pi-scheria & pi-storia. LA CITTÀ SI PREPARA AL FUTURO. UN OSPEDALE NEL NULLA, UNA HITACHI ALL’AMIANTO, UN CAMPO ROM E UN EX CAMPO DI VOLO RIADATTATO A EDEN DEL PALAZZO DI ALCÌNOO: CHE ALTRO CERCHI, O CITTADINO?

«Dagli alberi non cadeva nessun frutto, né appassiva né s’infiacchiva; lo Zefiro fa crescere i frutti e li fa maturare. Il frutto matura sull’altro, pera su pera, grappolo su grappolo, fico su fico»

SE LE PERA LÈSTO COGLI

DI SUSÌNA TU T’INVÒGLI

MA SE PARTI DALLA PERA

POI TU DURI FINO A SERA


Il giardino di Alcìnoo è un vero e proprio Eden

 

Vivo a Pistoia e sono affortunato,
posso mangià la frutta e fàllo a sfare;
mi posso stravaccare in mezzo a un prato
a grattarmi per bene ’ndo mi pare.
A queste cose ’un c’ero abituato:
posso allungà le mane per staccare
ciliegia, pera, mela ed albicocca
(e poi chi conta ti serra la bocca…)

 


 

NEL 7° LIBRO dell’Odissea, Omero ci descrive la reggia di Alcìnoo, il re dei Feaci, padre di Nausìcaa, la giovane principessa che porta Ulisse alla reggia dopo averlo trovato, naufrago e nudo, sulla riva del mare:

Vicino alle porte della reggia, fuori dal cortile, c’era un giardino grande quattro iugeri circondato da siepi. Alberi alti là crescevano e c’erano peri, granati, fichi e meli e olivi pieni di olive.

Dagli alberi non cadeva nessun frutto, né appassiva né s’infiacchiva; lo Zefiro fa crescere i frutti e li fa maturare. Il frutto matura sull’altro, la pera su pera, il grappolo su grappolo, il fico su fico.

Là c’era anche una vigna piena di grappoli; alcuni si seccano al sole, altri vengono vendemmiati o pigiati; alcune uve acerbe fioriscono, altre scuriscono. Verso la fine del giardino cresceva ogni sorta d’ortaggi di colore verde lucente.

Da due fonti scaturisce l’acqua, da una si propaga in giardino, dall’altra vi attingono le genti del popolo. Così era il palazzo di Alcìnoo (vedi qui).

Siamo in un vero e proprio Eden che ora, grazie all’impegno del Comune, anche i pistoiesi di Pi-storia hanno, pare, mutuato da pi-Scheria, l’isola in cui Ulisse non resterà nonostante l’Eden a portata di mano.

Nel magnificat della Nazione di ieri, che vedete qui sopra, ci sono alcune piccole incongruenze che, da rompiballe di filologo, mi saltano agli occhi. Prima si parla di 6-700 piante; poi si viene a dire che, di esse, oltre 400 sono state trapiantate dalla loro naturale sede dove le aveva curate, con grande attenzione e amore, il cittadino scomparso, di cui non si fa nome (mi pare). Ciò mi fa pensare che almeno un 300 piante siano andate perdute – o in un modo o nell’altro. E mi rincresce.

L’assessore Alessio Bartolomei

Quanto alle speranze dell’assessore Bartolomei che i pistoiesi si accontentino di tanta frutta quanta può tenerne uno stomaco e non un corbello, io non sarei così ottimista.

I pistoiesi da nobili campagnoli (di fatto contadini annobiliati) non differentemente diversi dai Gonzaga (cavallai che diventarono nobili perché ammazzarono mezza Mantova e ne presero il controllo in una sola notte), sono perlopiù taccagni, di braccino-corto e abituati, per temuta povertà, anche a negozietti antichi tanfosi di muffa e magari in vicoli odorosi (?) di piscio.

Del resto un legame (in caduta, s’intende) tra Mantova e Pistoia c’era pur stato: Mantova, capitale della cultura 2016 e Pistoia nel 2017; Mantova, un poeta come Virgilio, e Pistoia un Cino; Mantova, un ducato per territorio, e Pistoia un ducato per valore in moneta; i mantovani abituati a furti d’abiti tempestati di gemme e perle, e Pistoia modestamente contenta delle ruberie di Vanni in Duomo, alle cassette delle limòsine. A ciascuno il suo, si direbbe. Tanto poi i pistoiesi, anche se gli pestano i piedi, stanno zitti come i fidanzati dell’Ottocento al buio coi genitori in casa.

Ripassando le qualità del giardino di Alcìnoo, troviamo anche che nella parte più lontana di esso «cresceva ogni sorta d’ortaggi di colore verde lucente»: nell’Eden pistoiese no. A Pistoia le verdure o vengono in tasca (perché i pistoiesi sono taccagni e sempre al verde); o in viso (quelle di bile, perché sono insopportabili, arroganti, intelligenti solo loro, avvocati, professori e geni che però il più delle volte restano chiusi nelle ampolle).

Zucche, zucchine o cetrioli?

Una terza verdura (la peggiore che ci sia) è la famosa zucca dell’Apokolocyntòsis di Seneca, operetta  contro l’imperatore Claudio.

Al Liceo Forteguerri daranno a intendere agli allievi che l’imperatore Claudio mangia i funghi avvelenati di Agrippina, muore e in cielo si trasforma in “zucca”, ma le cose non stanno proprio così.

La kolokýnthe in greco è la zucchina, ma anche il cetriolo (più popolare: treciòlo). E a Pistoia di queste verdure ne circolano liberamente fin troppe anche senza che siano appositamente coltivate.

Occhio! Sono molto più libere del contante di Conte e, se non stai attento, ti arrivano dritte dritte nel famoso… zipèppe.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Ancora il Pd non ci ha tolto la Costituzione anche se ha in mano la giustizia…

Avete visto un bel mondo, p-istoiesi, tra mattoni, squadre, compassi e grembiulini!


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