PISTOIA DESTINO CRUDELE

«Ma gente perbene, seria, coscienziosa e professionalmente abile esiste nel nostro territorio?». Forse sì ma non è in grado di influenzare la vita pubblica ostacolata com’è dai poteri forti che non comprendono «che nel baratro che non vedono, cadremo noi ma cadranno anche tutti loro»
Pistoia
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PISTOIA. Fanno riflettere le considerazioni di Fabrizio Geri, espresse nel suo articolo (vedi), tanto più perché concisamente e senza sconti ad alcuno, rigira il dito in una piaga oramai incancrenita e di cui gli attori finiscono quasi per essere vittime loro stessi.

Si dice che a Pistoia comanda il Pd, da oramai sessanta e passa anni. È vero, come è vero che la spartizione che nei periodi di vacche grasse, quello dell’Italia da bere, veniva sistematicamente fatta sul territorio, è terminata per bancarotta dello Stato.

Il Pci aveva il monopolio dei posti e delle carriere negli Enti Pubblici e derivati, dai Comuni alla Provincia, alla Regione, dove si entrava – fatte salve le debite eccezioni – per “concorso”, cioè per “tessera”.

Si pensi alle Breda: qualcuno, dicono, cercò di fare il furbo nelle assunzioni e male gliene incolse. La Dc, attraverso la Caripit ha esercitato un potere di distribuzione totalizzante e rigorosamente marcato e targato nei suoi Presidenti: leggetevi i nomi e mi darete ragione.

In mezzo a questi due colossi, il Pci e la Dc che hanno rappresentato il potere, compare a buon diritto anche la Curia Pistoiese, che, attraverso i suoi don Gargini e Frosini ha favorito, con evidente ritorno, la prima Repubblica Conciliare nata in Italia e i cui “virgulti”, camuffati da uomini di fede e dediti alla cura delle sofferenze altrui, ancora la fanno da padroni.

Questa è la Pistoia di oggi, ancora diretta da una triade che ha nella Fondazione Caripit il suo livello più alto; per il semplice motivo che è l’unica istituzione che può permettersi di distribuire denaro. Si pensi, per brevità, allo scempio del formicaio in costruzione accanto alla Chiesa del Michelucci, in dispregio, secondo il nostro parere, di qualsiasi vincolo dettato dalle Belle Arti (che ci sono ma non si vedono) con il compiacente contributo, non a gratis, di svariati milioni di euro da parte della Fondazione per entrare in possesso di una parte del fabbricato.

Bendati...?
Bendati…?

Le male lingue dicono che l’operazione è servita a salvare un costruttore in difficoltà ed anche se così fosse, con un patrimonio pubblico in pieno degrado, dalle Ville Sbertoli, al Ceppo, al Distretto, alle case comunali di via Tomba etc., si è preferito “eticamente” cementificare invece di recuperare l’esistente.

Se i malanni di Pistoia qui finissero, potremmo anche consolarci dicendo che c’è chi sta peggio di noi. Il Sud dell’Italia, per esempio: un Sud che sta agonizzando, ma che continua a rimpinguare le nostre Procure e i nostri Tribunali di figli suoi, perché noi toscani siamo buoni e accoglienti e la “questione meridionale” l’abbiamo risolta divenendo noi stessi meridionali.

Ecco perché quando sentiamo parlare di mafia e camorra, comprendiamo benissimo che quel problema non riguarda il Meridione, riguarda noi tutti divenuti mafiosi e camorristi: le vicende degli scandali sugli appalti, sulla Sanità e sulla normale conduzione del bene pubblico ci dovrebbero fare comprendere che certe distinzioni territoriali non hanno più ragione di essere. Poiché, poi, non vogliamo passare per dei “provincialotti”, non ci vogliamo neppure negare gli scontri interni alla Magistratura; a Milano come a Milano, a Pistoia come a Pistoia.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma gente perbene, seria, coscienziosa e professionalmente abile esiste nel nostro territorio?

Ebbene, sì, esiste, ma non è in grado di influenzare la vita pubblica vuoi per libera scelta, vuoi perché “non organica” a questo potere politico, e quindi emarginata, consapevolmente o meno, da quella triade che non sta comprendendo che nel baratro che non vedono, cadremo noi ma cadranno anche tutti loro: politici in servizio permanente effettivo, ex-politici trombati che si sgomitano per un po’ di visibilità, preti e monache che esercitano il curiale diritto di tacere, anche quando rappresentano la Curia nelle pubbliche istituzioni, con l’antico “non possumus”.

Piaccia o no, essendo la politica una condizione acefala del corpo che dovrebbe chiamarsi Stato, Nazione, Italia (fate voi), l’unica salvezza è nella Magistratura.

E qui permettetemi di fermarmi. Auguri a tutti noi.

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