PD, REGIONALI E FRATONI: ROMANZO CRIMINALE PISTOIESE

Federica Fratoni
Federica Fratoni

PISTOIA. La Regione Toscana e il Tribunale di Pistoia non sono poi così vicini, ma a Federica Fratoni ci sono voluti solo pochi giorni per passare dall’una all’altro: undici, per la precisione; quando dalla notte dell’elezione si è ritrovata – cronaca annunciata – alla prima udienza per il processo nel quale è imputata assieme a Roberto Riccomi.

Questo era risaputo da tempo, così come – è bene dirlo subito prima che qualcuno indulga nella retorica del più scontato garantismo – è risaputo che la ex Presidente sarà innocente fino a una condanna definitiva.

Ciò che non tutti sapevano – anche se da qualche giorno girava la notizia negli ambienti giudiziari e politici – è che l’attuale Presidente f.f., Rinaldo Vanni, divenuto tale per scelta della Fratoni stessa, ha deciso di esercitare il proprio diritto-dovere di tutelare l’Ente che rappresenta, e ha dato mandato al legale Giovanni Caviglia di presentare domanda di costituzione di parte civile.

Rinaldo Vanni
Rinaldo Vanni

Precisiamo subito che questo non è un atto “eccezionale”, nel senso che non si tratta di un irrequieto moto dell’animo che, chissà perché, ha colto il Vanni nel corso della notte, ma semplicemente di un atto che segue (e forse consegue) al comportamento che la stessa Fratoni, a quanto ci risulta, aveva tenuto rispetto alle altre tranche dello stesso processo: ma non aveva fatto in questa.

Quanto abbiamo detto deve essere precisato perché qualcuno, suoi social, ha parlato di gogna mediatica, di accanimento, di giustizia sommaria.

A questi novelli giuristi, che inneggiano al garantismo oltranzista, verrebbe naturale chiedere: perché il Vanni avrebbe dovuto comportarsi diversamente rispetto a quanto la Fratoni aveva fatto, quando non era direttamente coinvolta?

Ci verrebbe anche da ringraziare la Provvidenza (sarà stata la Provvidenza?) per aver determinato il suo “promoveatur” in Regione, perché così c’è stato chi ha avuto il coraggio e la coerenza di fare ciò che non era stato fatto – e sarebbe d’altronde stato curioso, visto il ruolo della stessa Fratoni nel processo e in Provincia: garantire l’onorabilità e l’immagine dell’Ente in questa vicenda.

Ieri, 31 maggio, al seggio, S.E. il Granduca si è rivotato per altri cinque anni...
31 maggio. S.E. il Granduca si è rivotato per altri 5 anni…

Per un pelo, nonostante la scelta del Vanni, ciò non è stato vanificato a causa della legge Delrio, e della curiosa situazione in cui la Fratoni, candidandosi e poi dimettendosi (verrebbe da chiedersi cosa si è candidata a fare, sapendo che poi avrebbe dovuto dimettersi, ma troppe cominciano ad essere le domande, e nel Pd le domande non sono gradite…), aveva messo l’ente da lei guidato per cinque anni.

Assai lunga è stata infatti la Camera di Consiglio nella quale il Presidente Costantini si è ritirato per capire se Vanni era legittimato a presentare domanda di costituzione di parte civile, perché la Delrio non era chiara su questo punto.

Fortunatamente, per chi ama verità e etica, la camera ha portato davvero consiglio al collegio, che ha ammesso l’istanza presentata dall’Avvocato Caviglia. Quindi, quasi come nel vecchio film, (ex) Fratoni vs. (new) Fratoni, Provincia contro Regione.

Luciano Costantini, Presidente del Collegio
Luciano Costantini

Con un punto interrogativo, che sarà risolto il 2 luglio prossimo, data a cui è stata rinviata l’udienza. Ossia, la richiesta del Pm Di Vizio di ammettere al fascicolo le intercettazioni che riguardano Fratoni, Riccomi e il resto della compagnia.

Si tratta di un librone che immaginiamo piuttosto voluminoso, che ha fornito una buona base per le indagini e per la fase istruttoria, e dunque prevedibilmente un librone interessante, nel quale diverse parti del “Romanzo Criminale” nostrano potrebbero contribuire ad aggiungere dettagli giuridicamente rilevanti e politicamente deflagranti.

A proposito della fase istruttoria, cerchiamo di sfatare una leggenda cittadina, la quale indulgendo verso il sospetto del fumus persecutionis ai danni della Fratoni, aveva determinato la convinzione, in molti, che al primo rinvio a giudizio fosse seguita, da parte del Pm, una richiesta di archiviazione.

Gente “informata” ci dice che in realtà così non è, ma che, per il capo di imputazione che riguarda l’incarico a Mazzoni, si siano susseguite due richieste di rinvio a giudizio. Su questo, giustamente, approfondiremo.

Fine del giuridico, comincia il politico, si direbbe parafrasando l’ingenuo comunista del Benigni nel film Berlinguer ti voglio bene.

Il pm Fabio Di Vizio
Il pm Fabio Di Vizio

E il politico vede in primo piano un tentennante Enrico Rossi che tenta in ogni modo di arginare le pressioni del Parrini (di nome fa Dario, ma di Grande ha poco…), poiché il Presidente sa bene che sarebbe assai imbarazzante aprire le porte della Giunta a chi è rinviato a giudizio, a chi vede costituirsi parte civile proprio l’Ente guidato fino a pochi giorni fa, e per di più con la spada di Damocle del rischio di aprire il librone delle intercettazioni, così corposo da poter coinvolgere, almeno sul piano politico, un’ampia fetta del mondo politico locale.

E infatti Rossi fino ad ora ora “non volle, fortissimamente non volle”: per questo i tempi della Giunta si allungano così tanto! Che le cose lunghe… diventino davvero serpenti?

Perché di Sindaci ex-comunisti, con cittadini sotto sotto ancora comunisti (del Pci, insomma)nella provincia di Pistoia ce ne sono tanti ancora.

E proprio nei giorni in cui tutti postano foto e discorsi di Berlinguer, sarebbe davvero fuor di luogo: e forse il Rossi non ha proprio voglia di infilarsi in una figuraccia mediatica, per la Fratoni e il baldo Baldi (pronto a entrare in Regione). Così il cerchio magico della Fratoni è un po’ agitato.

Ieri il compagno Bettarini ha pubblicato sulla sua pagina Fb una serie di scomposti post e foto che inneggiano a un non meglio identificato grido di guerra (con tanto di Tex Willer che mostra uno scalpo indiano), una bella pugnalata alle spalle (con foto stile Psycho) ed una locandina di Arlecchino Servo Sciocco, con una scritta enigmatica, che parla di un amichetto che lavora dietro ordine di qualcun altro, dimostrandosi asservito e inaffidabile.

TexOra vorremmo chiedere (un’altra domanda…) al “Betta”: da chi si sente pugnalato alle spalle, di chi è quello scalpo che mostra il Tex (de noantri), e soprattutto, chi è questo Arlecchino che agisce su ordine di altri, dimostrandosi inaffidabile (forse verso chi gli aveva attribuito un qualche ruolo)?

Rinaldo è in campo, e a noi pare giusto, che abbia agito per tutelare l’ente che rappresenta.

Forse da chi ha ricoperto incarichi politici di primo piano vorremo vedere più equilibrio, perché è vero che Fb dice e non dice, ma forse in questo caso è più ciò che rivela che non ciò che nasconde.

La Fratoni, davvero, già che ha tanti pensieri, dovrebbe consigliare al Bettarini un po’ più di cautela. E dovrebbe anche ringraziare Rinaldo che, con questo atto, contribuirà a rafforzare la sua posizione: è sicuramente innocente, non ha nulla da temere. E quel librone non le fa paura.

Libero Pensante (poco Pd)


 

DA BASTIAN CONTRARIO

 

Edoardo Bianchini
Edoardo Bianchini

NON HO MAI visto una campagna elettorale (con i tanti movimenti che di solito la caratterizzano) così squallida com’è stata quella del Pd per la corsa all’oro della Regione.

Me la voglio scordare al più presto: dalla merda del professor Bartoli per la Laing, alle rivelazioni delle cene e dei caminetti romani per aggiustare il tandem (democraticamente, per carità!) e tutte le altre cose pistoiesi. Che sono interessi, e molti anche personali e non tanto – è stato chiaro – il bene comune del popolo.

Voglio dimenticare anche il silenzio in cui è stata gettata, da un certo punto in là, la ex-Presidente Federica Fratoni, che se l’è presa – io dico ingiustamente – anche con me perché (ha pensato) io la ho abbandonata, pur essendo lei stata mia allieva e pur volendole bene – come bene voglio a tutti i miei allievi, Bertinelli compreso: che frusto, però, più che volentieri, perché, bravo quanto vuole, di politica e di uomini non capisce proprio nulla. E non è poco.

Se ho scritto e fatto scrivere delle sue (della Fratoni) disgrazie, è stato perché qui, in questa casa, in questo quotidiano, la linea editoriale è quella di non avere linea se non quella del raccontare ciò che accade a prescindere da amicizie e da affetti. Perfino di familiari e intimi.

Ma a questo punto devo dire che trovo disgustoso – e lo dico e lo urlo in ogni direzione – che il Pd sia stato così squallidamente ambiguo da aver mandato avanti Federica Frtoni per poi, con un colpo di reni, girarsi all’improvviso e decidere la costituzione di parte civile contro chi non ha modo, ora, di difendersi in alcun modo.

Se questo è un [uomo] presidente del consiglio
Se questo è un [uomo] presidente del consiglio
Questo non si fa. E non si giustifica neppure con il diritto-dovere di doverlo fare. Prima del diritto-dovere, un partito che si rispetti (e il Pd lascia ormai troppe zone d’ombra in questo senso), chiama la Fratoni e le dice, in partenza, di stare attenta a non finire male; di evitare di muoversi entrando nelle sabbie mobili. Non si manda fuor di trincea allo sbaraglio per poi spararle addosso.

Ma che ci vogliamo aspettare da un partito che governa senza avere un Presidente del Consiglio eletto secondo legge, con un parlamento che è illegale e un presidente della repubblica che, dopo aver protestato l’illegalità di quel parlamento, se n’è fatto eleggere ed è volato a corsa sul seggiolone del Papa, del Re e, poi, dei veri Presidenti della Repubblica prima e vera (e notate le maiuscole)?

Sarcofago in tutti i sensi, questa città. Un sarcofago che mangia la carne e le persone, come il partito che la ha governata per 70 anni senza rispetto della carne e delle persone. L’operazione Fratoni è vergognosa, caro Pd che non ho mai votato e che, sia chiaro, non voterò mai.

Lo facciano quelli che non vomitano nel vedere i fatti di cui stiamo parlando.

Edoardo Bianchini

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4 thoughts on “PD, REGIONALI E FRATONI: ROMANZO CRIMINALE PISTOIESE

  1. Caro Direttore…contrariamente a quello che Lei può pensare, io non scrivo su internet…lo faccio su Italians di Severgnini (con il quale non concordo su moltissime cose), perchè ha visibilità nazionale e le persone non ti scannano come su FB e sopratutto ho iniziato a farlo qui, perchè Lei è libero nel senso più ampio della parola e questo è un fatto più unico che raro. Il suo giornale dovrebbe essere visto dai sig.ri politici locali come una miniera d’oro per capire cosa davvero pensa la gente di loro al di fuori delle loro claque e trarne utili suggerimenti. Invece, siccome i limiti sono evidenti e precisi, questi postano qui, per lo più i loro bei proclami dove se le suonano e se le cantano di continuo; con estremo sprezzo del ridicolo, evitano accuratamente di rispondere alle questioni reali (a proposito il Sindaco ovviamente non ha risposto alla mia mail sul Giardino Volante…disabili che volete?…non vi sta bene? peggio per voi.), che vengono poste dai lettori. Così facendo manifestano solo boria fuori luogo ed un’autoreferenzialità che li isola dal contesto che amministrano, somigliando sempre di più, a quei feudatari medievali chiusi nelle loro mura a pasteggiare con la carne rancida e speziata fornita, insieme alle donne, dai poveri contadini dell’epoca. Oggi però questo atteggiamento oltre che ridicolo, avvicina sempre più le persone all’idea che presto o tardi bisognerà farla finita. Preghino e sperino che non salti il banco italiano ed europeo. In merito alla vicenda PD pistoiese, sembra una commedia dell’arte sgangherata, dove quello che pareva un piano “diabolico” un “patto di ferro” fatto per portare 3 pistoiesi in Consiglio Regionale di cui uno assessore, si è rivelato un pastrocchio dilettantesco, che, se Rossi tiene duro, condannerà Pistoia all’irrilevanza in Regione. D’altro canto cari concittadini (30.000) che avete votato il trio delle meraviglie, vi sta bene e ve la siete cercata. Al di la delle leggi, non si va a votare una che deve affrontare un processo, e un paio di riflessioni andavano fatte su un baldo giovine che prima straccia la tessera PD, insieme al raffinato cattedratico esperto nei contenuti dei pozzi neri, e poi torna baldanzoso, riempiendoci di messaggi ecumenici pieni di aria fritta. O ci si decide una volta per tutte di occuparci da vicino di quello che ci viene messo nel piatto, abbandonando comportamenti omertosi molto diffusi, oppure siamo condannati a mangiare (sempre meno) piatti sempre più difficili da digerire. Comunque un abbraccio al Direttore…immagino che questo giornale gli procuri parecchi grattacapi.
    Massimo Scalas

    1. IL GIORNALISMO LO SI FA PER IL GIORNALISMO

      Caro Scalas, «immagino che questo giornale gli procuri parecchi grattacapi», lei mi scrive.
      Io le rispondo con le parole di Montanelli: «Il giornalismo lo si fa per il giornalismo, per il piacere di farlo. È difficile farlo bene, a volte è anche pericoloso. Il bello di questo mestiere è che si affronta un esame ogni giorno».
      Me lo ricorda, fra l’altro, ogni anno, l’Ordine dei giornalisti quando mi invia il bollino dell’iscrizione da applicare sulla tessera.
      I grattacapi non mi fanno paura: il giornalismo sì. Se non è come Cristo – venuto per dividere e non per unire, come par di vedere ormai da tutte le parti in un dilagare senza bordi. Perché di giornalismi ce ne sono quanti se ne vuole: ma l’essenziale è percorrere quello “disallineato” e contrario al potere.
      Benedico Dio – in cui, peraltro, non riesco a credere, vista la pacem in terris… – di avermi fatto imparare questo strano mestiere, che ancora mi piace dopo 48 anni (5 di abusivismo compresi), non da certi opuscoli squinternati schizofrenico-sessantottardi poi rigeneratisi in moralistiche e pie emittenti Tv, cementati, all’epoca, da idee a metà via fra Cristo e Mao, ceri votivi e pallottole; né tantomeno da uffici stampa in cui, sui tavoli, si tenevano in bella mostra le foto di Palmiro Togliatti.
      Quel mestiere l’ho imparato in quel «covo di fascisti» (così ci chiamavano allora) della Nazione anni 60, quando direttore era il Mattei.
      Si rischiava di buscarne ogni volta dai compagni. E pensi che ironia della sorte: oggi rischiamo di buscarne ancora dai compagni per il semplice motivo che siamo più compagni di loro (ma fortunatamente molto meno uguali – graziaddìo o todà la El, come dicono gli ebrei).
      Grazie per le parole. Mi congedo con quattro versi significativi di Cardarelli:
      La speranza è nell’opera
      Io sono un cinico a cui rimane
      per la sua fede questo al di qua.
      Io sono un cinico che ha fede in quel che fa.

      Si diverta, poi, a leggere qui, http://quarratanews.blogspot.it/2013/03/una-vita-non-tutta-facile-e-piana.html, e forse vedrà se non è giusto quel che si dice: che i veri credenti alla fine sono proprio i laici (quelli genuini, però …) con il loro rispetto dell’umanità.
      A presto,
      il direttore

  2. Caro Direttore, che dire, l’ammiro e un po l’invidio…Lei è riuscito a fare ciò in cui crede….io vivo crecando di comportarmi secondo ciò in cui credo, ma riesco solo a tratti a fare (per campare) ciò in cui credo…sono un insegnante tecnico specializzato sulla minorazione visiva, penso che a Pistoia non ci sia un altro preparato come me eppure…qui non lavoro (lavoro altrove e in casa per fortuna)…non lavoro perchè dovrei venire a patti con chi per anni ha fatto gestire tutta la problematica ad una logopedista, nell’indifferenza delle stesse associazioni dei non vedenti…..e siccome ho abbandonato un mestiere completamente diverso, a tempo indeterminato, di responsabilità a ben retribuito e l’ho fatto senza rimpianto alcuno e per motivazioni laicamente, profondamente, ideali, non posso certo cambiare modo di essere ora, ora che ho dei bambini ai quali trasmettere dei valori. Spero di non farne dei disadattati (ma lo sa che sono stato ripreso perchè impongo loro di cedere il posto sul bus alle donne e alle persone anziane?…cose normali a Praga o Vienna qui sembran sopprusi antimoderni)
    Alla prossima!
    Masimo Scalas

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