PIANA. UNIONE O FUSIONE? FACCIAMO CHIAREZZA

Federica Scirè
Federica Scirè

MONTALE-PIANA. In questi giorni ho letto spesse volte commenti riguardo la firma del Protocollo d’Intesa, siglato dai Sindaci di Agliana e Montale, riguardo l’avvio delle procedure che porteranno alle funzioni associate fra i due comuni. La critica più forte riguarda il fatto che in due si sarebbero arrogati il diritto di decidere per 30.000 e che, nello stesso modo, in 12 avrebbero poi ratificato in Consiglio Comunale.

Al di là della polemica sterile che puzza di muffita demagogia di alcuni, mi chiedo su cosa verta la discussione oggi, quando il potere di amministrare e prendere decisioni così forti è stato affidato dai cittadini (!!!) tramite elezioni all’attuale amministrazione, così come è stato affidato negli anni passati alle amministrazioni che ci hanno preceduto

Vengo al dunque. Si va verso l’Unione dei Comuni: scelta necessaria in uno scenario di riassetto degli enti locali. Scelta necessaria ma non imposta: c’è modo e modo di tutelare il proprio territorio, c’è modo e modo di dirigere la propria azione amministrativa. Eravamo stati chiari durante la campagna elettorale: due entità territoriali così simili, così vicine nella possibilità di fare politiche simili (a livello tributario, ad esempio; ma, fattivamente, vi pongo anche questa questione: politiche simili ad esempio per prevenire il dissesto idrogeologico che ci ha malamente colpito in questo nuovo scenario climatico, ma soprattutto, gestionale, che vide ad esempio due interventi agli antipodi – i cui risultati agli antipodi furono altrettanto – nell’ottobre 2013 per la stessa problematica, al di là e al di qua della Bure), devono cominciare a voler essere lungimiranti nella presa delle proprie decisioni.

Al di là della frase, unendosi si è più forti, l’ottica di voler creare uno spazio comune fra due amministrazioni, darà veramente il senso al peso delle scelte concrete che possono essere prese.

Allego a proposito della scelta di partire dalle funzioni associate, il mio intervento nello scorso Consiglio Comunale. Che spero possa essere esplicativo e possa dare il senso compiuto della responsabilità che è stata messa nel percorso: non partire da una formale Unione dei Comuni, che non avrebbe giovato alle due realtà (e molti sono gli esempi, anche a noi vicini) ma un percorso nel quale ci metteremo alla prova e monitoreremo i vari step, per comprendere quali siano veramente i benefici che ricadranno sulle popolazioni dei due comuni.

L’importanza di questo atto che stasera stiamo discutendo, è da cercare nella volontà dell’attuale amministrazione di voler portare la discussione stessa all’interno del Consiglio Comunale. Prendere una decisione come questa, richiedere ratifica politica al Protocollo d’intesa, significa voler dare un taglio di consenso molto più ampio alla Riforma in questione, significa richiederne legittimazione.

La dialettica politica ci insegna come vi sia una sostanziale differenza fra legittimazione e legittimità: ciò che è legittimo, non sempre è legittimato. Ciò che è legale, ovvero questo Protocollo già siglato e firmato dai due Sindaci, deve trovare, in questa sede e per questa scelta, un fondamento politico legittimante che ratifichi come buona e ottimale una decisione e una scelta presa dall’attuale Sindaco in accordo col Sindaco di Agliana.

È un percorso ponderato, questo che stiamo avviando, è un percorso che attesta la sinergia politica e amministrativa fra le due vicine amministrazioni. È un percorso la cui gestione responsabilizzerà ancora di più i due enti rispetto le scelte da compiere.

Nella consapevolezza del riassetto che interesserà gli Enti Locali a più livelli, unirsi significa avere la possibilità di essere più forti, significa voler tutelare il proprio territorio facendo in modo che una gestione politica di cooperazione si traduca in azioni concrete che eventualmente non avrebbero potuto trovare realizzazione. Una linea di impostazione politica che verrà tradotta in fatti, dunque.

A questo proposito ricordo come nel nostro programma amministrativo, quando descrivevamo un Comune più semplice guidato nella sua gestione dalla riorganizzazione e dalla semplificazione amministrativa, parlavamo di “Unione dei Comuni come obiettivo reale. Gestione condivisa dei servizi con le Istituzioni limitrofe, così da consentire una razionalizzazione della spesa, un allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità, nonché maggiori capacità di ricezione dei finanziamenti regionali ed europei.”.

Le finalità di questo percorso si leggono nello stesso Protocollo, lo scopo è quello della cooperazione, e per far si che questa sia concreta, non si sceglie di intraprendere una strada meramente formale come potrebbe essere, oggi, riformare il nostro territorio proponendo, fin da subito!, una Unione vera e propria fra i due comuni. La responsabilità, la scelta ponderata sta nella decisione di mettere innanzitutto alla prova le due amministrazioni, valutandone i risultati, partendo dalla gestione dei servizi e delle funzioni in forma associata così che questo percorso possa essere monitorato e analizzato nell’ambito di una fattibilità tecnico – economica a evidenziare le ricadute positive in termini di efficienza, economicità e efficacia.

Betti e Mangoni firmano il protocollo Agliana-Montale
Betti e Mangoni firmano il protocollo Agliana-Montale

È un percorso che nasce nell’ottica della Razionalizzazione della spesa, come dicevo. È un percorso che vuole garantire una migliore qualità e un ampliamento dell’offerta dei servizi per i nostri cittadini. Ma è una riforma istituzionale ed amministrativa che, a mio avviso, propone anche una razionalizzazione politica e non solo economica, una razionalizzazione di quella politica che prende decisioni e risponde alla necessità di una maggiore efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa per favorire i cittadini e il sistema economico locale: due comuni così vicini, così simili anche nelle peculiarità che li compongono, possono, unendosi, prendere decisioni che diano risposta a problemi simili, possono intraprendere percorsi amministrativi che creino beneficio su più larga scala e non solo sul proprio Comune.

Per questo la collaborazione parte dalla forma associata dei servizi, perché il reale cambiamento deve essere nella gestione del territorio e non in una mera riforma istituzionale che rimane carta. Farlo, procedendo di volta in volta con la stipula di singole convenzioni attuative, significa voler efficientemente valutarne i modi, i tempi, i pro, i contro, le conseguenze che ricadono sui cittadini per una efficienza ottimale e una qualità maggiore.

Concludo con questa riflessione per cui, aver scelto di cooperare, collaborare, significa aver scelto la politica della connessione comprendendone l’importanza, a discapito di una veloce annessione istituzionale, ma sempre nell’ ottica di quella Unione, di cui questo Protocollo è il primo concreto passo. Significa ricercare una collaborazione politico – amministrativa tesa alla valorizzazione in egual misura dei territori che andranno a beneficiare di questa intesa nata fra le due amministrazioni.

Federica Scirè (dal profilo facebook)

QUARRATA, L’ETERNA MUTA

 

 

Quarrata, Piazza Risorgimento
Quarrata, Piazza Risorgimento

C’È UN GRAN parlare sulla Montagna Pistoiese, in Valdinievole e ora anche nella Piana Pistoiese di Unione e/o Fusione dei Comuni. Assente e non pervenuto è ancora una volta il Comune di Quarrata e francamente non ne capiamo il motivo.

A parte la riflessione del presidente dell’associazione Agorà Renata Fabbri, a Quarrata al momento si è solo pensato alla funzione associata della segreteria comunale con un Comune che storicamente e geograficamente non ha niente a che vedere con il Pistoiese.

E si sono lasciati invece i Comuni di Agliana e Montale (a cui ci lega il Cis e tutta la problematica della gestione dei rifiuti ma anche il fatto di avere il Suap associato) andare al momento per la loro strada.

L’auspicio è che si apra un dibattito anche a livello locale che coinvolga – visto che è bene iniziare a ragionare con una mentalità metropolitana, perché no? – anche i Comuni limitrofi del pratese, quali Carmignano e Poggio a Caiano a cui ci lega oltre al Montalbano anche il fatto di avere in comune ville medicee patrimonio Unesco dell’Umanità, e pressoché gli stessi problemi idrogeologici.

a.b.

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3 thoughts on “PIANA. UNIONE O FUSIONE? FACCIAMO CHIAREZZA

  1. SE NECESSARIO, ANCHE LA FUSIONE, L’UNIONE PORTA, MOLTE VOLTE AD AUMENTARE I COSTI…

    La partecipazione dei cittadini, sempre invocata, dalla sinistra del PD, ora che sei entrata nell’area Renziana, parole tue, è diventata:

    “…muffita demagogia…”

    Il protocollo, non è stato siglato da due persone ma, da dieci, due sindaci e otto assessori, il consiglio si è limitato a prenderne atto, solo in futuro, forse potrà essere ascoltato.

    Le competenze per un simile progetto, le possiede un solo sindaco, dei due, in quanto agli assessori su otto, per esperienze lavorative e studi al massimo due o tre.

    Fra i cittadini, ci sono capacità competenti per consigliare come procedere, in un progetto importante come gestire in forma associata e digitalizzata, una pluralità di servizi e funzioni con una maggiore efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa a favore dei cittadini e del sistema economico locale.

    I campo nazionale vi sono 3,6 milioni di dipendenti pubblici, la digitalizzazione porta a migliorare la produttività del lavoro nonché la trasparenza e minori costi da trasferire al sociale.

    Il risparmio per i due comuni ma, sarebbe meglio coinvolgere anche Quarrata, oltre un milione di euri, con una maggiore efficienza.

    Del protocollo, abbiamo solo dei punti di riferimento, otto.

    Le priorità sono sbagliate:

    Il punto “ f ” Servizi informatici e telematici, cioè il centro elaborane dati, il primo a partire, deve sempre affiancare gli altri punti, è la spina dorsale della riforma, da esso dipende il successo del progetto, per questo, occorrono informatici di grande livello.

    Il progetto deve essere partecipativo, tutti, dipendenti, consiglieri e cittadini, il risparmio oltre un milione deve essere reinvestito nel sociale.

    Dovrà esserci uno spostamento di personale, verso il sociale e per un periodo di tempo la sospensione del turnover.

  2. Per onestà intellettuale e come gentilmente richiesto dall’interessato preciso che quanto riportato nell’articolo da Federica Scirè è stato estrapolato – senza nulla togliere al contenuto originale dal titolo “Facciamo un po’ di chiarezza” scritto l’1 Novembre 2014 pubblicato alle ore 16,27- dalla suo profilo facebook e non si tratta di un comunicato emesso dal capogruppo consiliare di Montale Democratica.
    Se – come è vero – non è stata riportata la fonte della notizia dall’altra parte il fatto stesso che non si sia fatto riferimento ad alcuna carica o titolo significava che quanto scritto a proposito del protocollo non fosse un comunicato ufficiale ma (nella prima parte) il pensiero personale di Federica Scirè e nella seconda parte l’intervento “pubblico” e quindi ufficiale reso in consiglio comunale da Federica Scirè nel suo ruolo istituzionale.

    Andrea Balli

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