PERCHÉ L’AMBIENTALISMO RESTA SEMPRE IN MINORANZA? – 3

We are destroying the earth, em português
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PISTOIA. Ancora risposte e riflessioni a partire dalla domanda di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente: perché l’ambientalismo, anche se avanza proposte utili, resta in minoranza?

Ne parliamo con Pier Luigi Palandri, storico esponente del Wwf Pistoia e per alcuni anni anche consigliere al Comune di Pistoia con i Verdi.

Intanto il nuovo governo, non eletto da nessuno ma evidentemente illegittimamente legittimato dal voto delle recenti elezioni europee, continua a promettere importanti riforme che però niente hanno a che vedere con le questioni fondamentali e strategiche del Paese, su cui si giocheranno le possibilità di competere nel mercato globale e di mantenere un certo livello di sviluppo economico e sociale.

Una seria e coraggiosa politica energetica (che tagli subito i circa 12 miliardi annui di incentivi, diretti e indiretti, ai combustibili fossili), un piano nazionale di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico (la vera opera di difesa nazionale), un piano nazionale del trasporto e della logistica (portualità, ferrovie per i pendolari …), la diffusione della banda larga, l’efficientamento acquedottistico e una moderna politica sull’acqua, magari senza truffe legalizzate e rispettando, oltre al voto di 27 milioni di italiani, la sentenza della Corte Costituzionale, tanto per citare alcune delle priorità che dovrebbero essere affrontate da un governo del vero cambiamento, rimangono infatti ferme al palo.

Con l’aggravante che l’inserimento dei reati ambientali nel codice penale, per cui le associazioni ambientaliste si battono sin dal lontano 1994, si è arenato ormai da mesi in Senato.

Sbloccarlo sarebbe non solo un fatto di civiltà ma anche la migliore dimostrazione di rinnovamento di una classe dirigente che si presenta come nuova, ma che in buona sostanza è più vecchia del mondo.

Palandri scrive:

Un ambiente sempre più a rischio
Un ambiente sempre più a rischio

Ritengo che il motivo per cui il movimento ambientalista non sia mai riuscito a porre in modo compiuto alla pubblica attenzione la questione delle risorse naturali “finite”, derivi in particolare, dalla scarsa capacità di valutare l’impatto futuro delle attività antropiche sull’intero ecosistema.

È stato quindi più semplice per l’ambientalismo difendere per anni specie particolari di flora e fauna o dedicarsi al referendum contro la caccia, confuso su quali fossero i reali obiettivi prospettici dell’ecologia, che tentare di incidere e decidere politicamente su come porre un freno alla dissipazione delle risorse.

Peraltro, per la scarsa alfabetizzazione scientifica della nostra classe politica o per mera opportunità partitica volta a favorire le varie lobbies, i gruppi politici non hanno mai voluto intercettare le istanze dei movimenti. Anzi, quei partiti che avevano al loro interno esponenti provenienti o sensibili al mondo ambientalista hanno pensato bene di epurarli dalle file parlamentari.

L’inadeguatezza della classe politica e di qualche ambientalista non ha però determinato la scomparsa dell’ambientalismo. Il tema dei limiti delle risorse è presente nei movimenti e nei comitati (acqua pubblica, rifiuti zero, stop al cemento) e si sta sviluppando giorno dopo giorno tra i cittadini a livello locale e nazionale.

Certamente siamo ancora lontani dalla nascita di un processo politico complessivo e condiviso che si ponga come obiettivo la fine in tempi brevi di uno sviluppo ormai insostenibile.

Anzi, il progetto di aggregazione della Costituente Ecologista del 2011 non è decollato essenzialmente per una questione politica: la spaccatura tra chi ipotizzava una alleanza con il centro-sinistra e chi invece rifiutava questa ipotesi.

Comunque nonostante le varie criticità ritengo che l’ambientalismo in Italia possa ancora avere la forza di proporre soluzioni a tematiche tese a rendere il nostro paese più sostenibile.

Naturalmente occorre avere la consapevolezza che devono essere definite una scala di priorità che si pongano come obiettivi, per esempio, quelli della decrescita dei consumi, dell’energia, dei materiali e del suolo, dell’incremento delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica.

Per rapportarsi con il mondo politico sarà naturalmente necessario che la miriade di movimenti nazionali, locali, regionali diano vita ad una federazione in modo da costituire non un nuovo partito, ma un moderno soggetto sociale e culturale.

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