PD-DEL FANTE: «NON HO TROVATO L’ALBA DENTRO L’IMBRUNIRE»

Resa nota la lettera di motivazioni allegata alla lettera di dimissioni dal Pd. «Nel Pd di oggi non c’è più lo spirito di confronto di un tempo, lo spirito di partecipazione di un tempo, lo spirito di squadra di un tempo, ma solamente il mono pensiero e chi non si allinea, purtroppo, è messo in minoranza, messo da parte, evitato o definito continuamente “Gufo”»
Guido Del Fante
Guido Del Fante

AGLIANA-PISTOIA. Queste le motivazioni di Guido Del Fante allegate alla lettera di dimissioni dall’assemblea nazionale Pd. “C’è chi comprenderà, chi sarà felice e chi meno. Ma questo – scrive – mi sentivo di fare”.

“Il Partito Democratico è quel partito che può permetterci di guardare al di là, di “trovare l’alba dentro l’imbrunire” come recita Franco Battiato in una sua nota canzone.” Questa fu la frase che usai quando mi candidai alla guida del Pd Agliana nel 2013, prima del congresso nazionale dell’8 dicembre dello stesso anno.

Quando mi sono iscritto al Partito Democratico, nell’ormai lontano 2009, lo feci perché lo ritenevo un partito capace di unire visioni provenienti da parti disparate della cultura e della ideologia del nostro paese, di attuare un confronto partecipato ma sempre leale, nato per risolvere diversità che avevano in qualche modo un obiettivo comune, ovvero il bene del paese.

Il Pd doveva essere uno spazio per ospitare le novità e le differenze, doveva fondere l’esperienza creata sul campo con la forza delle nuove idee, realizzando le migliori espressioni del nostro paese e valorizzando merito e qualità, perché il Pd doveva essere il partito delle persone, di tutte le persone.

Ho sempre fatto politica per passione, senza obblighi o correnti né tantomeno obiettivi personali, ma con l’obiettivo nel cuore di migliorare quello che ci circonda perché è necessario avere oggi una visione di domani. Ma oggi, purtroppo, ho dovuto scegliere nonostante tanti anni di idee, dibattiti, lezioni in piazza e battaglie.

Ho deciso di lasciare il Partito Democratico e di conseguenza l’assemblea nazionale in cui fui eletto durante il congresso nazionale dell’8 dicembre 2013 in cui sostenni Giuseppe Civati segretario. Ho deciso di lasciarlo per un disagio che perdurava da più di un anno, per un disagio che ho provato ad alleviare in questi mesi convincendomi di poter cambiare le cose da dentro, di poter portare il mio contributo all’interno dell’organizzazione, di poter ottenere qualche risultato con il confronto.

Perché nel Pd di oggi non c’è più lo spirito di confronto di un tempo, lo spirito di partecipazione di un tempo, lo spirito di squadra di un tempo, ma solamente il mono pensiero e chi non si allinea, purtroppo, è messo in minoranza, messo da parte, evitato o definito continuamente “Gufo”. Il rinnovamento decantato da tanti dirigenti locali e nazionali che doveva arrivare con il nuovo segretario, non si è visto, tanto che anche a livello provinciale chi nel 2012 sostenne Bersani, nel 2015 sostiene Renzi continuando a tenersi la propria posizione modificando idea a seconda della convenienza, in un vero sistema a rete in cui solo i più “forti” ce la possono fare.

Io, come tanti altri, avevo ed ho una visione della politica completamente diversa, una politica vissuta non per fare carriera ma per portare avanti i diritti delle persone, per costruire un buon welfare, per la tutela dell’ambiente ed uno sviluppo green, per ascoltare le persone e rappresentare le loro istanze. Mi sono sempre battuto su questioni importanti non solo a livello locale, come la questione dell’inceneritore di Montale, l’acqua pubblica, i diritti civili, un progetto di trasporto metropolitano.

Pippo Civati
Pippo Civati

Ma in quest’anno di governo Renzi, ed in questi anni di governi con la destra e di larghe intese che ormai sembrano tanto piacere ad una parte consistente del Partito Democratico, sono stati intaccati dal mio (ex) partito i diritti dei lavoratori, ci sono state non poche forzatura della carta costituzionale a danno del parlamento e del suo ruolo, abbiamo visto un crescere del pensiero e partito unico a livello nazionale ma anche spesso provinciale e locale dove una parte del centrodestra (chiamiamolo centro), disorientato non avendo più una casa con un Berlusconi ormai al tramonto, ha ben pensato di portare le proprie istanze, forte di un modo di fare politica completamente estraneo a chi per anni ha usato il dialogo e il confronto per produrre le proprie azioni. Le liste per le regionali o le situazioni post primarie, come il caso Liguria o il caso della lista Pd in provincia di Pistoia, chiariscono in modo netto la situazione.

Non si può più rimanere in un partito che è diventato un comitato elettorale, dove non c’è più un campo comune, dove non c’è spazio di confronto, dove la base ed i circoli non sono più ascoltati. E per questo lascio il Pd, con non poca tristezza interiore per il fallimento di questo partito e degli sforzi ormai persi per strada in questi anni, perché le cose fatte sono state davvero tante e non basterebbe una pagina a descriverle. Per me questa una domenica un po’ particolare e sofferta, perché dopo mesi di riflessione si arriva ad una scelta e conseguentemente anche all’invio di quanto pensato e messo su carta.

Doloroso staccarsi da qualcosa in cui si è creduto per anni ed anni, in cui si è messo energie e valori, ma altrettanto desideroso di rimettere in gioco le mie idee per un futuro diverso. Ma non significa questo, per me, lasciare la passione politica, lasciare la possibilità di cambiare le cose, lasciare ciò che è relativo alla “polis”, lasciare ciò che ci permette ancora oggi di essere un animale con la ragione, ciò che ci permette di scegliere e di sperare.

E la fuori di speranza, idee e futuro è davvero pieno.

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