parabole. IL COMUNE DI AGLIANA E LE DUE MONACHE ALLEGRE: OVVERO QUANDO TUTTO FINISCE NEL RIDICOLO

L’insegnamento cristiano si rivolgeva alle masse cercando di far loro capire in maniera semplice i meccanismi della vita. Sarà il caso di adottare questa tecnica anche con certi strateghi della Lega?
Senza parole (anzi: basiti)

AGLIANA. C’era una volta un convento in cui le monache erano, diciamo, un po’ troppo arzille.

Due in particolare, alquanto vivaci, amavano saltellare gioiosamente con i bei garzoncelli scherzosi che lavoravano per il convento.

Ora accadde, un giorno, che ambedue si innamorassero dello stesso ‘stalloncino’, di nome Katzone, bello, nerboruto e con la tartaruga ben segnata sullo stomaco: ma ognuna delle due “spose del Signore” voleva – come si dice oggi – farselo, senza però condividerlo con l’altra.

Una mattina, non riuscendo a convincere lo ‘stalloncino’  a scegliere fra l’una e l’altra, subito dopo il mattutino si misero inginocchiate dinanzi al crocifissone dell’altare maggiore della chiesa del convento, e iniziarono a chiedere, all’inquilino del piano di sopra, di far loro la grazia di poter ottenere ciò che entrambe bramavano ardentemente per sé.

«Signore Gesù – disse Suor Oliva, pregando in silenzio –, se lascerai che Katzone sia solo mio, io ti prometto che ti toglierò il chiodo che tiene alla croce la tua dolorosa mano destra!».

A fianco a lei, la sua consorella, Suor Nocilla, diceva in cuor suo: «Signore Gesù, se lascerai che Katzone decida per me, io ti prometto che ti toglierò il chiodo che tiene alla croce la tua dolorosa mano sinistra!».

E mentre facevano di tutto per convincere Nostro Signore, un  fulmine scaturì dalla croce e si udì una voce minacciosa gridare: «Padre mio, pensaci tu! Non vorrei che per due monache puttane fossi costretto a battere una musata bestiale sulla pietra dell’altare!».

Che è quello che accadrà se due supereroi leghisti, come il Billi e il Noci, non la pianteranno di creare casini per mettere le loro mani in pasta ad Agliana. E la musata sulla pietra dell’altare sarà, per Agliana, il dover tornare necessariamente al voto perché Benesperi, più che avere come alleata la Lega, s’è trovato incatenato a una vera e propria Bega – e non piccola.

Disse un famoso avvocato penalista di Firenze: «Non temo i giudici stronzi, ma preparati: ho terrore, invece, di quelli sciacquini e presuntuosi, perché da loro c’è da spettarsi sempre il peggio».

Se questi due fini politici della Lega, questi due nobili strateghi alla Churchill – che non sembrano rispettare neppure i consigli e le volontà dei leghisti venuti da Roma a ricomporre il cadavere “scossonato” del Comune di Agliana –, non la piantano, una buona volta, di fare casino rendendosi, alla buon’ora, conto di avere il dovere di stare al loro posto per il bene comune e del Comune, ciò non può che significare un paio di cosette: che sono stati scelti per errore, uno come nome in lista; e l’altro come coordinatore della Piana, ma entrambi con esplicite tendenze a voler curare gli affari propri, le proprie simpatie e i propri clienti senza pensare al bene della città; scordandosi che, di gente con queste pulsioni, Agliana ne ha già avuta fin troppa in 74 anni di dittatura democratica del proletariato.

Ora: se fossero personaggi della levatura degli economisti della Lega, Borghi e Bagnai, mi caverei tanto di cappello dinanzi a loro. Il fatto è che, nella loro incapacità di comprendere umilmente i propri limiti, il coordinatore, di Quarrata, vuole andare per forza a mettere il becco ad Agliana, anche se nei suoi scritti non distingue la preposizione «a» dal verbo avere, terza persona singolare del  presente, «ha» – come una famosa preside (peraltro comunista) del Liceo Forteguerri (che sta per crollare), la quale scriveva: «Tizio è autorizzato ha uscire alle 11:20…» e altre amenità…

L’altro, ex comandante dei vigili di Quarrata, non sembra ricordare bene molte cose; come quando, per mostrare il suo ossequio, andava a servire pizze e birre al Parco Verde, il covo del Pd quarratino a Olmi, per ottenere la benevolenza della inconcludente Sabrina Sergio Gori, quella che, per essere riconfermata SindacA pensò bene di riempire 5 pullman 5 di vecchi e non autosufficienti per ottenerne il voto. È storia, è tutta storia: dimenticata, ma storia.

Misera Agliana! Se le cose stanno così, è meglio che tu torni a votare: perché con strateghi di tal fatta, la Lega non Lega: Scioglie (anche il corpo)!

♠ PS1 – E se avete qualcosa da dire, pie con-Sorelle, scrivete, ammesso che ne siate capaci. Siete entrate sul ring politico e qualche cazzotto dovrete pur prendervelo sul grugno. Scrivete, però, di persona e senza rivolgervi agli avvocati: non rischierete di spendere quattrini inutili; e noi non ne abbiamo paura.
♣ PS2 – Per i quadrupedi: Katzone non è offensivo; è il simbolo ridicolizzato del maschio volitivo in un film di Federico Fellini, La città delle donne.
PS3 – Siamo mortificati per don Tofani, che ci accusa di usare il Vangelo per corrompere le coscienze degli elettori. Ci dica lui: dovremmo forse adoperare i Pensieri di Mao?
PSA – Questo post scriptum serve a tenere sotto controllo lo stato della prostata.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di cronaca e di critica

Vedi anche: troppa ciaccia. E SPERIAMO CHE NON ARRIVI GODZILLA…


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