pistoia. IL PITTORE ANARCHICO

filippelliPISTOIA. Un lettore ci scrive:

«Ho cominciato ad essere un po’ diffidente ma forse perchè la vita in questi ultimi anni si è rattrappita notevolmente, come se le antenne fragili di una lumaca siano state toccate numerose volte e intenzionalmente per riportare il mollusco dentro il guscio.

Così vedo in giro molti gusci che si muovono con paura e circospezione, attenti nel perlustrare le zone dove girano, timorosi di essere schiacciati da qualche piede insolente. Com’è cambiata la società in questi ultimi anni, un sovvertimento graduale subdolo, continuo e impercettibile, uno scivolare verso una direzione che allontana da un centro ormai solo ideale. Ognuno dentro un suo carapace apparentemente invulnerabile agli stimoli esterni, dove la legge del massimo utile ha condizionato ogni slancio donchisciottesco. Tutto reso uniforme al mero tornaconto personale.

Una sorta di coltre che ammorba le coscienze che si è creata nelle nostre vite, ma che negli spiriti più vigilanti rimane oppressiva, viene avvertita come artificiale, effetto di un potere invisibile, dolce ma feroce perché onnipervasivo di ogni piccolo spazio di autonomia. Siamo dentro una arena costituita da una lotta quotidiana per la sopravvivenza, una metafora non solo letterale, in cui gli spazi creativi sono ridotti dalla costante preoccupazione economica; basta accendere un televisore, megafono del sistema imperante, per essere invasi dalle notizie bancarie e della crescita infinita.

Così mi sono deciso ad usare i colori come re-esistenza all’oppressione che soffro nella continua frustrazione dalle illusioni di una società di individui in competizione dove gli spazi comunitari rischiano sempre di più di essere confiscati dal mercato.

La mercificazione di ogni espressione umana è la deriva davvero nichilistica di oggi! Qualsiasi gesto anche quello che manifesta una ingenuità rimasta intatta viene calcolato e giudicato come un inciampo, una caduta di stile rispetto alla presunta forza che bisogna ostentare. Questa società imbarbarita da tutti questi anni di banalizzazione televisiva, da modelli di seduzione della ricchezza, della facile scorciatoia, del consumo come modus vivendi, ha reso arduo l’annuncio di una prospettiva diversa.

Così mi sono deciso per colorare tele, fare volti che esprimessero una espressione lontana, autorevole, un’arte antica dove era importante la cultura umanistica, la prossimità dell’altro per divenire pienamente umano. Non trovando per strada accoglienza ma diaframmi virtuali, sguardi attenti ma occhi spenti e schiavi delle immagini di piccoli gingilli in mano, ho cercato nei ritratti dei grandi pittori l’espressione e l’anima dei personaggi.

Ridotti ad essere eremiti di massa che in città si uniscono per qualche passeggiata, nella consapevolezza di una folla di solitudini attirate dalle vetrine, vedo gli spazi comuni invasi dalla pubblicità, dalla vendita, per ridurre l’uomo come cliente e/o utente dove nell’acquisto si sente vivo e riconosciuto. Abbiamo separato il pensiero dalla vita, noi occidentali, il cogito ergo sum, è stato il nostro letto di procuste dove spezzare le gambe di ogni piccola follia catartica, dove la ragione è armonizzata al sentimento, dove le nostre professioni di fede la domenica diventano e s’incarnano durante la settimana. Ascoltiamo Platone o Gesù? Così mi sono deciso ad usare piccoli pennelli induriti, sporchi, appena lavati, fogli di carta, pastelli color sanguigna per dare carne ai volti troppo smunti e sbiaditi del mio pensiero. Mettere le mani nella materia, come le mani dell’arcaico contadino che usava la vanga dentro la zolla indurita; siamo zolle di città che si credono importanti per un po’ di cultura sedimentata.

Ho una grande considerazione per l’arte povera, per le espressioni che vengono dal basso, che siano autodidatte, che siano un tenace sforzo di elevazione dalla propria condizione di partenza, in cui la pittura o il verso poetico non è solo domenicale ma investe la vita intera della persona.

Sono attratto da artisti come Lorenzo Viani e Georges Rouault in cui c’è l’attenzione agli ultimi. Sono un pittore anticonformista e resistente, in cui non accetto questo quieto vivere borghese lontano dalla realtà della vita».

Massimiliano Filippelli

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