piazza d’armi. PROTESTE PER L’ABBATTIMENTO DI UN BAGOLARO MONUMENTALE

«Una pianta imponente sia per stazza che per età e verde in ogni sua ramificazione. Si sarebbe potuto, eventualmente, avere almeno il tempo per una controanalisi operata da altri agronomi accreditati?»
Piazza dell Resistenza, il bagolaro dopo la rimozione

PISTOIA. Un lettore ci scrive:

Il bagolaro di piazza d’Armi è stato abbattuto in quattro e quattr’otto, con una velocità tale da autorizzarci a sentirsi più sicuri e tutelati data la pericolosità che l’albero rappresentava per i cittadini. Certamente la pianta non poteva testimoniare il proprio stato che toccava agli esperti valutare e interpretare.

Sembra che qualcuno di questi si sia occupato della disamina sottopostagli dal Comune e che il risultato sia stato inappellabile tanto da suggerire un rapido taglio a raso dell’albero.

Trattandosi di una pianta imponente sia per stazza che per età, verde in ogni sua ramificazione si sarebbe potuto, eventualmente, avere almeno il tempo per una controanalisi operata da altri agronomi accreditati e iscritti all’albo?

Se fosse stato fatto mi scuso in caso contrario mi arrabbio. Lo dico senza vena polemica spinto solo dall’amore per la natura e dalla consapevolezza di quanto il nostro sia legato al destino della fauna e della flora. Una potatura (anche se questa non è una regola per il bagolaro) avrebbe potuto evitare l’abbattimento e nel contempo contenere i rischi per la popolazione?

Domande che mi pongo e che indirizzo a coloro che hanno sottoscritto il provvedimento passato, come di consueto, nel mutismo generale. Avere fiducia nei nostri amministratori non vuol dire far passare sotto silenzio qualunque loro iniziativa, questo vorrebbe dire aver dato agli stessi anche la custodia del nostro cervello.

Anche perché qui a pensare male ci s’azzecca davvero: questa amministrazione aveva più volte ripetuto di voler riportare la piazza alla primordiale apparenza del primo Novecento, in cui gli alberi erano assenti e lo spazio era dominato unicamente dalla massiccia figura della fortezza.

Tutto legittimo ci mancherebbe, ma non era meglio dirlo chiaramente o chiedere democraticamente il consenso dei cittadini con gli strumenti della democrazia partecipata troppo spesso sbandierata a sproposito? Perché poi mentire e inventare fantomatiche malattie di una pianta se la finalità era e rimane altra dalla pericolosità per i fruitori del parco?

Lettera firmata

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