pistoia. DOPO LA RIFORMA

lavoratori-filippelliPISTOIA. Pubblichiamo la lettera di un nostro lettore.

Questo referendum rischia di catalizzare l’attenzione sulla prossima scadenza, sicuramente importante… cartina di tornasole sulla partecipazione popolare, allontanando la luce dal buio di certi angoli dove si deposita lo sporco.

Questa polvere sedimentata negli anni che rischia di creare un velo e una patina alle finestre sul nostro splendido territorio. La polvere delle buone intenzioni, delle diagnosi acute, dei privilegi che si perpetuano, della privazione di un lavoro (12,6% ), di una classe politica che prima di Renzi non ha fatto niente per cambiare vedi (D’Alema ecc.) e che ora ipocritamente si fa paladina della Costituzione.

Molti in questa situazione, si sentono cittadini di serie b, cioè la partecipazione attiva alla società è condizionata da un diritto sancito dalla Costituzione, che ormai è solo formale, il diritto ad un lavoro dignitoso che promuova la personalità e dia la possibilità di difendere questa Democrazia parlamentare.

Ma di quale libertà possiamo parlare se l’art. 1 è rimasto solo, indifeso, assediato dalle politiche di questi ultimi anni, nel cosiddetto capitalismo flessibile corrodendo la vita delle persone e rompendo i legami sociali? Stiamo assistendo ad una frammentazione generale, che non trova dei riferimenti precisi per organizzarsi contro un nemico invisibile.

(Mercato) Prendo da una antologia dei discorsi del leader socialdemocratico, Olof Palme, delle parole che scritte negli anni 80, suonano già profetiche, cmq lungimiranti: “La crisi economica ha scatenato nel mondo forti correnti reazionarie. Le forze conservatrici si sono trovate con il vento in poppa. Non dobbiamo cedere nell’errore di credere che queste idee siano delle specie esotiche, che non hanno niente a che fare con noi, cittadini della democratica e sicura Svezia.

Una scena del film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra
Una scena del film “La vita è meravigliosa” di Frank Capra

L’armamentario ideologico che ora si diffonde in giro per il mondo potrebbe, in una fase successiva, condizionare pesantemente, per effetto di politiche concrete, la vita quotidiana delle persone, come è già accaduto ad esempio in Gran Bretagna e negli Usa. Nel corso di una recente conferenza, Hayek (economista pensatore della scuola monetarista) ha spiegato che l’economia di mercato si fonda sulla repressione di determinati istinti costitutivi degli esseri umani: la fraternità, la solidarietà e l’empatia, che vanno sostituiti da regole astratte a difesa della proprietà privata, del diritto di negoziare e della libera concorrenza; diversamente l’economia di mercato non funziona” (Tra utopia e realtà-Olof Palme) .

Pensiamo ad oggi come il neoliberismo stia condizionando la vita quotidiana, bruciando posti di lavoro, delocalizzando manodopera a basso prezzo, attaccando quei diritti acquisiti dopo anni di conflittualità sociale. Se molti giovani sono costretti ad andarsene, dopo gli studi, o lavorare nei call center o portare le pizze, se continuano a starsene in casa con i genitori, se ci sono briciole di contratti lavorativi che permettono di sopravvivere, se adulti quarantenni sono fuori dal “mercato del lavoro” se continua un esodo massiccio di immigrati nelle nostre città che non garantiscono una vita dignitosa sia per l’autoctono sia per lo straniero, pensiamo che un si e un no cambiano la situazione?

Bisogna che i rappresentanti politici, di qualunque orientamento lavorino per cambiare questa economia che uccide in silenzio creando povertà e competizione, corrodendo la sororità fra le persone per il mero profitto. La Costituzione va attuata, non cambiata, i suoi principi sono validi, possono avere qualche modifica ma non come proposto nella riforma Boschi-Renzi. Ecco perchè è importante questo periodo che ci separa dall’appuntamento elettorale, per tornare ad attivarsi verso le questioni della nostra Democrazia, sicuramente leggere o rileggere la Costituzione o almeno i primi articoli come ringhiera da un vuoto di politica riempito solo dal mito del Mercato dove l’uomo si sente oppresso, depresso e represso per tornare a desiderare una politica a misura d’uomo.

 Massimiliano Filippelli

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