«PISTOIA? LA ROCCAFORTE DEL CONSERVATORISMO CHE NON CEDE»

Analisi impietosa ma realistica di una Giunta-Bertinelli che non intende discutere sul proprio potere. «Ora vogliamo il rinnovamento anche a Pistoia»
Samuele Bertinelli e Daniela Belliti
Samuele Bertinelli e Daniela Belliti

PISTOIA. La vittoria del Pd nel nostro territorio provinciale è il risultato, oltre che dell’azione di Matteo Renzi, di quella di un partito capace di mostrare forti segnali di rinnovamento.

Il rinnovamento si è visto ad Agliana, con un sindaco giovane e capace e un consiglio quasi integralmente aggiornato; si è visto a Montale e a Cutigliano, dove a sindaci di esperienza si sono affiancati giovani di qualità e di talento; e si è visto anche là dove abbiamo avuto riconferme, come a Monsummano, dove un’amministrazione uscente ha trovato conferma nell’elettorato grazie al buon lavoro svolto – si pensi a tutti i fondi europei che l’amministrazione Vanni è riuscita a ottenere e utilizzare per la città – e al coraggio con cui il sindaco ha voluto accogliere nella sua squadra forze fresche, capaci di intercettare il bisogno di cambiamento dell’elettorato.

Lo spirito di unità e collaborazione, unito ad una ferma volontà riformista, ha dato i suoi frutti ovunque.

In questo quadro di rinnovamento e di ricerca dell’unità, emerge però ancora più vistosamente l’anomala posizione della città di Pistoia: dove una parte amministra sia partito che governo, mentre l’altra resta esclusa da qualsiasi confronto di idee; dove il dibattito non c’è (e quando c’è viene biasimato); dove il primo cittadino definisce in pubblico i renziani “cagnolini fideisti”; dove sulla Breda si continua a portare avanti l’idea fallimentare della proprietà pubblica, mentre sarebbe da chiedere la sua alienazione a privati facendo rimanere la produzione a Pistoia; dove si sono aumentate le tasse, mentre andrebbero abbassate; dove si è iniziato ad avere una posizione sul vivaismo che condivide il ragionamento basato solo su sentiti dire di alcuni comitati, per cui vivaismo=inquinamento, mentre il vivaismo è la nostra grande risorsa economica e Pistoia deve restare capitale del vivaismo in Europa; dove nessuno parla di città metropolitana, mentre Pistoia dovrebbe unirsi a Firenze e Prato per il suo rilancio.

Ma voglio dire di più. Preoccupa la situazione di un personale amministrativo sempre più disorganizzato e demoralizzato se non addirittura a volte vessato; preoccupano partite complesse come il campo nomadi e la differenziata, aperte, ma che non si chiudono (e vorremmo capire perché); preoccupa un bilancio in enorme sofferenza, chiuso con un debito di 2,3 milioni nonostante l’enorme aumento di tasse e con la scusa che era propria di Berti dei mancati trasferimenti statali; preoccupa un consiglio comunale praticamente annullato da un accentramento di poteri senza precedenti nella giunta e soprattutto nel Sindaco.

Il Pd ha svolto un buon lavoro in pressoché tutti i comuni della provincia. Ora vogliamo il rinnovamento anche a Pistoia.

[*] – Membro dell’Assemblea Nazionale del Pd, ospite

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One thought on “«PISTOIA? LA ROCCAFORTE DEL CONSERVATORISMO CHE NON CEDE»

  1. È impressionante la capacità del signor Bartoli di principiare una riflessione in maniera apparentemente intelligente per poi riuscire a smentirsi ogni volta. Complimenti, non mi delude mai!

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