PERCHÉ L’AMBIENTALISMO RESTA SEMPRE IN MINORANZA? – 1

Contro le ecomafie
Contro le ecomafie

PISTOIA. Nei giorni scorsi è uscito il ventesimo rapporto sull’ecomafia curato da Legambiente (vedi e scarica). «Vent’anni di storia italiana – per dirla con le parole di Rossella Muroni, direttrice del Cigno Verde – quella che nessuno vorrebbe sentirsi raccontare perché narra di un paese avvelenato corrotto e debole, infettato da una potente forza criminale: quella delle ecomafie […] che dimostrano, con il loro portato di corruzione, stragi silenziose, disastri ambientali e territori depredati quanto sia fragile la nostra democrazia e quanto profonda sia l’infezione che ci portiamo appresso da decenni».

Sarà un caso, ma l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel Codice Penale, una riforma di civiltà che Legambiente chiede da vent’anni e che si è arenata a palazzo Madama dopo una prima approvazione, a febbraio, alla Camera, rischia seriamente di essere sabotato o addirittura saltare del tutto come avvenuto nel ’98 e nel 2006.

Per creare consapevolezza diffusa e rafforzare quella mobilitazione dal basso che tiene indissolubilmente insieme legalità e ambientalismo, abbiamo deciso di raccogliere riflessioni e analisi di chi, a livello locale e a vario titolo, ha vissuto e vive oppure ha seguito e segue le vicende politiche secondo il criterio direttore della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Cercheremo anche possibili risposte alla domanda, sempre attuale e stimolante, del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: perché l’ambientalismo, anche se avanza proposte utili, resta in minoranza?

Il primo contributo che proponiamo è di Carlo Dami, attivista del Forum dei movimenti per l’acqua pistoiese, già professore di matematica al liceo scientifico e impegnato nella Confederazione dei Cobas. Dami scrive:

Cercherò di essere quanto più sintetico possibile, proponendo alcune note ciascuna delle quali avrebbe però bisogno di una articolazione molto più ampia di quella che, in modo molto schematico e forse un po’ superficiale, propongo nei quattro punti che seguono:

  1. Ecomafie_libroL’ambientalismo avvia i suoi primi passi negli anni sessanta del secolo scorso. Nella sua prima fase è caratterizzato da una forte carica antagonista nei confronti della cosiddetta “società dei consumi”. Negli anni settanta nascono e si sviluppano molte associazioni, gruppi e movimenti che denunciano la devastazione ambientale prodotta da un sistema che per massimizzare il profitto introduce nell’ambiente dosi massicce di cancerogeni, pesticidi, metalli tossici, ecc.
  2. A fronte di una contestazione sempre più diffusa e capillare, il sistema ha cercato (in gran parte riuscendoci) di elaborare i propri anticorpi favorendo quelle associazioni ambientaliste che si ponevano l’obbiettivo di correggere le contraddizioni più eclatanti legate allo sviluppo capitalistico. Il risultato di questo lavoro è stato sostanzialmente quello di dislocare l’inquinamento da un livello ad un altro (ad es. dalle discariche alle diossine prodotte dagli inceneritori, dai fiumi ai fanghi immessi nei territori, dai paesi del Nord industrializzato al Sud del mondo…).
  3. L’apparente disponibilità del sistema a cercare di attenuare gli effetti più visibili della devastante produzione industriale ha fatto credere a molte associazioni (mi riferisco a quelle in buona fede) che fosse possibile portare la battaglia ecologica nelle stanze del potere. In realtà questa scelta ha prodotto un collaborazionismo sempre più spinto con il sistema, in cambio di sponsorizzazioni e vari favori elargiti da quelle stesse multinazionali e/o partiti che ci si proponeva di contestare. Il frutto avvelenato di queste scelte è ben illustrato dalle carriere di alcuni dei più noti esponenti dell’ambientalismo italiano. Basti qui ricordare l’inglorioso percorso di due esponenti di Legambiente quali sono stati Chicco Testa e Ermete Realacci, per non parlare della fallimentare esperienza governativa dei Verdi. Si è così consumato nei palazzi del potere un ambientalismo che da conflittuale è diventato, nel tempo, autoreferenziale e strumento di controllo sociale al servizio del potere economico e politico.
  4. Da quanto detto nei punti precedenti, penso che la ripresa di un forte movimento ambientalista, capace anche di ottenere risultati significativi a livello istituzionale, non possa che passare attraverso la riconquista del suo spirito originario e del suo essere antagonista ad un sistema che si basa su un modello di sviluppo sempre più brutale per l’uomo e per l’ambiente, senza nessuna commistione degli interessi delle vittime e degli oppressori, degli inquinati e degli inquinatori.

Carlo Dami

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