parola di laico. CHIESA PISTOIESE: MA DI CREDENTI O DI GUERRIGLIERI?

Divisi tra integral-progressisti e tradizional-integralisti, i discendenti dei fornai delle truppe romane dovrebbero meditare e chiedersi se sia davvero cristiano fare una guerra iconoclastica con la presunzione di possedere la verità e con il risultato di minare le fondamenta di ciò in cui dicono di credere
Una volta perfino il Signore mandò il diluvio universale…

CON QUEL TACER PUDICO,
CHE ACCETTO IL DON TI FA

A.Manzoni, La Pentecoste, 127-8


Filosofia spicciola

 

PISTOIA. O meglio “sarcofago”. O sepolcro imbiancato: chiamatela come volete.

Tra ladri (da Vanni Fucci in poi), grassatori, ricattatori, politici dei nostri stivali (non esenti da ladrocini: basta scorrere i giornali del secolo scorso), mezzecalzette che stanno incollate a sedie e poltrone soprattutto perché c’è una massa d’imbecilli che ce le tengono, gente con un cervello non più grosso di una noce, che crede di essere il miele distillato dalle querce della mitologia (ma è solo sudore sudore di quello che si accumula tra le chiappe di un cavallo in corsa): questa città (o forse «citta», alla senese o all’aretina, per dire «bimbetta rompiscatole e presuntuosa») vanesia e inconsistente – e che presto perderà anche l’Hitachi, perché tra un po’ i nipponici, che non sono scemi, se la delocalizzeranno alla faccia di Conte, dei conti in sospeso e delle contesse come quella del Ferrero Rocher –, questa città, dicevo, ha ricevuto anche un altro dono dal cielo: tanti fedeli progressisti ma pochissimi preti normodotati.

Il male cominciò da due fattori che Tucidide avrebbe definito “l’imponderabile della storia” come lo fu la peste di Atene: da una parte il 68 della relatività politico-einstainiana («tutto è discutibile» e «il discorso è un altro») e dall’altra i catto-progressisti dalle Casermette in su, filo-tutto e il contrario di tutto – talmente «filo» che si sono tutti filo-soficamente sistemati e resi ricchi e/o benestanti semplicemente blaterando di politica, di dottrina e di morale, di servizi di carità, magari ammonticchiati in centro, sul Canto a Balì.

Mario Longo Dorni, Vescovo di Pistoia dal 1954 al 1985

La presenza di un vescovo come Mario Longo Dorni – buon uomo, ma molto più chiacchiera che sostanza – fece il resto. Perché i furbi decisero per lui e fecero venire la gastrite ai buoni, che non solo non avevano le mani in pasta, ma che, dalla pasta, erano tenuti alla dovuta distanza dai furbi stessi. E non dite di no, perché sapete che è vero.

In una città per vent’anni piuttosto fascista e, súbito dopo, molto rossa, anzi rossissima, ma poi sbiadita quando s’accorse che il mondo stava cambiando (il sindaco Bardelli buonanima ne seppe qualcosa quando rilasciò la famosa intervista sulla Russia-schifo), i potentati locali (Dc, Pci, massoni, avvocati, medici, notai, commerciantoni, industrialoni, professoroni) si divisero – per citare come al solito il Manzoni – le greggi e gli armenti; si posarono entrambi sui campi cruenti di un popol disperso che nome non ha: i pistoiesi di dentro le mura.

Usciti dall’ultima cerchia, infatti, non c’è più Pistoia: ci sono solo contadini e “contadoni”; in pratica pezzenti e coglioni (ovviamente dall’angolo prospettico dei pistoiesi, per quel che può valere).

Sono laico e ne sono fiero, anche perché mi ci è voluto un bel po’ per liberarmi da certe reti a strascico. Ho avuto una bella e soda formazione cattolica, da ragazzo e fino ai vent’anni, e ne sono orgoglioso; non me ne vergogno. Anzi, ho nostalgia dei miei preti, di quegli degli anni 50-60, che avevano aiutato indistintamente ebrei, partigiani e americani, cristi e madonne, o protetto fascisti inseguiti da ex-fascisti che si erano all’improvviso svegliati filo-sovietici.Tutta gente normale.

Ho anche nostalgia dei comunisti veri. Quelli che mangiavano preti e bambini, perché i loro epigoni di oggi vanno in chiesa a sentire le prediche dei preti progressisti e accoglienti a ogni costo: e che non si limitano ad essere quello che vogliono essere, cioè dei preti, ma insistono fino a mettersi bene in mostra, in prima fila, ad ogni costo, perché tutti li applaudano e li riveriscano. Soffrono del male del nostro tempo: l’esibizionismo profetico (e a volte pro-fetido).

Eccola, Pistoia: una terra in cui scorrazzano bande di cavallai (come i Gonzaga di Mantova, che cavallai erano e tali restarono anche se furono fatti “nobili” da qualche imbecille del Sacro Romano Impero) oggi travestiti, attillati e azzimati da avvocati, giudici, notai, dirigenti di ogni tipo, politici di moda o contromoda, progressisti e sovranisti, democratici e fascisti, fedeli e infedeli tradizionali che non si aspetterebbero di vedere in chiesa il dormitorio dei «terremotati del mare» – ovviamente per colpa di Salvini.

San Paolo [Masaccio]
San Paolo e l’elemosina? Il dovere di come deve essere la carità? Non se ne parla neppure, anche perché gran parte del clero pistoiese così progressista, San Paolo lo ha sentito solo rammentare di rimbalzo o lo ha appena orecchiato per errore…

Gli scenari/scemari pistoiesi sono binari, ambigui, due a due:

– la politica, con una gamba sulla destra (per modo di dire: perché troppo politically correct) e una sulla sinistra (per esibizion d’essere, ma perlopiù ex-democristiani che hanno cambiato casacca passando per un campo di margherite). E molto spesso anche con gente della stessa famiglia equamente distribuiti a destra e a sinistra – non si sa mai…

– la quattrinaggine divisa fra ricchi e meno ricchi, tra nobili e pidocchi rammolliti stile Beppe Merda del Gattopardo

– il double-facismo delle istituzioni (forze dell’ordine da una parte e un prefetto dall’altra che, onestamente parlando, è inutile, per quello che non sembra assolutamente fare, quanto il fu Pnf che se l’era inventato ad uso e consumo proprio)

– la sanità di Rossi, che vezzeggia don Biancalani, con un’Asl che, a nostro parere, dovrebbe fare la fine di quella umbra: così magari i 5 Stelle, dopo, fanno matrimoni gay con il Pd.
Una sanità che oscilla fra il silenzio su fitofarmaci e i veleni, facendo finta di niente (ma anche sui 300 che eran giovani e forti e ora sono da don Biancalani), e un’ipotetica botteguccia della Sala in cui si scopre che la cucina è 3 centimetri meno della tabella di legge, per cui se ne dispone la chiusura e una multa feroce

D’altra parte siamo anche qui nell’Europa degli zucchini e dei cetrioli, lunghi-corti, diritti-storti; e in uno stato in cui si permette a un pagliaccio come Grillo di poter dire che sarebbe il caso di togliere il voto ai vecchi: e per darlo a chi? A lui e al suo tenero figlio, magari anche meno rozzamente genuino del Trota?

Il palazzo della Cassa di Risparmio, uno dei simboli del potere cittadino

Parlo di Pistoia, la città che manovra mezza Toscana: non dicevano che Renzi è nato qui, con l’avvocato Bianchi figlio di Angiolino della CariPt? Pistoia che è potente, che smuove montagne di quattrini (anche al nero?) e che pensa di essere più importante di Parigi, ma forse solo perché soffre di un atavico e insanabile complesso di inferiorità, ricevuto in eredità genetica dai suoi fondatori, umili fornai delle truppe romane.

Ora, rimanendo al tema, ecco la binaria/ambigua chiesa pistoiese, che è diventata la terra dello scontro – non so quanto e da chi realmente manovrato – per fare guerra non ai mali del mondo (fame, peste e guerra, come dicevano le Rogazioni) per quanto e come può, ma per incardinare una gara a chi è più cristiano, più bravo e più intelligente, contro chi è meno cristiano, più brutto e più scemo. Ma una gara che diventa una vera e propria lotta di potere e che schiaccia ingiustamente solo chi sta in mezzo e, mentre tenta di conciliare le Simplègadi che tendono a cozzare, rischia continuamente di essere travolto e schiacciato dai protagonisti di questa [ig]nobile epopea cattolica.

Fedeli? Hanno ragione, a mio avviso, i musulmani se li chiamano cani infedeli. Sono più vicini al vero perché, se fossero genuinamente credenti ed evangelici, non si dividerebbero mai in bande che stanno di qua (filo-neristi) e di là (filo-conservatori) per scontrarsi l’una con l’altra come gli achei e i troiani dell’Iliade: coltiverebbero – con tutti e non solo con quelli che odiano Salvini – la concordia e l’amore che stanno (male) sulle loro labbra.

È una vergogna e una prova certa che di cristiano, in questo, non c’è nulla di nulla. D’altronde, sarebbe mai possibile pensare a un Tibet con due Dalai Lama senza provare un brivido per la stupidità della cosa in sé? Eppure qui abbiamo due chiese, due papi, due fazioni di potere e con una di esse (la chiesa social-progressista) che presenta una verniciatura esterna di pericoloso integralismo (peraltro fascio-puzzante) secondo cui solo chi fa la lotta a Salvini e ai sovranisti (ma ora non più ai grillini), solo chi fa la guerra agli ebrei, solo chi terzomondizza e islamizza l’Italia, solo chi vuol salvare il mondo seguendo la Greta, è degno di essere accettato e onorato nella comunità dei redenti o dei redimibili.

Non ricordo di avere mai scritto – sin qui – di don Biancalani. E credo di non avere mai detto nulla, perché sono convinto che, di quest’uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti come ciascuno di noi, non se ne deve fare né un eroe né un martire.

I due Papi della chiesa divisa

Ma ora, onestamente, non ne possiamo più di pro e di contro, di giornali e di tv, di Tar e di Tir, di Tricche e Berlicche. Ce ne abbiamo già abbastanza al governo di gente che cammina con il culo per terra perché le bugie hanno le gambe corte, tutti culo-camminanti che ci stanno macellando per il nostro bene mentre ci distraggono con slogan di «accoglienza» e «fascismo» (pigliate ad esempio l’onestà-onestà-onestà dei grillini…).

Che ora anche i cosiddetti cristiani si mettano a fare la guerra santa fra loro, è il massimo, come il Biancalani. È la prova che i credenti non credono in null’altro che non torni loro comodo e vantaggioso.

Da laico dico – anche se mi manderete a quel paese, perché lo farete senz’altro, dato che mi superate in intelligenza – fatela finita e aiutate, invece, il vostro vescovo. Non mettetelo sempre e per forza tra uscio e muro, tra incudine e martello, per farlo pendere da una parte piuttosto che dall’altra.

Non è per niente bello che dei sedicenti cristiani facciano questo. È solo una vergogna. Una grande, putida vergogna. E la guerra, se c’è da farla, va fatta a Roma: tra gli alti papaveri rossi!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Se i cristiani son questi, povero Cristo!


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