pistoia. BALLOTTAGGIO DEL 25 GIUGNO: NÉ BERTINELLI, NÉ TOMASI

«O non votare o votare semplicemente scheda bianca»
Alessandro Tomasi

PISTOIA. Che Bertinelli e le liste ad esso collegate possano essere definite come antagoniste al fascismo è una cosa che non ha alcun fondamento reale, non solo e non tanto perché la loro gestione del potere nei cinque anni trascorsi è stata funzionale alla crescita delle destre di vario tipo come testimonia il recente risultato elettorale, ma soprattutto perché il sindaco uscente e il maggior partito della sua coalizione hanno condotto a livello locale e nazionale politiche volte ad assecondare gli interessi economici del grande capitale di cui l’attacco alla Costituzione, il Jobs act, la devastazione del welfare, la privatizzazione dei servizi, la vendita di gran parte del patrimonio pubblico sono solo alcuni esempi.

Tutto ciò per dire che in Italia e quindi anche nel nostro piccolo comune non c’è alcun pericolo finché i rapporti di forza tra le classi sociali sono quelli che ci consegna il presente. Avete più sentito parlare, ad esempio, dei fascisti greci di Alba Dorata da quando Tsipras si è piegato ai diktat dell’unione europea?
Del fascismo oggi il grande capitale non ne ha affatto necessità perché per il momento gli sono sufficienti le politiche del Pd.

Proprio per questo la variegata destra che si è raccolta intorno a Tomasi (ma in generale tutta la destra italiana, con diverse sfumature) per continuare ad esistere sul piano elettorale ha bisogno di intercettare in forma strumentale il malessere indotto dalla crisi, mediante la difesa degli interessi di una parte del capitale meno legato agli interessi delle multinazionali e di indurre sempre più divisioni all’interno del lavoro seguendo la “linea del colore”, cioè contrapponendosi alla parte più debole dei lavoratori (i migranti clandestini, volutamente lasciati in tale condizione perché privi di diritti e quindi più facilmente sfruttabili).

Se assumiamo questo punto di vista, i raggruppamenti che fanno riferimento a Bertinelli e a Tomasi rappresentano sostanzialmente due destre, i primi più legati agli interessi del capitale multinazionale e gli altri alla parte più debole del capitale nazionale (piccole e medie industrie non legate all’indotto delle multinazionali, aziende a conduzione familiare).

Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia

Anche sul terreno della rappresentanza ambedue i poli hanno cercato in vari modi di presentare sul mercato della politica un’offerta estremamente variegata che però non è stata in grado di portare alle urne una percentuale maggiore di votanti che invece sono ulteriormente diminuiti. E questo perché nessuno dei due, proprio a causa dei soggetti sociali di riferimento definiti precedentemente, è in grado di ricomporre la frammentazione sociale (la società liquida di Bauman) con obbiettivi antiliberisti quali, ad esempio, la diffusione del welfare anche per i disoccupati e per i soggetti privi di un lavoro stabile, la reinternalizzazione delle aziende partecipate, la valorizzazione della partecipazione e del patrimonio pubblico, da potenziare per dare risposte al disagio sociale e al malessere giovanile indotti dalla crisi economica.

Bertinelli e Tomasi, proprio a causa delle loro forze politiche e sociali di riferimento, non possono nemmeno tentare di fare simili operazioni, le uniche in grado di intercettare una larga maggioranza della popolazione, sempre più restia ad individuare nel voto uno strumento del cambiamento.

La divisione che a livello locale vede contrapposti Bertinelli e Tomasi è in massima parte fittizia (sono le due facce della stessa medaglia) e serve solo a conquistare voti. Ambedue i contendenti sono nei fatti contrapposti ai ceti popolari perché con le loro politiche inducono frammentazione sociale non sulla base degli interessi di classe, ma sulla base di una artificiosa divisione tra destra e sinistra che non corrisponde alla realtà dei fatti.

L’alleanza che fa riferimento a Tomasi non costituisce attualmente alcun pericolo fascista, ma rappresenta solo in parte quelle classi sociali che dettero a suo tempo vita al fascismo con l’aiuto del grande capitale in crisi che, però, in questa fase non ha bisogno del fascismo perché ha nel Pd il più fidato rappresentante a livello politico.

Per tutti questi motivi al prossimo ballottaggio del 25 giugno è necessario rifiutare di schierarsi con una delle due parti non andando a votare oppure votando scheda bianca.

Carlo Dami, Portavoce Cobas

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