pensando ad atene. IL VERDE COME ELEMENTO ARCHITETTONICO E PAESAGGISTICO

Una stampa che ci riporta al 1790

PISTOIA. Fondazione Luigi Tronci ed associazione Culturidea presentano stasera martedì 7 marzo alle ore 21.20 (ingresso libero) un interessante incontro per il ciclo filosofico letterario “Pensando ad Atene”.

In corso Gramsci 37 ci sarà una serata dedicata al ruolo degli apparati effimeri verdi. Vere e proprie architetture monumentali direttamente ispirate alle forme naturali, tali scenografie urbane, in grado di trasformare piazze cittadine in fronzuti ma studiati boschetti, nel 1794 caratterizzarono una grande capitale, quella francese, in occasione di una delle più importanti celebrazioni della Parigi rivoluzionaria: la festa in onore dell’homme de la Nature et de la Verité, Jean-Jacques Rousseau.

Durante la serata, l’architetto Eleonora Guzzo tratterà delle architetture effimere che, sul finire del XVIII secolo, entrarono a far parte dello scenario cittadino durante le feste civiche nazionali promosse dalla Rivoluzione.

Le grandi riforme amministrative nel corso dei primissimi anni della prima Repubblica francese interessarono da vicino il settore delle arti e della gestione dell’immagine dello Stato.

Le nuove istituzioni attribuivano all’architettura pubblica una notevole importanza, in quanto capace di mostrare esplicitamente la struttura del pensiero che ne aveva ispirato e poi costruito le fondamenta ideologiche.

L’architettura rivoluzionaria è quindi costruzione prima di tutto politica che, nelle sue manifestazioni, in primis quelle celebrative, mira a rappresentare gli ideali a cui anelava la società francese. Si celebrava innanzitutto la Libertà civile e quella d’espressione in tutte le sue forme: libertà, dunque, anche d’ispirazione nelle arti.

L’invito

Quale ispirazione avrebbe potuto apparire più degna, se non quella proveniente dalla schietta società delle origini, quella dorica o tuscanica che aveva raggiunto i propri apici nella forma altissima dell’Atene periclea e nella Roma repubblicana, entrambe così prossime alla perfezione, nella propria forma urbis e nell’equilibrio politico?

Come avrebbero potuto prescindere, gli architetti rivoluzionari, nella rappresentazione delle virtù alla base della nuova città, dalle forme naturali nella cui perfetta semplicità il buon selvaggio di Rousseau aveva trovato riparo, prima che la sofisticazione del modo di vivere lo trascinasse in una società corrotta?

L’architettura effimera delle feste repubblicane offre, forse con un’evidenza ancor maggiore di quella degli interventi edificati e durevoli, uno spaccato dei temi e degli archetipi del periodo rivoluzionario.

Eleonora Guzzo è architetto e storica dell’architettura. Docente di ruolo in Disegno e Storia dell’arte, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’arte all’École Pratique des Hautes Études di Parigi, con la direzione di Sabine Frommel e in Storia dell’architettura e della città presso l’Università di Firenze, con Gabriele Morolli ed Amedeo Belluzzi (2014).

Il suo incontro segue quello partecipato ed intenso con il prof. Marino Alberto Balducci e si pone in linea di continuità con esso attraverso la ricerca del sensibile e del bello.

[culturidea]

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