«PER MANES, CON MANES E IN MANES, A TE, IMPRESA SOCIALE, OGNI ONORE E GLORIA PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI»

La Nazione, 27 dicembre 2014
La Nazione, 27 dicembre 2014

PISTOIA-MONTAGNA. La Nazione ci offre in dono la gustosa notizia che nel Consiglio dei Ministri della vigilia di Natale, il Bomba-Renzi ha “sfornato” una piattata di nomine fra le quali,  oltre al pistoiese Bianchi (colui che teneva le casse degli sponsor di Matteo) dirottato in Enel, spicca quella di Vincenzo Manes, a cui il Capo ha affidato l’incarico di consigliere speciale del governo per l’impresa sociale.

Non sappiamo cosa sia l’impresa sociale che ha in mente Manes: probabilmente è la Dynamo Camp che,  come tutti sanno, ha risollevato le sorti economiche della Montagna. Tanto più che – lo scrive sempre La Nazione – “3200 volontari hanno trovato una occupazione”. Adesso sappiamo anche che migliaia di persone hanno trovato una occupazione in Montagna, ergo, se così fosse (ma così non è), sarebbe un volontariato assai strano.

Domanda: ma perché certi giornalisti non muovono il culo e vanno a vedere di persona se le cose che fanno loro scrivere sono vere o sono semplicemente delle mozzarelle di bufala, ma di quelle blu che vengono dai lidi della Merkel?

Stiamo leggendo e ascoltando in questi periodi, su giornali e televisioni, come anche la malattia, il disagio psichico e fisico, unitamente ai cosiddetti migrantes, abbiano generato un flusso di interessi, “mazzette” e scandali di contorno che sicuramente non possono essere considerati “impresa sociale”.

Neppure può considerarsi impresa sociale la chiusura di stabilimenti che dalla Montagna Pistoiese hanno preso la via di Fornaci di Barga e dove “venti di dismissione” si fanno sempre più prossimi in ossequio a quella regola di capitalismo senz’anima che vive di incontrollato profitto e sceglie di conseguenza, delocalizza in paesi a basso costo e via discorrendo.

Niente a che fare con quel capitalismo di piccole e medie industrie, che, fra indicibili difficoltà, ancor oggi operano e rifiutano l’anonimato dell’appartenenza alle varie multinazionali che hanno letteralmente comperato l’Italia, i suoi marchi prestigiosi e le aziende, un tempo floride. E la hanno fatta fuori come Hannibal, mangiandosela con ossa e tutto.

Questa infornata di nuovi boiardi, stilata nel momento in cui l’attenzione è affievolita dal sapore e dai profumi delle feste e dei panforti di Siena, scusateci ma è assolutamente  sospetta.

A noi dà la sensazione che si sia scelto il momento giusto per restituire il favore ricevuto dai vari sodali (altrimenti, in mezzo al popolo volgare, si dice “pagar marchetta”) e ci sembra anche che la Intek di Manes,  al momento opportuno, sia stata veramente brava, visto che anche il braccio destro di Manes, Diva Moriani, è stata gratificata con un bel posto nel cda di Eni.

San Vincenzo Manes
San Vincenzo Manes farà rifiorire la Montagna Pistoiese

Adesso, Signori Sindaci della Montagna, dopo avere fatto pubblicamente una pernacchia ai vari politici regionali che niente (e si sottolinea niente) hanno fatto per il territorio, se non supinamente accettare il suo inesorabile smantellamento, avete un grosso punto di riferimento ai vertici nazionali: Vincenzo Manes.

A questo Signore prestato alla Montagna,  tutti voi insieme, chiedete un colloquio e fatevi spiegare,  in pratica, cosa intende per impresa sociale e quali iniziative ha in animo di  attuare per il suo adorato territorio montano.

È un’occasione ghiotta da non farsi sfuggire perché, se in provincia di Pistoia esiste un territorio bisognoso di impresa anche sociale, questo è la nostra e vostra Montagna. La definizione di impresa sociale vi sarà più chiara, e lo farete sapere anche a noi: potrebbe rivelarsi anche cosa seria e intelligente. Ma se il signor Manes è un seguace degli Agnelli o dei De Benedetti e non un convinto sostenitore della piccola e media impresa, nerbo e sostegno di questa nazione, sbugiardatelo e mandatelo a quel paese. Insieme al Bomba-Renzi.

Se l’obiettivo, poi, è quello di fare della Montagna un solo e grande Dynamone, la beffa sarebbe insopportabile.

Comunque tentare non nuoce. Basta crederci. Auguri!

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2 thoughts on “«PER MANES, CON MANES E IN MANES, A TE, IMPRESA SOCIALE, OGNI ONORE E GLORIA PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI»

  1. Io ho uno studio fatto con i dati del centro per l’impiego dove i disoccupati montanini sono aumentati da 1249 a 1607 tra aprile 2012 e settembre 2013,quindi la notizia di 3200 volontari ,lavoratori mi suona strana

  2. Volevate una risposta? Eccola.

    IlFattoQuotidiano.it / Economia & Lobby / Onlus & Dintorni
    Terzo settore, Manes: “Il piano? Una nuova Iri del sociale con fondi privati”
    Onlus & Dintorni

    L’imprenditore renziano fresco di nomina a consigliere del premier per il sociale spiega il suo progetto al Fatto.it: “Nessuno ha la bacchetta magica ma quando il pubblico non ce la fa più a creare occupazione e il privato annaspa, allora è necessario individuare nuove soluzioni”
    di Fiorina Capozzi | 28 dicembre 2014
    Commenti

    Più informazioni su: Governo Renzi, Terzo Settore

    Tre o quattro mesi di tempo. E poi il terzo settore avrà la sua “Iri del sociale”. Ma non un nuovo carrozzone di Stato, bensì un fondo a capitale misto pubblico-privato con una politica di investimento che crei occupazione. Almeno, questo è il progetto su cui è al lavoro Vincenzo Manes, finanziere molisano appena nominato da Matteo Renzi suo consigliere “pro bono” con l’incarico di “far partire il tema dell’innovazione sul sociale, sulla creazione di posti di lavoro legati a una diversa impostazione del terzo settore”. Il compito è delicato. Anche perché il campo d’intervento è vasto: va dalla cultura al welfare passando per l’arte e arrivando fino al turismo. Una sfida piuttosto impegnativa, insomma: ci sono “innumerevoli cose da immaginare” dice Manes raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it. Del resto, per lui, fra i maggiori finanziatori della Fondazione Open del premier, è nella norma muoversi su più fronti in ambiti differenti: la sua Intek, di cui è storico azionista anche il discusso finanziere Ruggero Magnoni, ha ad esempio interessi che vanno dal rame (Kme) alle rinnovabili (ErgyCapital). In più Manes ha un’importante esperienza nel sociale con la sua Fondazione Dynamo che si occupa di implementare progetti “che rappresentino motori di cambiamento per le comunità di interesse” con un approccio di tipo imprenditoriale.

    Nella sua visione per il terzo settore si prospetta a stretto giro una grande rivoluzione. Un cambiamento che per Renzi dovrà trasformare il terzo in primo settore produttivo del Paese moltiplicandone valore e occupati (oggi il comparto pesa per il 7% circa del Pil e impiega quasi un milione di persone). La trasformazione, secondo il piano, passerà per la creazione di un grande fondo in cui confluiranno denaro pubblico, soldi privati e contributi di enti e Fondazioni. “Sarà il fondo poi a diventare imprenditore – precisa Manes – Creerà nuova occupazione attingendo anche a risorse comunitarie. Sarà, insomma, una grande Fondazione Italia con un approccio dall’alto verso il basso” che dovrà convivere con la tradizionale frammentazione del terzo settore”.

    “Credo che la venture philantropy (cioè l’investimento dei capitali di rischio nel sociale per finanziarie l’avvio di attività e aiutarle a diventare sostenibili con l’obiettivo di averne un ritorno, ndr) possa fare molto. Naturalmente nessuno ha la bacchetta magica – precisa – ma quando il pubblico non ce la fa più a creare occupazione e il privato annaspa, allora è necessario individuare nuove soluzioni per rispondere ai bisogni primari sociali migliorando anche il contesto in cui operano le imprese. Credo che un fondo a capitale misto sia la soluzione per avviare una nuova strategia di crescita e sviluppo. Per il terzo settore e non solo”. Esattamente come, in campo industriale, fece a suo tempo l’Iri, che a suo parere non fu solo un carrozzone pubblico, ma soprattutto “una grande realtà capace di compiere importanti scelte industriali che hanno favorito tutto il tessuto produttivo nazionale”.

    Per il successo dell’iniziativa molto dipenderà dalla qualità esecutiva dei progetti del Fondo. “Sarà necessario selezionare personale qualificato che sia pagato il giusto e che sia motivato dal desiderio di partecipare ad un progetto nell’interesse del benessere comune”, prosegue Manes precisando che il fondo dovrà avere un governo societario semplice con la presenza in consiglio di personalità di levatura internazionale. Non resta che chiedersi quali saranno i primi progetti ad essere finanziati? Sull’argomento però il consigliere di Renzi prende tempo. “Ci sono tante cose che mi piacerebbe fare – precisa – Di sicuro per ora posso dire che qualunque sia il progetto su cui si punterà, dovrà diventare un esempio di eccellenza. E’ importante in questo momento storico creare modelli positivi che diventino un riferimento per stimolare nuove iniziative imprenditoriali”. Nelle idee di Manes, quindi, il fondo potrà proliferare solo grazie a risultati concreti che permetteranno di reperire nuove risorse. “In futuro nulla esclude che i fondi possano venire dal 5 per mille o da una lottery fund in stile statunitense”, prosegue.

    La valutazione economica e sociale sarà quindi un fattore centrale nel futuro del terzo settore. Ma con quali parametri di misurazione? “Il mio indice è sempre stato quello di negazione. Per la mia fondazione, ad esempio, mi chiedo sempre cosa non ci sarebbe senza Dynamo – chiarisce – Non ci sarebbe, ad esempio, lavoro per un centinaio di persone, non ci sarebbero mille e duecento ettari di riserva WWF e occupazione per 1.500 persone nell’indotto”. I risultati di Dynamo, rivendica, sono insomma tangibili e positivi, ma il nuovo incarico crea ora inevitabilmente un conflitto d’interessi. “Ma, guardi, la mia Fondazione è già oggi finanziata al 99% da capitali privati estremamente diversificati che peraltro difficilmente si sposterebbero su progetti in parte pubblici– conclude – Onestamente, visto il grosso impegno di tempo che il nuovo incarico richiederà, temo che sarà Dynamo a perderci”.

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