pistoia. DEGRADO ALLA STAZIONE

Per dovere di cronaca, a fine servizio sono i volontari e gli ospiti che tirano a lucido l’area di sosta, ricambiando alla città l’accoglienza che offre loro
Salvatore Patanè
Salvatore Patanè

PISTOIA. Il Consigliere Comunale Architetto Salvatore Patanè, volontario di “Raggi di Speranza in Stazione”, scrive:

È con dispiacere ed incredulità che apprendo a mezzo stampa, dalle pagine de La Nazione di martedì u.s., che le cause del “caos alla stazione” siano riconducibili ai “pasti serali per i clochard e la mancata messa in sicurezza delle aree ex trafilerie Martinelli”; peggio, che tale affermazione venga pronunciata con sfrontata, leggerezza e con tono perentorio dal funzionario responsabile del deposito rotabili storici per Trenitalia, che dichiara di “vivere quotidianamente quello che avviene nelle aree pertinenti la stazione stessa”, aggiungendo che tutto ciò prosegue “nonostante gli sforzi fatti dal personale per mantenere nella zona un doveroso decoro”.

Tralasciando l’area ex Martinelli che pare essere in sicurezza almeno per le vie d’accesso poiché l’unico varco è rappresentato direttamente dai binari, non posso esimermi dal constatare l’assoluta infondatezza di quanto affermato relativamente alla distribuzione dei pasti serali “davanti al furgoncino delle associazioni”.

Egregio funzionario, nell’informarla che l’associazione (una) ha un nome ed un cognome, ovvero «Raggi di Speranza in Stazione Onlus», mi permetto di farle notare — da Consigliere Comunale – che rilasciare affermazioni di codesto tenore, fondate sul sentito dire e non dalla personale testimonianza che, diversamente, Lei dichiara di avere è inopportuno ed irriguardoso, e non tanto verso l’associazione che lei segnala, ma verso la città, e questo perché in stazione offrono un servizio di volontariato decine di nostri concittadini in modo assai professionale, che con il loro indefesso lavoro di ascolto, servigio e tanta umiltà prestano prima accoglienza a tanti indigenti, qualcuno sì proveniente anche dai comuni limitrofi, ma in condizioni di precaria assistenza socio‐sanitaria.

E a scanso di equivoci, sto parlando di volontariato gratuito, non retribuito, con zero finanziamenti pubblici, portato avanti in qualunque condizione meteo, solleone, pioggia o temporale, in silenzio e sempre nel pieno rispetto della cosa pubblica. Una risorsa per la città, una postazione visibile e forse scomoda dove un pasto caldo è il mezzo, non il fine che è assai più nobile poiché mira al reinserimento dignitoso nella vita civile di persone sfortunate, come già accaduto e reso pubblico più volte. E tutto questo, sotto lo sguardo attento, discreto e professionale delle Forze dell’Ordine e del personale ferroviario che operano sempre con diligenza e sensibilità.

Egregio funzionario, se l’attività svolta procura “caos alla stazione” allora io e tutti coloro che sostengono l’associazione siamo degli sprovveduti, siamo gente poco accorta che concorre ad alimentare il degrado della nostra città, che attira scorribande di gente “pericolosa”, che favorisce una incontrollata distribuzione di cibo, magari illegalmente.

Per la quantità di rifiuti (… e degli escrementi) che lei evidenzia, forse si riferisce in termini assai generali in un’ area assi più vasta, con tanti edifici anche di Enti ferroviari in pessimo stato di conservazione ed inutilizzati; nel dettaglio, quella che troviamo spesso prima di servire nell’area di sosta autorizzata, evidentemente è opera di una comunità disattenta e poco rispettosa del bene comune.

Per dover di cronaca, a fine servizio sono i volontari e gli ospiti che tirano a lucido l’area di sosta, ricambiando alla città l’accoglienza che gli offre.

Egregio funzionario, come cittadino mi pregio di essere socio onorario assieme al dott. Roberto Barontini (Presidente dell’istituto Storico della Resistenza ‐ Sez. Pistoia), che presta instancabilmente assistenza medica ai senzatetto, a Fabrizio Tesi (Titolare della “Vivai Giorgio Tesi Group” e fondatore della “Giorgio Tesi Onlus”) che da anni incoraggia e sostiene l’associazione tanto da averci donato il furgoncino appositamente allestito per la somministrazione del cibo, così come attenta è la Fondazione Caripit, nella persona del suo ex Presidente Prof. Ivano Paci che ha donato un Berlingo utilizzato per il trasporto di vestiario, per l’approvvigionamento alimentare, per trasportare gli ammalati nelle strutture socio/sanitarie e di accoglienza.

La lista è assai lunga, e tutti, per quanto nelle loro umili disponibilità, concorrono a migliorare le condizioni di vita e di civile convivenza; ci dia una mano, abbiamo bisogno anche di Lei.

Egregio funzionario, ricerchi altrove e con coraggio le cause del “caos alla stazione”, ammesso che ci sia davvero, e si chieda perché la stazione, o meglio, tutte le stazioni del mondo sono da secoli un luogo sociale di ritrovo e di scambio, anche culturale. E con manifesta gentilezza e cortesia le chiedo maggiore sensibilità istituzionale perché se non lo avesse ancora capito, stiamo parlando di persone; dia un contributo alle istituzioni con proposte innovative, condivisibili, non sia egoista quando ricorda il 2017 come l’anno zero dove il museo di turno intende fare bella mostra di sé, dia un senso all’anno del Giubileo straordinario della Misericordia.

Non cavalchi strumentalmente l’onda emotiva di un episodio isolato e deprecabile, non giova a nessuno, ancor meno a quei ragazzi malmenati che il sottoscritto ha omaggiato di una visita di cortesia esprimendo loro profondo rammarico e solidarietà, senza entrare nel merito della lite, porgendo loro parole di conforto ed invitandoli a dimenticare in fretta, senza livore o altro risentimento; sono giovani e pieni di speranza, ed hanno tutta una vita davanti.

Egregio Sig. Paolo Dallai, semmai la vita dovesse cambiarle al peggio per un destino cinico e baro, e dovesse perdere il lavoro, la casa e gli affetti, non si disperi: un piatto caldo e parole di conforto le troverà alla stazione. Mi congedo riprendendo una riflessione di Romano Battaglia che conclude: “…è necessario riflettere prima di parlare, ricordando sempre che la nostra vita è fatta soprattutto di parole”. Le auguro una vita serena.

Salvatore Giuseppe Patanè

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