pd-marchette alle lobby. GERI: «RENZI, TROVATI UN LAVORO E VA’ A CASA!»

«Il referendum del 17 serve a dire basta all’Italia paradiso fiscale dei petrolieri: togliere scadenza alle concessioni serve ai trivellatori per non versare allo Stato le già bassissime royalty»
Fabrizio Geri
Fabrizio Geri

PISTOIA. Tempo fa Fabrizio Geri esortava con una metafora calcistica il consigliere regionale Massimo Baldi a non dire sciocchezze in tema di green economy (vedi: Geri a Baldi: «A volte è meglio stare fuori dal campo»), replicando a una nostra intervista al giovane esponente di punta del Pd pistoiese (vedi: referendum-trivelle. Baldi e il no: «Importante andare a votare»).

L’ex consigliere dei Verdi ebbe a scrivere: «Non è un caso se un ministro dei più influenti come Federica Guidi, alla guida del ministero allo sviluppo economico, e la presidente di Eni Emma Marcegaglia nominata da Renzi, provengono proprio da quelle lobby potentissime che dettano l’agenda, spesso in conflitto d’interessi, sui temi strategici, dalle armi e forniture energetiche alle trivelle e inceneritori».

Lo chiamiamo per una battuta sulle dimissioni della Guidi dal Mise, in qualche modo preconizzata, mettendo in relazione lo scandalo di Tempa Rossa in Basilicata con il referendum del 17 di aprile sullo stop alle trivelle entro le 12 miglia.

Pd petrolio dovunqueMa guarda, appena nominata nel governo dell’autoproclamato rottamatore era chiaro come il sole il faraonico conflitto di interesse della signora Guidi, relativo alle commesse della Ducati, azienda di famiglia, con Enel, Poste e Ferrovie.

Quindi Federica Guidi non ha “cambiato verso”, ma, come prima e più di prima, si è prodigata negli interessi di quell’imprenditoria che puppa quattrini dallo stato per le grandi opere inutili e ottiene regimi di concessione facilitati (le infinite proroghe delle autostrade).

Una politica industriale miope, decotta, che produce delocalizzazioni e inquinamento ma soprattutto incapace di innovarsi e perciò indegna per un paese che vuole rimanere la seconda potenza industriale.

Se in Europa il progresso della manifattura corre sui binari delle fonti rinnovabili, del trasporto intermodale, della logistica, dell’efficienza energetica, la preoccupazione dei nostri governanti da strapazzo è quella di fare le marchette alle lobby dei combustibili fossili e guerra alle rinnovabili.

Marchette & conflitti di interesse
Marchette & conflitti di interesse

La Guidi si è fatta beccare con le mani nella marmellata, sicuramente una Marcegaglia avrebbe avuto l’accortezza di non dire certe cose al telefono. Così la signora di Ducati Energia ha preferito chiuderla lì, magari per non far venire fuori tutto il resto. La marchetta a Total e Shell invece è rimasta, eccome! Se fosse capitato con Berlusconi, cosa sarebbe successo?

Piazze con popoli viola, popoli gialli, popolo tibetano, popolo rom e via discorrendo. Sottolineo che il referendum del 17 serve a dire basta all’Italia paradiso fiscale dei petrolieri: togliere scadenza alle concessioni serve ai trivellatori per non versare allo stato le già bassissime royalty per il prelievo di idrocarburi.

Spalmando le estrazioni in un periodo più lungo possono permettersi di rimanere sotto i quantitativi oltre i quali scatta il pagamento della royalty allo stato.

Carrai capo 007?
Carrai, con le società lussemburghesi, a capo?

È una vergogna avere questi politicanti al governo: se chiedo agli amici svizzeri cosa preferiscono, tra la peste bubbonica ed il Pd di Renzi e della Serracchiani, mi dicono la prima senza indugio.

Un presunto partito che per il referendum del 17 non ha pudore a invocare l’astensione ma per le primarie, come a Napoli o Milano o in Liguria lo scorso anno, porta a votare, pagando, in base ad un tariffario, rom, cinesi e chiunque si venda per qualche euro senza sapere chi e cosa vota.

Una combriccola dove i vari Cuperlo, Bersani e Speranza accettano tutti i giorni di essere asfaltati e messi alla berlina, ingoiando rospi e programmi diametralmente opposti a ciò che raccontano nei talk, perché sanno che senza Pd non verrebbero votati nemmeno dai loro familiari.

Renzi e Mister Bean: attenti alle differenze
Renzi e Mister Bean: attenti alle differenze

Mi sono rotto di vivere in quest’Italia totalmente in mano a Carrai e alle sue società lussemburghesi che tramano con i poteri forti, spesso sovranazionali, per costruire la rete di consenso e denaro per gestire il potere a mezzo di prestafaccia come il Mister Bean di Rignano.

Chi non ha delocalizzato e vive del proprio lavoro paga sempre più tasse, mentre il governo ha due obiettivi: costruire l’aeroporto a Carrai e metterlo a capo degli 007 informatici.

Tanti carrieristi toscani sognano di andare a cena con “Marchino”, leccare un po’ di sedere ed entrare nel giro degli affari con la politica. Hanno capito che funziona così, ma non si rendono conto che questa prospettiva è sterile e alla lunga improduttiva per la collettività, perché le larghe intese all’insegna dell’affarismo paralizzano quel poco che resta della nostra vita civile.

Pertanto invito pubblicamente Renzi a cercarsi un lavoro e ad andare a casa quanto prima. Era inadeguato come presidente della Provincia di Firenze: allora lo invitavo a darsi alla pastorizia (vedi greenreport: Sulla caccia quante sciocchezze sento di re da Renzi – n.d.r.), ma oggi, vista la sua totale incapacità e considerando l’importanza degli allevamenti, gli chiedo solo di mettersi da parte.

So che così tanti renziani, yes men e ultrà di professione, rimarranno senza attività, ma sicuramente scopriranno che la vita è piena di tanti altri passatempo.

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