pistoia capitale. MARINO E MIRÒ, L’AMICIZIA TRA DUE GRANDI ARTISTI

 

Lettera di Mirò a Marino
Lettera di Mirò a Marino

PISTOIA. “Tingo e dipingo, dipingo e tingo”. Marino lo sussurrava continuamente lasciando affacciare quella parte di sé più innamorata del colore.

Una grandezza pittorica e scultorea, senza confini, tracciata dall’amore per la vita, fatta di forme, materia e colore.

Come uno specchio riflesso nel tempo, Marino ha attraversato il mondo, ha attratto linguaggi e forme espressive diverse, dal cinema degli anni ’50 al teatro lirico dei primi anni del ventunesimo secolo, ha subito il fascino delle antiche civiltà  e dei grandi amici che hanno segnato e inciso sul suo importante percorso artistico.

Non è un caso che, a distanza di oltre mezzo secolo dall’ultima scrittura, il dialogo tra Marino e Mirò si riaccende proprio nel segno del colore. La Fondazione Marino Marini di Pistoia chiede e ottiene un prestito speciale dalla Fondazione Joan Mirò di Barcellona, nell’anno di Pistoia, capitale della Cultura italiana 2017, per continuare a mantenere vivo il rapporto, l’amicizia che univa l’artista pistoiese e il maestro catalano.

Un’affinità  che trovava terreno fertile nella ricerca pittorica di Marino e che oggi dà  forma al piano di valorizzazione artistica e culturale della figura e della produzione di Marino promossa dalla Fondazione pistoiese.

“L’idea – spiega Ambra Tuci della Fondazione Museo Marino Marini – è quella di affiancare la mostra prevista a Palazzo Fabroni Passioni Visive con un evento parallelo allestito tra le sale Palazzo del Tau incentrata sulle affinità e sulle corrispondenze fra i due artisti”.

La Fondazione ha sottoposto alcune opere di Marino al vaglio dell’istituto spagnolo in modo da consentire l’individuazione dei capolavori di Mirò da affiancare all’evento pistoiese che esporrà alcuni dei dipinti di Marino che ritraggono cavalli, cavalieri e soggetti circensi, realizzati nel trentennio 1950-1980.

“Marino e Mirò erano amici nel colore, si piacevano e si influenzavano – aggiunge Ambra Tuci – ci piacerebbe ritrovare questo legame nella contemporaneità  attraverso l’amore per la pittura nelle diverse accezioni coltivate dagli artisti legate al gioco, alla forma in movimento, al rapporto tra uomo e natura, tema caro a Marino”.

Il progetto di promozione e diffusione dell’opera di Marino nel 2017 passa attraverso anche il recupero e la valorizzazione di materiale inedito legato alla presenza trasversale dell’artista nella produzione cinematografica e teatrale di livello internazionale.

“Stiamo pensando al ruolo artistico che Marino – aggiunge – ha avuto sui set dei kolossal hollywoodiani, pellicole che hanno fatto la storia del cinema internazionale come Sabrina e Indovina chi viene a cena. Entrambi sono ricchi di scene in cui sono presenti opere e riferimenti artistici relativi a Marino”.

Il primo, realizzato nel 1954, è diretto da Billy Wilder con Audrey Hepburn e Humphrey Bogart del 1954, il secondo, diretto da Stanley Kramer nel 1967 è interpretato da Spencer Tracy, Sidney Poitier, Katharine Hepburn.

“Altra opera sulla quale stiamo lavorando – conclude Tuci – è la ricerca di materiale inerente la rappresentazione teatrale che il Comunale di Firenze ospitò nel 2001. Si tratta di “Attila” fra le sculture di Marino Marini”.

Una rilettura in chiave mitico-moderna dell’opera giovanile di Giuseppe Verdi, per la regia di Franco Ripa di Meana, con le scene Edoardo Sanchi e la direzione di Roberto Abbado. Un’opera che annovera figure di spicco anche nel cast come Ferruccio Furlanetto e Dimitra Theodossiou.

[dugo – fondazione marino marini]

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