palle all’idrocèle. PRETENDERE CHE IL POPOLO CAPISCA, È UN CREDERE CHE IL VIVER NON FINISCA

Anche se “sono pietre”, come sosteneva Carlo Levi, le parole – specie quelle dei sindaci e delle amministrazioni comunali, use a permettere a gente come il geometra Franco Fabbri e non solo, di rilasciar condoni anche senza accertamenti di sorta o documenti di rito – non pesano: almeno fin quando, come a Ischia, un’intera montagna scivola a valle e qualcuno ci rimette la pelle e le palle


«Lasciate che i bambini lavorino per me, non glielo impedite» [Romiti 10, 13]


SVÉGLIATI ROMITÌN, PIGLIA COSCIENZA:

SINCACO FAR ’UN PÒI, SE POCA HAI SCIENZA.

E PUR SE TIVVUÈL TI FA VOLARE,

DI SCIENZA INFUSA ’UN TE NE PÒLE DARE!


 

Metodologia delle scelte politico-amministrative dell’elettore medio italiano e quarratino in particolare

 

Nessun cittadino di Quarrata, se avesse una «palla all’idrocèle» (vedi immagine), penserebbe di rivolgersi a un urologo che non ha mai sostenuto altro esame che quello della licenza media – e magari per il rotto della cuffia.

Perché le palle, lettori cari, sono sacre e inviolabili, nonostante la teoria gender e il sesso fluido, come sostengono Letta, la Elly Schlein, la signora Monica Cirinnà o la Laura Boldrini, amica di Fratoianni e di Karl Marx Soumahoro.

Stranamente, però, in politica, la maggior parte dei cittadini di Quarrata sceglie degli amministratori analfabeti per mandare avanti i propri interessi collettivi legati al cosiddetto bene comune.

Forse perché questa maggior parte è analfabeta come quelli che si sceglie per capi; e crede che altro sia il chirurgo urologo che taglia le palle e le bonifica dalle alluvioni coglionarie, altro un sindaco, il cui unico taglio si limita (come accade per i sindaci) al taglio dei nastri per panchine arcobaleno, per l’inaugurazione di o-pere (meglio pere) pubbliche e di bistecche da pappare a quattro ganasce alle feste di paese o al Parco Verde.

Me lo ha ricordato, stamattina, l’improvvido sindaco Romiti-no, il quale, pur avendo dichiarato di essersi formato alla scuola tecnica del Pacinotti a Pistoia, non risulta si sia mai “laureato” neppur nell’avvitatura di un dado su un bullone.

C’è da credere che, data la sua altissima scienza, il primo cittadino quarratino creda che gli unici dadi che esistono siano quelli del gioco dell’Oca e dei brodi Star o Knorr. E sarebbe già tanto.

Piante alla Màgia? Romiti, òccupati di vedere cosa hanno combinato i tuoi uffici tecnici del territorio negli ultimi 20 anni sotto il tuo assessorato ai lavori pubblici e il sindacato del tuo padrone Marco Mazzanti. Poi vedi se ischia c’è anche a Quarrata, sul Montalbano e nella Piana… Ah, ma tu sei quello che aveva come assessore all’edilizia uno che costruiva capannoni abusivi a casa sua, Simone Niccolai…

Amministra, il Romitino, un paese felice: Quarrata. Un Comune con 28 mila abitanti che non pensa affatto ai propri coglioni (che, in effetti sono troppi, specie quelli che viaggiano su due gambe…) e, senza aver mai fatto altro che incollare gomma-piume per divani, o pigiare il bottone della porta girevole della banchina di Vignole, oggi Bat[man], Banca Alta Toscana. Questa, gente, è la sua alta dottrina.

Così, per volontà dei suoi sostenitori, il Romitino si è ritrovato nullafacente in pensione, ancor giovanissimo, a rappresentare le “palle idrocèliche” di una comunità senza altra attività che quella di dedicarsi alla piantumazione di alberi a Villa La Màgia, la casa del padrone, acquistata (come debito) dal Comune negli anni 90.

Ma il solito lettore rompipalle, quello che mi tiene costantemente informato, ogni giorno, sulle anomalie del sistema-coglioni locali, mi ha stuzzicato, ieri, dopo avermi inviato due belle immagini di Tvl-Romitino, con queste parole: «Direttore, che la si fa una bella battutaccia?». E ha aggiunto anche: «La vanga è pesa… la terra è bassa… lavorare è fatica quindi è meglio tenere in mano il microfono».

Anche se “sono pietre”, come sosteneva Carlo Levi, le parole – specie quelle dei sindaci e delle amministrazioni comunali, use a permettere a gente come il geometra Franco Fabbri e non solo, di rilasciar condoni anche senza accertamenti di sorta o documenti di rito – non pesano: almeno fin quando, come a Ischia, un’intera montagna scivola a valle e qualcuno ci rimette la pelle e le palle.

Ma insomma… la battutaccia? C’è o no? C’è, c’è. È una filastrocca:

 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


E tutto questo sia detto per la santa procura della repubblica di Pistoia, paradiso nel quale esistono magistrati – come Giuseppe Grieco e Claudio Curreli – i quali, dai loro pulpiti di cartongesso, sono in grado di insegnarci il giornalismo alla Montanelli e la pratica della satira


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