pistoiesi doc. ENIO DROVANDI SI RACCONTA. 1/2

«Ringrazio Francesco Nuti per l’amicizia e per avermi prestato dei soldi coi quali pagai un affitto. Grazie a quel prestito, potei restare a Roma e così poi essere chiamato da Monicelli»

Enio Drovandi [foto Wikipedia]
Enio Drovandi [wikipedia]
PISTOIAMaria Lorello, apprezzata scrittrice con un passato da insegnante, ha intervistato Enio Drovandi, pistoiese di successo nel mondo dello spettacolo e novello sposo (vedi).

Ecco come si racconta l’artista e attore con Pistoia nel cuore.

Ho 60 anni e i miei genitori si chiamavano Enia e Tiberio. La mia mamma volle chiamarmi come lei, solo al maschile… Enio in greco antico vuol dire Angelo, portatore di bontà e forza… e, come dico sempre io, Enio con una n sola e non doppia, perché a quei tempi i miei genitori non avevano grandi possibilità!

Sono nato in via del Villino a Pistoia, dietro il ponte dell’Arca. Poi da lì abbiamo fatto alcuni trasferimenti, ma considero la casa di Via del Can Bianco, la dimora di famiglia più vera… stavo al civico 58. Mio padre era di estrazione contadina e veniva da Quarrata; la mia mamma, figlia di un artigiano del legno, veniva da Galciana di Prato.

Enio Drovandi e Maria Lorello
Enio Drovandi e Maria Lorello

Per anni fecero gli operai in proprio per delle ditte che fabbricavano telai in in legno, che si usavano per avvolgere le stoffe. Poi sono stati nella ristorazione, coi bar: quello famosissimo era il chiosco in piazza Mazzini.

Ho frequentato le scuole medie e, prima di diventare attore, ho fatto varie cose: il parrucchiere per signora, l’assicuratore, il barista, l’operaio in fabbrica, ma soprattutto ho sognato di fare e di essere quello che sono e che faccio… l’artista!

Il campo dell’arte mi affascinava già dalle scuole medie e le mie doti istrionesche uscivano fuori, facendomi essere sempre un capobranco, insomma uno di quelli che alle gite scolastiche sull’autobus, si mette in fondo e detta i tempi di tutto.

Il mio recitare, allora, serviva sempre per trovare delle scuse per non farmi interrogare o per non andare a scuola. Nel primo caso ero bravo, nel secondo i miei genitori mi conoscevano bene e non li fregavo. Ricordo un maestro, alle elementari, si chiamava Preitano…quante bacchettate sulla mani! Allora era normale dare bacchettate e ci vorrebbero anche oggi!

Enio Drovandi con il sindaco Bertinelli [foto Massimo Carradori]
Enio Drovandi con il Sindaco Bertinelli [foto Massimo Carradori]
Quando è cominciata questa passione nessuno credeva in me, solo mio padre mi diceva: “se ti piace, vai!”. Il suo aiutarmi era il non ostacolarmi…altro non poteva darmi! Degli “amici” ricordo le solite prese di giro quando tornavo da Roma e stavo a Pistoia: dove vuole andare… non sa nemmeno camminare… figuriamoci se prendono lui… e via di questo passo!

Poi dopo i primi film, tutti a dire: “Ma io lo sapevo, io lo dicevo, ecc. ecc”. La prima volta che sono partito, in cerca di “avventura”, sono andato in treno e anche le altre volte. Partivo da Pistoia alle 4:50 arrivavo a Firenze alle 5:35 e da lì alle 6 prendevo l’espresso per Roma e arrivavo alle 9:30.

Stavo lì alcuni giorni, dormendo nelle pensioni più infime e assurde di Stazione Termini e poi tornavo a casa per riprendere un po’ di vita umana, ma quei giorni di vita, non umana, lì a Roma, erano pieni comunque di gioia e camminavo col sole in fronte! Ero un eroe per me stesso e ciò mi gratificava!

Enio Drovandi a Passato-Presente-Futuro, 22/2/2015
Enio Drovandi a Passato-Presente-Futuro, 22 febbraio 2015

Avevo avuto la forza di uscire dalla monotona provincia e cercavo il mio personale Santo Graal! Agli inizi le difficoltà sono state moltissime, dalla mancanza cronica di denaro alla solitudine e al fatto di capire quanto fosse difficile farcela, ma io non mollavo! Poi, dopo il film “Sapore di mare” e “Amici miei”, iniziarono le stagioni felici con “I ragazzi della terza C” e tutto il resto.

Con la vincita di due Telegatti è aumentata la notorietà e tutto ciò che è legato al successo. Tra le tante persone, ringrazio in special modo Roberto Benigni, perché all’inizio mi ha fatto da apripista, anche se poi ho fatto tutto da me. Poi ringrazio Francesco Nuti per l’amicizia e per avermi prestato dei soldi coi quali pagai un affitto. Grazie a quel prestito, potei restare a Roma e così poi essere chiamato da Monicelli.

Soprattutto ringrazio i miei genitori, perché mi hanno insegnato la cosa più importante da capire: il piacere della miseria. Quando riesci ad assaporare le piccole cose e gioirne, infatti, tutto ciò che viene in più è un dono del cielo. La mamma è morta nel 1978 e quindi non ha visto nulla della mia carriera, che è iniziata nel 1981.

Il babbo, invece, non ha mai ben capito come facessi a vivere, e bene anche, di questo mestiere, anzi si meravigliava sempre quando vedeva nelle piazze migliaia di persone applaudire una mia performance attoriale o cabarettistica o mi vedeva al cinema, però era felice e si divertiva un mondo a farsi prendere in giro da me dal palco quando lo nominavo… con le mie battute da toscanaccio!

[lorello – drovandi]

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