto sta che Paolo subentra in una piazza storica dove si è visto fare un fiasco dopo l’altro ed è impensabile si possa fare peggio. Un uomo solo per sfide impossibili, vero o no? Promette i playoff, cioè il minimo sindacale per Varese, ed arriva nono.

Avrà l’impudenza di lasciare anche la targa donata dalla società nel primo ritorno a Pistoia, ma anche in quel caso la colpa sarà stata del massaggiatore che se l’è dimenticata vicino alla panchina. La targa prenderà polvere per mesi nello sgabuzzino del PalaCarrara, Paolo ci teneva talmente tanto che se la farà riportare con calma un girone dopo, quando Pistoia perde a Varese.

Insomma, un grandissimo coach, che ci ha lasciati col nono piazzamento – qualcuno della nidiata sui social aveva scritto ce ne saremmo amaramente pentiti ed in molti se lo sono segnati, giusto per chiarire il senso del pezzo – e che se oggi prende il binocolo e mette a fuoco ci vede in alto a fine stagione, sesti e felici. Sì, c’è vita oltre Moretti. In bocca al lupo, Paolo.

[Luca Cipriani]

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4 thoughts on “pallacanestro. PAOLO MORETTI, SERVITO!

  1. Leggo con stupore, rammarico e disgusto questo pezzo cosa che raramente mi succede quando “sfoglio” questo quotidiano on line. Premetto di non essere un amante del basket ma di essere un amante di Pistoia e di tutto quello che riesce a darle lustro, cosa che purtroppo raramente accade. Premetto pure di non essere uno di quei tifosi occasionali della gtg , come tanta gente di adesso ( a sentire adesso tutti quelli che vanno ora al palazzetto , ci andavano già quando la squadra era in serie z…..e scusate ma ne dubito fortemente). Premetto infine di essere uno sportivo, non abituato a cavalcare l’onda ma a vivere nel bene e ne l male quello che lo sport mi regala, a seguire la mia squadra del cuore sia quando vince che quando perde. L’articolo mi stupisce perché scritto un anno dopo la partenza di Moretti, a dimostrazione di quanto sia facile salire e scendere dai vari carri, dato che lo si può fare senza pagare biglietti di sorta, e’ gratis. Leggo con rammarico perché a prescindere dal personaggio , pure io che non seguo abitualmente il basket , so che Moretti ha dato tanto a Pistoia e ai pistoiesi… Di certo ha pure ricevuto ma questo è’ un altro film. Mi disgusta perché si tira in ballo tutta una serie di argomentazioni , o esempi, anche tecnici che chi più di me capisce di palla a spicchi dovrebbe ben sapere essere soggettivi, ma la peggiore è’ stata la parte in cui si parla di asilo nido per il figlio…… Sbaglio o si parla di uno che ha portato a pt uno scudetto a livello giovanile??? E ci si lamenta se poi in Italia il giovane non cresce e ci sono troppi stranieri??? Forse, a prescindere dal fatto che ne fosse il figlio , possiamo dare atto di aver avuto coraggio a proporre in campo un talento, giovane ma sempre un talento? Rispetto l’articolo e il suo autore ma questa è’ la semplice opinione di uno che ringrazierà Moretti così come ringrazierà sempre melani, maltinti, borgo, clagluna,agostinelli,Frustalupi, Esposito,galanda, pagotto, ecc ecc ecc
    Saluti

    1. Gentile Michelelando,
      sul figlio ho scritto “diventerà un grandissimo, su questo nessuno ha dubbi”, limitandomi alla considerazione, che a me pare banale in verità, secondo cui ogni cosa necessità del proprio tempo fisiologico e che, a mio opinabilissimo avviso, la scorsa stagione non era ancora pronto per la massima serie. Ora, se lei trova disgustoso un parere del genere io non so cosa farci. Rispetto il punto di vista e ne prendo atto, ma onestamente non mi sembra di aver scritto nulla di trascendentale.
      Davide tra l’altro sta facendo benissimo in Legadue, dove però, sempre per la mia più o meno condivisibile opinione, non vi è lo stesso livello tecnico ed atletico della massima serie. Dopodiché, come scritto nel pezzo, certamente si farà anche ad altissimi livelli, ma credo la mia critica, che credo converrà con me non è alla persona, ma alla scelta di farlo giocare la scorsa stagione, sia legittima. Condivisibile non so, ma legittima certamente.
      Quanto al resto, il coach è personaggio di interesse pubblico per chi si occupa di pallacanestro, a maggior ragione nella nostra città. Avessi scritto che una stagione iniziata male è finita in scioltezza, nessuno si sarebbe stupito del fatto mi interessassi di lui un anno dopo.
      Se screma dall’ironia, che può essere apprezzata o meno ma sempre ironia resta, non è stato scritto nulla di più di un racconto di una storia di una carriera in cui i momenti di gloria e quelli di affanno andrebbero però più equamente divisi tra i vari protagonisti delle vicende. Tutto qui.
      Ripeto, so che esponendomi mi prendo anche io le critiche del caso, quindi nessun problema a leggere anche la sua, resta il fatto che continuo a non capire cosa possa esserci di così “disgustoso” in questo pezzo.
      Un caro saluto

  2. Buonasera Sig.Cipriani,
    Ho usato il termine disgustato che è’ un po’ forte ma leggendo il suo articolo la sensazione che avevo , man mano che lo scorrevo, era simile a quella che si prova quando per sbaglio si mangia qualcosa di avariato, ha presente come si storce la bocca in quei casi ?? Ecco quella era la mia sensazione di disgusto, dovuta in primis al fatto che Moretti e’ stato a pt 6 anni e tante delle sue parole potevano essere scritte quando era qui, poteva leggerle e rispondere. Invece no, nel classico modo di fare italiano ha lasciato che se ne andasse per sparare tutte quelle cose . Magari avrà ragione lei, ma probabilmente sarebbe stato più di buongusto se si fosse limitato a constatarne il fallimento a Varese , invece no , con molta poca signorilità lo ha attaccato per episodi dei suoi anni trascorsi a pt , ormai passati in giudicato , a mio modesto parere.
    E poi il discorso sull’asilo….. Non solo pure quello era possibile affrontarlo nel momento in cui stava accadendo, ma così scrivendo c’è da capire quanto lei ritenga un ‘Aquila furba e arrivista Moretti, e quanto invece ritenga scimmie i dirigenti e addetti ai lavori della gtg.. ( maltinti, galanda,ecc ecc)…
    Sbaglio ???
    Cordiali saluti

    1. Gentile Sig. Michelelando,
      guardi che collaboro con Linee da quasi due anni e non è che mi sia mai particolarmente tirato indietro nello scrivere quel che pensavo. Dubito ne abbia voglia, ma basterebbe riscorrere indietro nel tempo per trovare ciò di cui parlo. A parte il post di saluto a fine stagione scorsa, dove non vi era motivo di polemizzare ma anzi coglievo occasione per i ringraziamenti di rito, quando ho ritenuto di criticare l’ho fatto.
      Certamente non può pretendere potessi farlo prima di essere inserito in redazione, intendo per le partite più risalenti. Mi creda, non sono nè sceso nè salito su alcun carro.
      Mi permetta, inoltre, nessun passaggio in giudicato di alcunchè, non si parla di reati ma di partite di pallacanestro. Non vi è alcuna intenzione di ergersi a Tribunale da parte mia, ci mancherebbe altro, ma ribadisco con forza che è mio diritto pensare che quando le cose sono andate bene non fosse solo merito del coach e quando le cose sono andate male non sia sempre stata colpa degli altri.
      La prego di non mettermi in bocca cose non dette. Mai scritto di aquile o scimmie, credo piuttosto di poter dire che, in verità, anche la storia di questa stagione dimostra che l’ambiente pistoiese è quello ideale per cercare di lanciare allenatori in cerca di sicurezze.Ovviamente non mi illudo, nel senso che prima o poi arriverà il mercato sbagliato davvero o la squadra che non gira, tuttavia credo che molti meriti non vengano spesso riconosciuti ad un direttore sportivo bravo come il nostro, piuttosto che alla serenità di un ambiente che, anche quando sul campo qualcuno sbaglia, tifa e sostiene se possibile più di prima. Un ambiente sano, dove molti hanno fatto bene perchè tutti gli elementi funzionano. Tutto qui. Nessuna aquila e nessuna scimmia, un ambiente che nell’insieme funziona. Ecco spiegato il “c’è vita oltre Moretti”. slogan coniato non dal sottoscritto ma da alcuni tifosi di gradinata.
      Qualcuno pensava ci dovessimo pentire della partenza del coach, che fu certamente propiziata da una dirigenza che non intendeva più tener fede ad un contratto ritenuto ormai troppo oneroso, ma evidentemente il coach non era l’unico fattore di successo ed è stata una grande annata. Tutto qui

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