pistoia. ERA PROPRIO NECESSARIO DISTRUGGERE IL CEPPO?

Il vecchio ospedale del Ceppo

PISTOIA. Capita di percorrere le caratteristiche strade della Pistoia vecchia e ricondurre il pensiero a ciò che anche noi eravamo e a ciò che era Pistoia.

È fuori dubbio che la soppressione dell’Ospedale del Ceppo abbia necrotizzato tutta l’area che da via Filippo Pacini si estende verso San Bartolomeo, piazza San Lorenzo e vie limitrofe.

Ci domandiamo perché una struttura sanitaria efficiente sia stata decapitata per costruire un “cesso” di para-ospedale, altrimenti chiamato “gommone San Jacopo”.

La domanda e la risposta la darà chi legge: l’unica cosa incontrovertibile è che tutta l’area è desertificata, le attività commerciali sempre più in difficoltà, le previsioni future non certo ottimistiche.

Corre voce – ma si potrà sapere cosa è in vendita e cosa non lo è? – che anche il convento di Santa Maria delle Grazie, in via della Crocetta, potrebbe presto diventare un appetitoso piattino per i seguaci di Rossi-Saccardi in virtù della famelica ossessione che muove questi barboni di ex cattocomunisti venduti al dio denaro e al profitto con soldi altrui. Tutto lecito e consequenziale allo sperimentato assioma dei compagni, secondo i quali, quello che è tuo è anche mio e quello che è mio è mio.

Nel Convento di Santa Maria delle Grazie vivevano e operavano “le monachine” Ancelle del Signore: chi non ricorda suor Ancilla o suor Battistina?

Durante tutta la loro giornata, passando da una porticina che dal convento immetteva nell’ospedale, svolgevano la loro opera gratuitamente e controllavano il buon funzionamento del nosocomio.

La piazza del Ceppo nel 1657

Erano quasi tutte infermiere provette, controllavano la biancheria ed erano le responsabili delle cucine di reparto. Se qualcuno voleva rubare, doveva essere più furbo di loro, cosa quasi impossibile. E se qualcuno rubava, e qualcuno c’era, il talvolta comprensibile bisogno cozzava, prima o poi, con la vigile, discreta ma puntuale sorveglianza delle monache.

Furono richiamate, le poche rimaste, alla Casa Madre di Brescia e i topi ballarono: lo stesso Presidente dell’Ospedale, un galantuomo comunista di nome Banfi, non riuscì a trattenerle.

Adesso si vocifera che l’Asl 3, divenuta Area Vasta Centro, voglia vendere questo fabbricato nel quale, solo su un piano, viene svolta l’attività di extra moenia. Nel loro gergo di pirati “il tutto” si chiama “dismettere”.

Perché questo carrozzone a guida Rossi-Saccardi, becchini e allo stesso tempo sfruttatori del bene pubblico, hanno necessità di monetizzare le scellerate scelte compiute del quale “il gommone San Jacopo” è un fulgido esempio.

Devono pagare agli amici e agli amici degli amici quasi venti milioni di euro l’anno (moltiplicati per i quattro ospedali “nuovi” di Prato, Lucca, Massa e Pistoia) di solo affitto-manutenzione e hanno bisogno di soldi.

L’ospedale San Jacopo a Pistoia

A differenza della nascita del Ceppo, frutto di encomiabili lasciti e di sagace amministrazione, cioè con soldi “offerti” alla città, o dell’Ospedale L. Pacini in San Marcello, anch’esso frutto di un lascito caritatevole così come le ville Sbertoli, del dottor Sbertoli che le volle a sue spese, questi “onesti” amministratori, tutti con la stessa etichetta Pd sulla groppa, stanno distruggendo quel tessuto di storia e di umanità che non è certamente nelle loro corde di internazionalisti ex proletari.

Loro sono per l’internazionalismo proletario, che sopravvive ancora in Cina (in maniera furba e benaccetta da questa povera Europa) o in Corea del Nord, dove un pazzo comunista sta mettendo a rischio l’intera area; ma di questi problemi non si deve parlare perché business is business e anche perché dire che il comunismo è stata la più criminale e orrenda lebbra politica del Novecento e oltre non fa piacere ai compagnucci della parrocchietta.

Dall’internazionalismo proletario, distrutto dalla storia, i nostri conducator ci stanno trascinando nel mondialismo, nella globalizzazione e nella concentrazione di potere che si delocalizza e circuita attraverso la Regione e la sua appendice socio-sanitaria, l’Area Vasta.

Insomma, il vecchio Ceppo sapientemente ristrutturato con la possibilità di poter fruire del fabbricato delle “monachine”, e alla bisogna anche del Convento dei Frati Cappuccini, sarebbe costato quanto ci sta annualmente costando il “gommone San Jacopo”, e cioè venti milioni di euro l’anno per venti anni?

I nuovi salvatori: Rossi e la Saccardi

Dunque se affermiamo che dietro questa operazione si celano interessi criminali a targa Pd perpetrati a danno e “nelle” tasche del cittadino, diciamo qualcosa di sconveniente?

Perciò, se vi invitiamo a togliere di torno con il voto questa schiuma maleodorante, incorriamo nel reato di lesa maestà? Fra qualche mese potremmo contribuire a portare un po’ di aria nuova nella nostra provincia…

Presto in Pistoia e in altri Comuni si andrà al rinnovo dei Consigli Comunali: “Se non ora quando?”.

Traduzione: vogliamo levarci dai cabbasisi questi cattocomunisti incapaci e solidali solo con il loro portafoglio?

[Felice De Matteis]

Leggi anche: http://www.linealibera.info/santita-cgil-dopo-i-letti-barella-potrebbero-proporci-i-letti-a-castello/

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento