PD. SIMONA SELENE SCATIZZI: «MI DIMETTO PERCHÉ…»

Simona Selene Scatizzi
Simona Selene Scatizzi

PISTOIA. Altrove (vedi) abbiamo pubblicato il comunicato congiunto dei dimissionari dal Pd. Qui, di séguito, la lettera personale di Simona Selene Scatizzi:

Esco dagli organismi dirigenti del Partito Democratico con amarezza.

Esco per disagio crescente, per divergenze su contenuti e proposte politiche, per posizione critica verso metodi, procedure e scelte del partito nazionale in merito alle recenti riforme, in particolare il Ddl “la buona scuola”, ed in merito ad alcune candidature alla prossima tornata elettorale nelle Regioni.

In questi organismi del partito ero entrata, dal momento in cui scelsi di impegnarmi nel Pd ed in politica, nel corso di poco più di due anni (membro eletto in unione comunale ed in assemblea regionale, nominata in segreteria comunale, nel direttivo e coordinamento del circolo di Pistoia centro).

Un impegno politico, il mio, iniziato dopo i 40 anni ed intrapreso all’indomani delle primarie a sindaco della mia città, per le quali mi ero spesa, e dopo le quali ero stata chiamata a ricoprire un incarico in segreteria comunale come rappresentante della società civile.

Al Pd mi sono iscritta un anno dopo, nel dicembre 2012, a seguito delle primarie “Italia. Bene comune” e prima delle elezioni politiche del febbraio 2013. All’orizzonte si profilavano i diversi gradi del Congresso del Partito Democratico ai quali volevo dare il mio contributo come iscritta: primarie per l’elezione del Segretario territoriale e dell’Unione comunale di Pistoia (6 novembre 2013), primarie per l’elezione del nuovo Segretario nazionale (8 dicembre 2013), Congresso toscano per l’elezione del Segretario regionale (14 febbraio 2014).

Lo spirito di rinnovamento che pervadeva il Partito Democratico in quel giro di mesi mi aveva persuasa a mettermi in gioco con serietà. Pensavo ci fosse spazio per chi come me non aveva mai militato nella politica e non aveva mai fatto parte di nessun partito.

Da sempre avevo partecipato da cittadina attenta, informata ed esercitante il proprio diritto di voto consapevole, alle scelte politiche del mio Paese.

Pensavo che aver raggiunto un bagaglio di cultura, esperienza e buon senso, potesse essere messo a disposizione e a servizio del bene pubblico. Avevo una visione. Mi sono buttata e non ci ho messo molto a capire come funzionassero i meccanismi.

Pippo Civati
Pippo Civati

Intravisto un referente politico nazionale nel parlamentare Pippo Civati, che si presentava come candidato alla segreteria del Pd nazionale con una mozione nella quale mi riconoscevo ampiamente, ho intensificato impegno, tempo e studio.

In questo ultimo anno, tuttavia, il partito, nel frattempo divenuto forza di Governo, ha compiuto scelte che non ho condiviso, altre sono in corso che non approvo, insomma, si è trasformato nelle persone e nei contenuti, allontanandosi dalla mia idea di partito riformista e democratico che avrei voluto diventasse: una officina di elaborazione di proposte nuove, coraggiose.

Civati se ne è andato ed altre persone che ho conosciuto e che stimo hanno fatto e stanno facendo lo stesso. Credo che un Partito debba essere il luogo e lo spazio nel quale si condensano idee in una prospettiva di realizzazione e le si dà rappresentanza, prima che lo strumento per esercitare un potere o una macchina per creare consenso purchessia, con il solo obiettivo della vittoria e della propaganda.

Credo nei principi di uguaglianza, dignità, libertà che stanno sopra ed oltre ogni convenienza ed in nome di questi principi costituzionali lascio una strada per avviarne spero una nuova più corrispondente ai miei ideali.

Ringrazio tutti i compagni di viaggio.

In fede.

Simona Selene Scatizzi

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5 thoughts on “PD. SIMONA SELENE SCATIZZI: «MI DIMETTO PERCHÉ…»

  1. Bè…che il PD dovesse cambiare era nei fatti. Gli ultimi 30 anni della generazione delle Bindi, D’Alema, Veltroni e cosi via sono stati di un’ipocrisia e un’inconcludenza assolute. Certo non si può lasciare a Renzi il partito unico al potere con annessa corte dei miracoli di berlusconiana memoria. Ma la colpa è anche vostra, avete aspettato troppo e troppo siete stati disuniti: avete creato una minoranza interna divisa in minoranze….ci sono i cuperliani, i bersaniani, i giovani turchi, Fassina dei giovani turchi, i civatiani che escono e quelli che restano, quelli di Speranza e quelli di D’Alema….eppure la storia insegna. “Divide et Impera” un motto con cui governare, un monito mai ascoltato da chi viene diviso.
    Cordialmente
    Massimo Scalas

  2. Cara Simona,
    non mi sento di giudicare la tua iniziativa di uscire dal P.D, né quella degli altri che lo hanno fatto insieme a te, né mi sento in diritto di darti consigli.
    Solo, temo di percepire un rischio: che la collaudatissima macchina di potere dell’apparato si dia una bella scrollata, come fa il cane quando esce dall’acqua, e tutto continui come se niente fosse.
    A tal proposito, per me fu rivelatore l’atteggiamento presuntuoso e strafottente del signorino di Firenze che ci governa, davanti al crollo dell’affluenza delle elezioni in Emilia; dette una scrollata di spalle, con evidente fastidio davanti a chi lo voleva richiamare ad una più approfondita riflessione, e continuò a tirare avanti come se niente fosse, così da richiamarmi alla mente i versi finali di quella bellissima poesia di Giosuè Carducci intitolata: “Davanti San Guido”, che così recitano:
    “Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
    rosso e turchino, non si scomodò;
    tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
    e a brucar serio e lento seguitò.”
    A questo punto, auguri.
    Piero Giovannelli

  3. Concordo con Piero…Renzi non vede l’ora di levarvi di torno e relegarvi a opposizione marginale e sterile. Non gli frega niente se alle elezioni ci va il 40%, perchè tutti quelli che stanno a casa sono dei vostri, di forza italia e simili. Se col 40% dei votanti ottiene il potere per lui è cosa ottima. vedrete che se gli va bene, ci saranno elezioni anticipate a livello nazionale nel giro di pochi mesi, e con l’Italicum si prenderà tutto. A quel punto certo non avrà alibi.

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