PAOLIERI: «FESTA DEL CITTADINO, UN’OCCASIONE PERDUTA»

Biadia a Pacciana
Biadia a Pacciana

PISTOIA-BADIA A PACCIANA. Paolo Paolieri risponde a don Piergiorgio Baronti:

Il comunicato della Diocesi, pur lasciandomi insoddisfatto avrebbe, dal mio punto di vista, chiuso il discorso sulla Festa del Cittadino a Badia a Pacciana, ma il successivo intervento del parroco di Sant’Angelo su Tvl di martedì 28 e soprattutto la filippica da lui affissa ieri mattina alla porta della chiesa di Badia, mi obbliga ad intervenire di nuovo sulla questione per cercare di definire, spero una volta per tutte, la mia posizione.

Premessa

Mi considero uno degli iniziatori della Festa storica di Badia a Pacciana proprio per l’approfondimento storico sull’abate Ormanno Tedìci, al quale ho dedicato lunghi anni di studi e ricerche arrivando ad una rivalutazione storiografica. Nel 1983 ho ideato e creato il Concerto Lirico, che continuo ad organizzare e che quest’anno giunge alla sua trentatreesima edizione.

Al di là della festa, credo di aver lavorato per il paese anche all’interno del Comitato Bottegone-Badia-Agliana e cito, tra le molte lotte, le ultime due contro il Centro rifiuti e la centrale a metano, che vedevano proprio Badia al centro. Per questo non accetto da nessuno lezioni di amore per il paese.

Parto da questa premessa per dire che è proprio per il legame affettivo con il mio paese e al di là delle mie idee politiche, che ho visto con favore il progetto della Festa del Cittadino a Badia a Pacciana.

Perché un’occasione perduta?

Secondo me questa festa avrebbe rappresentato, per questo piccolo paese, un momento di forte crescita sociale e culturale attraverso la partecipazione al confronto su tematiche molto attuali affrontate da parlamentari e giornalisti di fama nazionale.

L’idea di una abbazia benedettina del pistoiese che offre ospitalità alla festa di un movimento privo di una sede, diffusa attraverso i mass-media, come sarebbe stata accolta a Milano, Napoli, Roma, nella stessa Città del Vaticano?

Io credo, come altri hanno scritto, molto positivamente. L’accoglienza e l’ospitalità, per le quali Badia è oggi conosciuta, in linea di continuità con la Badia di Pacciana benedettino-vallombrosana del Mille che seguiva la Regola del Santo di Norcia e poi di S. Giovanni Gualberto!

Paolo Paolieri
Paolo Paolieri

Penso che questo gesto avrebbe anche un po’ contribuito a temperare e mitigare l’arroventato e avvelenato clima politico che esiste attualmente in Italia.

Badia a Pacciana ne avrebbe tratto sicuro giovamento anche riavvicinando i giovani ad un circolo sempre più deserto ed avrebbe influito molto positivamente sulla partecipazione alla Festa storica, dove stenta il ricambio generazionale.

Dopo i 5 Stelle si sarebbero potuti ospitare altri gruppi politici, culturali per congressi, feste, dibattiti, come è avvenuto in altri monasteri come Vallombrosa, Sarteano, Camaldoli ecc. utilizzando anche le bellissime sale restaurate. Dunque, per me un’occasione perduta; per altri sarebbe stato invece un pericoloso precedente.

Ognuno è libero di pensarla come vuole.

Badia ne aveva diritto

Qui cercherò di ampliare argomenti che avevo accennato nell’articolo precedente che confermo in ogni sua parte. Quando nel 1976 nacque la Festa storica e si cominciò a parlare di acquistare il monastero che apparteneva a privati, il popolo (e parlo di popolo non solo di parrocchia) rispose con entusiasmo, con un forte contributo economico.

Ricordo vi fu una discussione nel paese su “come” intestare il bene. Prevalse la via più semplice e comoda, di intestarlo alla Curia, che, se non erro, contribuì al 50%. Non tutti però furono d’accordo. Fu detto, ricordo, che nell’atto notarile si lasciasse almeno traccia di questo forte contributo popolare. Dopo l’atto del 1977, pievano Mons. Melani, fu detto che così era stato fatto.

Non ho consultato l’atto notarile e non so cosa sia stato scritto. Ma so che tutto ciò che è stato poi guadagnato con le feste storiche, la pizzeria, le varie cene ed altre iniziative è stato impiegato per i restauri di chiesa e monastero.

Recentemente è stato contratto un ulteriore, ingente mutuo bancario per cercare di completare i restauri. I restauri non sono finiti, ma quello che nel 1976 era pressoché un rudere, è già divenuto lo splendido monumento di fronte al quale tutti rimangono sbalorditi. Nel tempo è stato anche acquistato un campino, vicino al cimitero, che attualmente viene usato come parcheggio per la festa. Anch’esso è stato intestato alla chiesa.

La "lettera aperta" del parroco
La “lettera aperta” del parroco

Dunque la popolazione di Badia in questi quarant’anni ha contribuito economicamente, ha lavorato duramente, intestando tutto alla chiesa.

Ora mi chiedo e vi chiedo: quella popolazione avrà acquisito qualche diritto? Avrà maturato una sua “autonomia” e possibilità di far sentire la sua voce anche se su una tematica delicata come quella che si sta trattando?

A quanto pare sembra decisamente di no, se i rappresentanti di quella popolazione, riuniti in assemblea il 14 luglio 2015, vengono così smentiti in modo autoritario senza neanche un minimo di confronto. Ma io credo non sia così!

Il monaco francescano Guglielmo da Ockham, uno dei più grandi filosofi del medioevo, già nel 300 affermava che nella comunità dei fedeli è racchiuso il potere del parroco, del vescovo, del papa, i quali sono semplici rappresentanti di quella comunità. Tra l’altro a quei tempi, i confronti politici, spesso drammatici, tra rappresentanti del papa e dell’imperatore, ai quali Guglielmo partecipò, si facevano spesso proprio in abbazie benedettine. Illustri precedenti. Che fossero più avanti di noi? Queste dottrine del Trecento hanno un forte sapore di modernità. Certe posizioni prese nella questione che ci riguarda mi sembra abbiano, invece, un grande sapore di medioevo.

Ma arriviamo alle conclusioni

Io, semplice cittadino facente parte della parrocchia di Badia a Pacciana, che da quarant’anni lavora per questo paese, credo di avere diritto di far sentire la mia voce e di essere ascoltato. Autonomia significa anche capacità e volontà di porsi in un confronto dialettico con chi la pensa diversamente, sia essa la stessa proprietà. Sarà una posizione utopistica ma credo che Badia ne abbia i titoli di legittimità. Ma l’autonomia ce la dobbiamo conquistare, a schiena dritta, con la dignità di chi è cosciente dei propri diritti e doveri, non a capo chino e col cappello in mano.

Con queste convinzioni ribadisco la mia posizione critica sul comportamento del parroco di Sant’Angelo e, sinceramente, non mi sono piaciuti neanche i toni liquidatori usati dalla Diocesi nel suo comunicato. Allo stesso tempo credo che in questa vicenda nessuno sia immune da errori e sono disponibile ad un confronto pubblico, da tenersi a Badia in data da concordare, alla presenza di tutti i soggetti che hanno preso parte alla discussione.

Ringrazio il blog www.badiaapacciana.it, Linee Future e gli altri giornali on line per aver dato visibilità a questa vicenda informando dettagliatamente i cittadini di tutti i passaggi e per aver dato ospitalità alle mie idee.

Paolo Paolieri

Vedi anche: http://www.linealibera.info/agli-amici-e-fedeli-della-comunita-di-badia/

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