pistoia. “GIORNATA DEL FUNARO PER IL TEATRO”

Dopo la presentazione dell’Inventario dell’Archivio Teatrale di Andres Neumann, andrà in scena una rappresentazione della “Casa degli spiriti” con il teatro arabo-ebraico di Jaffa, dedicata alla giornalista Rita Sala recentemente scomparsa
Neumann con Pina Bausch all’Opera di Roma nel 1987
Neumann con Pina Bausch all’Opera di Roma nel 1987

PISTOIA. Sabato 7 maggio, al Funaro di Pistoia, alle 17 si terrà la presentazione dell’Inventario dell’Archivio Teatrale di Andres Neumann​, pubblicazione​ che rende finalmente accessibile al pubblico ​circa​ 70.000 documenti riguardanti un periodo di mezzo secolo della Storia del Teatro e l’attività di artisti quali ​Tadeusz Kantor, Peter Brook, Bob Wilson, Bread and Puppet, The Living Theatre, Meredith Monk, Pina Bausch, Dario Fo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassmann, Enrique Vargas e molti altri (materiale in allegato).

Alle 20:30, va in scena al Funaro di Pistoia “La casa degli spiriti”, di Afrodita Compagnia Teatro Mobile con Teatro Arabo-Ebraico di Jaffa, dal romanzo di Isabel Allende, con la regia di Claudia Della Seta e Glenda Sevald, l’adattamento teatrale di Claudia Della Seta e Nili Agassi, la drammaturgia di Dani Horowitz, le scenografie di Uri Onn, i costumi di Federico Polucci, il disegno luci Giovanni Pirandello, l’assistenza alle regia di Paola Capussotto e con un cast di attori italiani, israeliani e palestinesi composto da Mira Awad – star della canzone araba in Israele e in Europa, dai molti progetti anche con Noah – Barbara Porta, ​Daniela Giovanetti, Sofia Diaz, Matteo Febo, Sebastiano Filocamo, Federica Flavoni, Riccardo Floris, Maurizia Grossi, Erez Kahanna, Lydia Giordano, Emanuela Mascherini, Adriano Saleri, Merav Sheffer, Tamara Stiel, Amir Yerushalmi, Stefano Viali.

Lo spettacolo è oggi dedicato a Rita Sala, giornalista recentemente scomparsa.

La storia di questo spettacolo costituisce lo spettacolo stesso e parte da molto lontano ed ora, come nel 2000, anno in cui è stato creato, è una dichiarazione di pace basata su tre ingredienti: il teatro, il cibo e “il femminile”.

Una scena della “Casa degli spiriti”
Una scena della “Casa degli spiriti”

La residenza artistica al Funaro, premessa per il suo riallestimento, è stata voluta anche per raccontare all’Italia dell’esistenza del Teatro Arabo-Ebraico di Jaffa che, dal 1998, rappresenta a Tel Aviv, la possibilità di condividere uno spazio creativo e culturale per due popolazioni che fuori continuano una guerra sanguinosa e apparentemente senza fine. Convivono al suo interno due compagnie, una araba e una israeliana, si recita nelle due lingue e vengono portati avanti progetti collettivi e individuali: un’esperienza unica in Israele, sia in termini estetici che di coinvolgimento sociale.

“La Casa degli Spiriti” fu messo in prova a Tel Aviv, presso il Kibbutzim College of Education nel periodo della speranza di pace, appena dopo gli accordi di Oslo e sei anni dopo l’assassinio di Rabin. Allora non poté andare in scena perché scoppiò la seconda Intifada, gli attacchi Kamikaze erano continui e i giovanissimi protagonisti dello spettacolo, per la maggior parte studenti di teatro, venivano richiamati alle armi.

Le prove vennero portate a termine solo grazie alla determinazione delle due registe, una uruguayana e una italiana, che avevano scelto un testo sudamericano perché da immigrate in Israele desideravano condividere col pubblico locale la cultura latina da cui provenivano.

Il debutto avvenne solo l’11 settembre del 2003, al Festival Enzimi di Roma, per commemorare l’anniversario di Ground Zero e il Golpe Cileno. I protagonisti israeliani, ebrei e arabi, si unirono agli attori italiani a Roma per formare un cast che è oggi lo stesso di allora se si esclude la presenza di Alba Rohrwacher: all’epoca era una giovane attrice, alla sua prima esperienza teatrale professionale e contribuì allo spettacolo anche con la canzone “Ahia cum Balenamo”, creata da lei e sua sorella Alice, da bambine. “La casa degli spiriti” fu un enorme successo di pubblico e fu riproposto per quattro anni a Roma e presentato al Festival di Akko in Israele.

Oggi le speranze di pace in Medio Oriente sono soltanto un ricordo e riproporre il progetto è un nuovo tentativo di superare collettivamente il trauma di un popolo spaccato in due: una dichiarazione di intenti, oggi più di allora, a breve distanza dall’ultima guerra a Gaza, l’esplosione di Daesh e la decapitazione in diretta di James Foley, del 2014.

Isabelle Allende
Isabelle Allende

Qui il teatro è inteso come “ponte”, strumento universale nato dagli uomini per parlare a tutti gli uomini. Ad esso si unisce con la stessa fisionomia di “anello di congiunzione” il cibo. Durante lo spettacolo, Alba, una delle protagoniste del testo di Isabel Allende, lo usa per ricostruire il rapporto con suo nonno ma allo stesso tempo lo offre agli spettatori per ringraziarli della loro presenza in veste di testimoni. Il cibo è un elemento per superare la sofferenza, per celebrare la vita, sia per chi lo cucina che per chi lo riceve.

Il nome stesso della compagnia teatrale è una citazione del libro “Aphrodita”, sempre della Allende: ricette e racconti per ricordare attraverso la memoria dei sensi. Il “femminile” è il terzo ed ultimo elemento che pone l’accento sull’accoglienza e la possibilità di interrompere uno scontro aperto. Un tema caro a Afrodita Compagnia che da tempo si concentra su un’immagine di donna fuori dagli stereotipi. In questo senso “La casa degli spiriti” è una celebrazione della capacità di rinascere, della resilienza che spesso caratterizza le donne.

Lo spettacolo è in italiano e ha una durata di tre ore e mezzo. Durante le due pause gli spettatori condividono il cibo preparato in scena durante lo spettacolo.

[sirianni – il funaro]

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