pistoia. ANPI SGRADITA A PALAZZO CHIGI?

L’Associazione Partigiani d'Italia di Pistoia esclusa dalla cerimonia di inaugurazione di “Pistoia capitale della cultura 2017”. «Il nostro timore è che a Pistoia la cultura antifascista non trovi la cittadinanza che le spetta». La solidarietà di Giuseppe Civati (Possibile): «Disponibile per una interrogazione parlamentare»
Paolo Gentiloni

PISTOIA. Durante la visita a Pistoia del primo ministro Paolo Gentiloni e del ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, alla inaugurazione di Pistoia capitale della cultura per il 2017 in sala Maggiore non è stata invitata a partecipare la locale Anpi (associazione nazionale partigiani d’Italia), sembra su “precise indicazioni pervenute da Palazzo Chigi”.

Una assenza, quella dei rappresentanti dell’associazione dei partigiani che è stata notata tanto che la stessa associazione ha diramato un comunicato per chiarire i fatti e per denunciare la gravità dell’esclusione fra i presenti “rigorosamente selezionati”.

A chiedere delucidazioni e ad esprimere la propria solidarietà con l’Anpi di Pistoia anche l’onorevole Giuseppe Civati, leader di Possibile che ha dato la propria disponibilità per una eventuale interrogazione parlamentare o altre iniziative.

Ecco il comunicato:

In seguito alla richiesta, pervenutaci da molte parti, di conoscere le ragioni dell’assenza dell’Anpi alla cerimonia di inaugurazione di Pistoia capitale della cultura per il 2017, avvenuta lo scorso 15 marzo nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale, volta a scoprire se l’associazione avesse voluto, con questa assenza, sottolineare la propria contrarietà all’amministrazione comunale di Pistoia, (allineandosi in tal modo con alcuni esponenti della Destra locale), o, addirittura, manifestare una posizione critica verso il Governo nazionale, riteniamo di dover precisare che tale assenza era dovuta esclusivamente al fatto che l’Anpi non era stata invitata alla cerimonia, in base (è la motivazione di Palazzo di Giano), a precise indicazioni pervenute da Palazzo Chigi.

Ne deduciamo che laddove si governa il Paese non è stato ritenuta importante e significativa la presenza di un rappresentante dell’Anpi fra le autorità militari, religiose e civili, fra gli esponenti politici e del mondo economico e imprenditoriale e, infine, fra i personaggi della cultura e della storia della città, rigorosamente selezionati per partecipare alla cerimonia.

Anpi

Tale esclusione appare particolarmente grave per ciò che può significare in una città liberata dal nazifascismo, l’8 settembre del ’44, ad opera delle proprie formazioni partigiane e per questo insignita di medaglia d’argento al valor militare.

Non solo per questo appare ingiustificabile questa esclusione dell’Anpi, ma anche per i motivi, che preme qui ricordare.

Per sentenza del Tribunale Militare di Verona “l’Anpi è storicamente l’erede di tutti quei gruppi e formazioni che dal 1942-’43 hanno costituito il centro di riferimento collettivo di grandissima parte della popolazione animata dal medesimo sentimento di restituire al Paese libertà e democrazia. …Di quei gruppi e formazioni l’Associazione è l’erede spirituale, stante l’identità dei fini”.

Appare superfluo affermare che l’essere non tanto i reduci nostalgici di una gloriosa impresa militare lontana nel tempo, quanto gli eredi spirituali di un grande patrimonio di valori civili , significa non solo amministrare e gestire quel patrimonio valoriale, ma anche farlo vivere nel presente, realizzando i sogni, i pensieri, le attese di chi è caduto per dare al Paese libertà e democrazia.

L’Anpi fu costituita il 6 giugno 1944, dal CLN del Centro Italia e Il 5 aprile del 1945 e con il decreto luogotenenziale n. 224, ricevette la qualifica di Ente Morale, che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come corpo appartenente alle Forze Armate.

Questo riconoscimento le giunse formalmente nel 1958, con la Legge n. 285, la quale stabilì che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, è stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.

Da allora, tuttavia, l’Anpi non ha solo coltivato la memoria della Resistenza, ma ha combattuto con forza il terrorismo volto a rovesciare le istituzioni, l’eversione della loggia P2, il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia e la corruzione politica.

Ha inoltre affrontato, con la solita fedeltà alle Istituzioni democratiche, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni: da tangentopoli alle offensive mafiose, alla grande battaglia contro i tentativi di modifica della Carta Costituzionale nel 2006, fino alla dura opposizione, nel 2009, al progetto di legge 1360, con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani.

Partigiani

Ha guidato poi la battaglia, nell’agosto 2011, per mantenere le festività civili (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), minacciate di soppressione e infine, dal 2014, ha messo in campo iniziative nazionali contro una irresponsabile riforma della seconda parte della Costituzione e contro una legge elettorale lesiva del diritto alla rappresentatività dei cittadini, nonché contraddittoria rispetto alle indicazioni della Corte Costituzionale.

Va anche ricordata, nello stesso anno, la firma di un protocollo col Ministero dell’Università e della Ricerca per avviare iniziative di formazione alla cittadinanza attiva nelle scuole.

Oggi l’Anpi è in prima linea sia per la custodia e l’attuazione della Costituzione – quindi della democrazia-, sia per la promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza.

A conclusione di questa sommaria ricognizione sull’identità e sul ruolo svolto dall’Anpi in settanta anni di storia repubblicana, esprimiamo il dubbio e il timore che nella città Capitale della Cultura per il 2017 la cultura antifascista non trovi la cittadinanza che le spetta.

Anpi Pistoia

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