personalità. ANTORE PELOSO, AMICO DI PISTOIA, LASCIA MILANELLO, LA VERSAILLES SPORTIVA

«Figura austera, colpiva per i modi gentili e la capacità di rapportarsi a qualsiasi tipo di ospite»
Lo storico direttore di Milanello lascia

PISTOIA. Quando un grande professionista saluta, di qualsiasi professione si tratti, scatta un moto spontaneo d’ammirazione. Quando un grande professionista milanista saluta, oltre all’ammirazione, enorme, scende pure una lacrimuccia sulla guancia. Un’intima lacrimuccia, perché siamo o non siamo uomini, col rossonero del Milan nel cuore e nell’anima, abituati a non esternare i sentimenti?

Antore Peloso, 70 anni appena compiuti, lascia l’Associazione Calcio Milan 1899. Dopo 30 anni, lo storico direttore di Milanello, il centro sportivo del Milan inaugurato nel 1963 ai tempi della presidenza Rizzoli (Andrea) e riammodernato nei primi anni di gestione di Silvio Berlusconi, ci dice “caro Gianluca, è arrivata l’ora”.

Con il passaggio del club meneghino alla proprietà cinese, ecco che questo signore, nelle forme e soprattutto nella sostanza, originario di Cisterna, frazione del comune di Coseano (Udine), grande amico di Pistoia e della famiglia Tesi (specie di Fabrizio, gran capo della Tesi Group nonché tifosissimo e sponsor del verde dell’A.C. Milan 1899), passa la mano, lasciando un’eredità pesante. Pesantissima.

Il centro sportivo Milanello è a Carnago, in provincia di Varese

Perché negli ultimi 30 anni Milanello è divenuta un’eccellenza non solo italiana, ma mondiale. E se è vero che molto si deve alle intuizioni di Berlusconi, che ha sempre avuto l’ultima parola su tutto ed è un amante, competente sino alla pignoleria, del verde, moltissimo lo dobbiamo a Peloso, che ha accudito, è proprio il caso di scrivere, la meravigliosa Versailles sportiva come fosse un bambino, una creatura, la sua creatura. Vivendoci 24 ore su 24, facendone sontuoso hotel, ma pure semplice e comoda abitazione, curandone i giardini di rose e gli splendidi campi da calcio, palestre e centro medico, foresteria e il mitico monumento a paron Nereo Rocco.

Essendone un autentico padrone di casa, colui che va ad accogliere gli ospiti, li fa accomodare, li mette a proprio agio. La persona incaricata di ricevere e accompagnare il presidente Berlusconi, di supportarlo e sostenerlo pur stando qualche centimetro dietro, in rigoroso silenzio. Perché di spifferi, dal “buen retiro” (anche estivo) del Diavolo, ce n’erano davvero pochi. Pochissimi. Un caso più unico che raro.

Il nostro Gianluca Barni con Massimiliano Allegri, all’epoca allenatore del Milan, a Milanello

Abbiamo conosciuto Peloso una torrida estate di qualche anno fa. Figura austera, colpiva per i modi gentili e la capacità di rapportarsi a qualsiasi tipo di ospite. Di un’intelligenza ficcante, aveva (e ha) il dono della sintesi giornalistica, per raccontare e raccontarsi, persino per analizzare fatti e misfatti sportivi.

Ma con una discrezione e una tenacia, figlie del suo Friuli Venezia Giulia, che non potevano non farlo stimare, d’acchito. Dalla battuta pronta, simile in questo a noi toscani, ma non sboccata: un umorismo britannico, sottile e sornione, alla Raimondo Vianello.

Tosto amico di Pistoia, della città di Giano, che è venuto a visitare perché un vero direttore – Berlusconi dixit – è colui che deve conoscere tutto e tutti, per valutare meglio, per potersi esprimere con cognizione di causa.

Direttore, qua la mano. Anzi, ci facciamo prendere… la mano, abbracciandola forte.

Una nuova vita, milanista, si schiude. Ad maiora!

[Gianluca Barni]

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