PISTOIA DEVASTATA: MOLTI SUI SOCIAL, MA MOLTI MENO IN STRADA

Il disastro in strada
Il disastro in strada

PISTOIA. Sabato pomeriggio vengo a conoscenza, sulla pagina facebook di Bertinelli, dell’esistenza di un numero telefonico cui rivolgersi per dare la propria disponibilità nel ripulire questo macello che è diventata la nostra città a seguito della tempesta di vento. Me lo segno ma non chiamo, ho ancora troppo da fare nel giardino di  casa per spostarmi altrove.

Fine pomeriggio mi telefona Alessio, un amico di Le Querci, che, buon per lui, non ha subito danni. Si parla dello stato disastroso di Pistoia, gli accenno del numero telefonico, lui non ci pensa un secondo e chiama.

Mi ricontatta poco dopo, l’appuntamento per i volontari è per la domenica mattina alle 08.30 presso gli uffici comunali di Sant’Agostino. Le indicazioni sono quelle di portare la pettorina catarifrangente che abbiamo nelle nostre auto, munirsi di guanti e di qualsiasi attrezzo possa essere utile, dal rastrello alla pala, perché le zone da ripulire sono talmente tante che le dotazioni della Protezione Civile non possono essere sufficienti.

Alessio, nonostante abbia lavorato tutta la settimana, nonostante abbia normalmente solo la domenica per stare un po’ con le figlie piccole, nonostante debba rimetterci il pranzo domenicale, è uno di quelli che l’orgoglio di pistoiese ed il senso di appartenenza alla comunità lo sente davvero sulla pelle e si è segnato presente.

Io resto d’accordo con lui che mi chiami verso metà mattina perché prima di allora devo terminare i lavori a casa mia.

La mattina dopo Alessio mi chiama verso le 11.00 dicendomi che, dopo aver ripulito la stazione, assieme ad altri ragazzi si sta avviando verso Via del Villone, uno dei tratti più colpiti dalla tempesta di vento tanto da essere ancora parzialmente chiusa al traffico. Lo raggiungo anche io e mi trovo assieme ad un gruppetto di volenterosi che non raggiunge la decina di unità.

Quell’oretta e mezzo passata a pulire mi ha fatto sorgere qualche considerazione che vorrei condividere.

La prima è quella di un’amarezza senza precedenti per tutto quel che è successo. La devastazione di Via del Villone non è meno impressionante di quella vista in altri punti della città. Il parco della Rana ed il giardino che costeggia il Turchi sono luoghi cari a molti di noi e non esistono più così come eravamo abituati a vederli. Un numero di alberi divelti assolutamente impressionante, un calcolo dei danni da far paura anche solo restando approssimativi.

Nella totale desolazione, l’immagine dell’ormai storica edicola di via del Villone, miracolosamente risparmiata dai danni ed aperta come sempre tra lo sporco, i rami spezzati ed i calcinacci, nonostante la chiusura al traffico della strada abbia limitato al minimo l’attività di vendita di quotidiani e riviste, ha dato una sensazione quasi commovente, un tentativo di normalità che è sembrato un primo raggio di sole dopo la tempesta.

Un volontario della Protezione Civile
Un volontario della Protezione Civile

La seconda considerazione è un pizzico polemica e spero nessuno si senta offeso, dato che non vi è nessuna pretesa di giudicare chicchessia.

Quando ho chiesto quanti fossero presenti all’appello delle 08.30 di mattina, Alessio mi ha risposto una quarantina di persone, un numero importante ma purtroppo assolutamente insufficiente rispetto al necessario. Premesso che non sarà certo quell’oretta e mezzo di volontariato a rendermi migliore di altri, qualche domanda sorge comunque spontanea.

Possibile che in una città dove da giorni, sui social, si piange la ferità alla città, così pochi si siano messi in gioco? Possibile che, dopo aver letto decine di polemiche sulla gestione dei soccorsi, così pochi abbiano voluto sporcarsi le mani? Che senso hanno quel logo di “Forza Pistoia” e quel “rialziamoci” che girano come mantra su facebook se poi la domenica mattina non si scende in strada? Era così peregrino sperare che quei ragazzi che sono a casa da giorni per la chiusura delle scuole scendessero in strada, almeno quelli maggiorenni?

Mi sia permesso continuare. Nei novanta minuti ne vedo di tutti i tipi. Passanti al passeggio che ti incitano a pulire con un bel “forza!”, ma non si fermano ad aiutare. Persone che intralciano perché stanno raccogliendo quelle forme di pino così carine che devono essere assolutamente portate a casa. Persone che si lamentano con noi dei disservizi accusati nella propria casa, senza probabilmente rendersi conto del mezzo disastro in mezzo al quale stanno passeggiando. Qualcuno addirittura arriva con la vettura fino alle transenne che delimitano l’area di divieto di transito per chiederci se almeno lui lo fanno passare, non si sa bene per quale motivo.

Insomma, non un gran bel vedere. Un qualcosa di molto lontano da quello spirito da città ferita che si legge sui vari social. Un po’ triste, ecco.

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