pistoia. BENEDIZIONE PASQUALE NELLE SCUOLE

«Quanto sta accadendo nel vecchio continente e nell’intero arco mediorientale, sotto gli occhi di tutti e da parecchi mesi, deve farci riflettere seriamente su quale rotta vogliamo proseguire»
Salvatore Patanè
Salvatore Patanè

PISTOIA. Pubblichiamo un intervento di Salvatore Giuseppe Patanè, Presidente del Consiglio d’Istituto I.C.S. “Raffaello”.

Siamo in quaresima, ed il tema delle benedizioni pasquali nelle scuole pubbliche torna d’attualità. La scorsa settimana ho ricevuto una email da una maestra, con il seguente testo: “Vorrei sollevare la questione delle benedizioni delle scuole. Chiedo al Presidente e a tutti i consiglieri, cosa dobbiamo fare noi insegnanti al riguardo. Grazie dell’attenzione, saluti F.”.

Ed anche in città e dintorni, il dibattito prosegue sottovoce. Quale Presidente del Consiglio d’Istituto, ho ritenuto doveroso dare seguito alla richiesta, condividendo anche la risposta di una insegnante cattolica come me che aggiunge: “…l’amore, l’accoglienza, la condivisione, la solidarietà, e chi più ne ha più ne metta, sono valori assolutamente da considerarsi protocristiani e proto-evangelici”. Valori universali, certamente!

Quanto sta accadendo nel vecchio continente e nell’intero arco mediorientale, sotto gli occhi di tutti e da parecchi mesi, deve farci riflettere seriamente su quale rotta vogliamo proseguire, verso quali orizzonti vogliamo navigare con convinzione, quali politiche scolastiche vogliamo preservare e quali dobbiamo rinnovare nella convinzione che gli eventi così repentini hanno reso superate e pressoché sterili le vigenti disposizioni legislative sul tema dell’inclusione e della cittadinanza; eventi che hanno stravolto gli equilibri politico/sociali di un continente intero e che rischiano di compromettere e scardinare irreversibilmente le nostre memorie storiche, annebbiare le nostre menti e dissipare quel senso di appartenenza che può tradurre le diversità delle giovani generazioni in opportunità.

Senza farsi scudo sul tema religione sì, religione no, pur rispettando la laicità dello Stato, le istituzioni scolastiche e rivolgendomi alla comunità educante, non ritengo di commettere alcun peccato, imprudenza, prevaricazione o discriminazione dare seguito alle benedizioni pasquali nel nostro paese Italia, poiché educare alla curiosità è vita, ed il rispetto per l’altro e per le sue origini è un assunto inalienabile che deve essere reciprocamente condiviso e fondato sempre sull’appartenenza quale memoria storica, antropologica e culturale, tra passato e presente, per il benessere futuro.

«Miei cari,
rispondo volentieri alla presente @ che ripropone un tema assai delicato, tanto che negli ultimi anni ha sollevato un acceso dibattito nella scuola pubblica, e ringrazio la proponente per aver richiamato il C.d.I. che ricordo essere “l’organo collegiale di governo dell’istituzione scolastica che esercita le funzioni di indirizzo politico‐amministrativo”.

Personalmente, ritenevo che in un paese civile la questione sollevata dalla Consigliera F. fosse stata abbondantemente superata poiché ricondotta al buon senso ed alle buone pratiche di conoscenza storica, e soprattutto in attuazione di quella autonomia scolastica di berlingueriana memoria; evidentemente mi sbagliavo, e peggio ancora, risulta assai evidente che le nostre insegnanti sono ancora confinate da un legislatore ottuso o pavido in un limbo normativo che ne alimenta le difficoltà operative soprattutto sulle questioni etiche, religiose e morali.

Ritengo che nel panorama assai complesso della scuola pubblica da tempo si argomenta sui temi delle differenze o delle diversità interpretando spesso a “targhe alterne” improbabili circolari ministeriali,

insostenibili programmi educativi, imprudenti dettami sul tema della cittadinanza che sviliscono le politiche identitarie e quel senso di appartenenza che anziché essere custodito come una risorsa è divenuto un elemento dissacratorio, un tabù.

Il senso dell’appartenenza, per l’appunto: quel Dna che si intende stravolgere con chirurgica lobotomia mediatica, quelle proprietà antropologiche che si intendono appiattire ed estirpare dalle nostre memorie (anche storiche) come accaduto agli indiani d’America, quelle nozioni di comune e civile convivenza che hanno concorso dopo secoli di guerre a consolidare un equilibrio politico, sociale e religioso nel quale le differenze sono state, nel bene o nel male, un elemento primario; e tutto questo, nell’intento – assai letale – di perseguire e consolidare una laicità universale che omologa il pensiero unico.

Sulle differenze nasce la vita, sulle diversità si alimenta il confronto, sull’appartenenza si fa tesoro del passato e ci si orienta per il futuro; si parla tanto di Europa unita, di una comunità che ha tra i valori fondamentali l’accoglienza ed il reciproco confronto, proprio quei valori che sono elemento fondante del cristianesimo e della nostra comunità italica. Religione come rappresentazione spirituale della nostra esistenza, religione come momento di profonda ed autentica riflessione sulla quotidianità, religione come conoscenza dei nostri limiti e delle nostre debolezze nel rapporto con il prossimo; religione come elemento distintivo di una comunità: europea!

Pertanto, (in ossequio alle disposizioni dirigenziali che regolano l’accesso nei locali scolastici) poiché la Pasqua è la festa cristiana, ritengo che ogni plesso possa e debba favorire la benedizione pasquale con coraggio e senza ignavia, con fare delicato e rispettoso delle altrui sensibilità o inclinazioni religiose; senza riserve, senza paure, scevri dall’ignobile novella che racconta di una Chiesa bacchettona, accecata dal potere temporale, guerrafondaia, pedofila o quant’altro, ma illuminati da sapienza e capacità di discernimento. Impedirne l’esercizio, è un atto di debolezza che rischia di consegnare alla storia la fine della nostra sovranità culturale.

Piaccia o no, il Vangelo racconta una straordinaria storia d’amore, un sentimento tanto nobile quanto irrinunciabile per ogni essere vivente».

Un caro saluto e Buona Pasqua, festa della Redenzione.

Salvatore Giuseppe Patanè
Presidente del Consiglio d’Istituto I.C.S. “Raffaello” Pistoia

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