patrimoni dell’umanità. PISTOIA CAPITALE DELLA S-CULTURA DELLE “FACCE DI BRONZO”

Il gruppo politico di Elena Bardelli si è rivolto al prefetto

 

L’atmosfera di decadenza che finisce per appiattire a terra tutti, me la ricorda, oggi, una mia cara ex-allieva, Elena Bardelli, che da sola recita la parte della vittima sacrificale del tornacontismo pistoriense


 

Sono convinto che scendere dalle stelle e finire in terra a Pistoia non sia un caso di mero sculo, ma una vera e propria condanna. Una condanna del Fato con la F maiuscola, dato che io non ho il dono della fede come la maggior parte dei cittadini di questa città.

Oltre al famoso braccino corto, all’invéggia che vi domina, alla superbia che vi serpeggia, al falso cristianesimo impregnato di catto-comunismo andante (un tempo questa parola serviva per indicare un bene di poco pregio, specie se stoffa), alla disperazione sotterranea che stimola anche suicidi sùbito ignorati (ma che, al contrario, andrebbero esaminati studiati e analizzati nelle loro implicazioni piteco-antropologiche), a Pistoia si respira l’aria muffosa dei vicoli del centro, spesso anche odorosi d’urina.

Vi crescono le penicilline del peggior conformismo bigotto, che hanno da sempre ammorbato la famosa degna tana di Vanni Fucci.

L’atmosfera di decadenza che finisce per appiattire a terra tutti, me la ricorda, oggi, una mia cara ex-allieva, Elena Bardelli, che da sola recita la parte della vittima sacrificale del tornacontismo pistoriense.

Può avere, la Bardelli, tutti i difetti di questo mondo: ma certo è una persona con una sola faccia e una sola parola.

Ed è per questo che è stata fatta fuori dal senatore La Pietra: preferiva non avere “fiori d’acciaio” tra i piedi, specie in un momento in cui anche la divina Giorgia Meloni sta facendo i salti ribaltati per nascondere e far dimenticare da che parte era posizionata.

Insomma: quanto tempo è passato dall’èra in cui colei voleva affondare le navi dei migranti, fino ad oggi che rassicura l’Europa della fedeltà al mito del peggiore sfruttamento del Vecchio Continente.

Intendo quella presa di culo che si onora di chiamarsi UE, che è a trazione franco-tedesca; che lavora per i propri interessacci economici e che, pur di continuare a profittare di quattrini facili, dichiara perfino guerra all’Ucraina, certa che gli ucraini fanno più comodo da sfruttati & spremuti che da uomini orgogliosi e fieri delle loro radici di Rus di Kiev.

La realtà pistoiese è similissima all’UE: prende lo schiaccianoci e spacca le pinze dell’astice. Le succhia e getta i pezzi nella spazzatura. Succederà anche all’Ucraina.

Che la Bardelli si battesse per la chiarezza della linea di FdI, sempre smentita dal La Pietra o che, come ora, si batta perché in Comune a Serravalle mancano atti e documenti come i verbali della commissione che si è interessata della Rsa di cui leggete nel pezzettino della Nazione, non fa differenza. La sorveglianza sul potere – dice giustamente quella inflessibile – va esercitata senza mai demordere.

Solo che, con queste idee, l’Elena rischia di fare la fine che la procura della repubblica, il democraticissimo Tommaso Coletta, il cattolico Claudio Curreli, la Gip Patrizia Martucci e il sostituto Giuseppe Grieco, pronto a manovrare a modo suo nel mio cellulare personale, hanno riservato a me con l’aiuto e il supporto fattivo (a mio parere assai infelice) del giudice Luca Gaspari.

Così va il mondo

Elena, io chiedevo (e chiedo tuttora) il ripristino della legalità nel Comune di Quarrata: e perciò sono stato oggetto di stalking da parte di “favoriti” e sostituti. Tu chiedi chiarezza su Stefano Agostini, perciò potresti fare la stessa fine.

Hai provato a segnalare questa anomalia al prefetto. Io te l’ho detto sùbito: «Ottimo, ma inutile». Mi hai risposto: «Noi l’abbiamo fatto. Vediamo». Sì, vedremo.

Ma oggi che i prefetti sono solo personaggi da talk show, svuotati di ogni potere come un guscio di cicala, chi gliela farà fare un po’ (e dico solo un po’) di pulizia alla signora Licia Donatella Messina, che si lascia intervistare da un Bardelli-Tvl mai pizzicato dalla giustizia neppure quando riscuoteva fatture milionarie per prestazioni non a veri ammalati, ma addirittura morti e sepolti da tempo? Ascoltate con attenzione Giampaolo Pagliai.

Il prefetto, al massimo, può andare alla Catena di Quarrata a inaugurare la “libera coltivazione della legalità” sulle terre sottratte a mafia o camorra. Poi poco importa se, proprio il sindaco Gabriele Romiti falsificò 1.015 autenticazioni di firme per le elezioni regionali; o se vari funzionari del Comune allora del Mazzanti, produssero falsi verbali del «va tutto bene» di cui la procura è a piena conoscenza, ma se ne catafotte.

Ingegneri, geometri, comandante della polizia municipale: tutti falsari. Capito? Ripeto: falsari!

E la procura? Quella arresta la comandante Turelli per la scomparsa di una chiavA o il Gatto di Montecatini forse perché dava noia a una volpe di Pinocchio.

Licia Donatella Messina intervistata da Luigi Egidio Bardelli

C’è ancora qualcuno che può credere che piovere a Pistoia dall’alto dei cieli non sia una vera e propria condanna del Fato?

Qui, cara Elena, vivi solo se ti allinei come un router da internet; se fai finta di accodarti a chi comanda (sia catto che com); se non rompi i coglioni a chi ha da fare gli affari suoi e passa dal comunismo di Pol Pot al partito del La Pietra.

Lo ha capito perfino il senatore tanto che, dovunque è presente, cede senza troppo pensarci, al consociativismo.

Pronta fare la martire per la libertà? La prima a rincorrerti sarà la giustizia stessa – e credo che tu lo abbia già sperimentato, in qualche modo.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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